Vorrei che tu fossi felice… – Angelo Maria Ripellino

Robert Doisneau, Petites filles dans le train, 1945

28.

Vorrei che tu fossi felice, cipollina, vorrei
che tu non conoscessi il cane nero della sventura,
quando sarai uscito dal blu dell’infanzia.
Vorrei che tu non debba portare bazooka,
che tu non debba tremare nel folto di un bombardamento,
che tu non debba pagare per le mie colpe
né vergognarti di me, del mio cicaleggio
e dei miei vani versi e della mia professura.
Vorrei che tu non fossi mai gramo o malato
o maldestro come Scardanelli,
vorrei vivere nella tua voce, nei tuoi gesti, nei tuoi occhi,
anche quando mi avrai dimenticato.

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

«Su questo magico violino verde» – Angelo Maria Ripellino

Margaret Bourke-White, Hands Playing Violin and Cello, 1930s

Margaret Bourke-White, Hands Playing Violin and Cello, 1930s

 

51.

Su questo magico violino verde
vorrei ancora sonare, se le mani
non brancolassero.
Quanti propositi vani,
che sicumera farnètica e buffa
e che sussulti di passero.
Indosserò tuttavia il vecchio frac,
che sa di muffa, chiamerò la mia claque,
perché coi suoi applausi nasconda
le stecche e le stonature.
O vita confusionale,
o barcollante baraonda
di piatti e alloppiati fantasmi,
di angeli falsi, o imposture
da Puvis de Chavannes.

Ma voi, claquers, ditemi immantinente
se resterà almeno un filo
dei miei concerti o se, tranne
la spuma dei vostri entusiasmi,
di fatto non c’era niente.
Sonerò ancora lo splendido violino verde,
finché le mani ce la faranno.
Sento però che la mia destrezza si perde
e crescono il disinganno e l’affanno.
Ma voi, claquers, assicuratemi
che di me durerà almeno un rigo,
che delle mie sconsolate sonate
qualcosa resterà vivo.

Angelo Maria Ripellino

da “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976

È tanto che non ti scrivo… – Angelo Maria Ripellino

Brett Weston, Washington Square, 1945

Brett Weston, Washington Square, 1945

 

67.

È tanto che non ti scrivo. Non ho tue notizie. Ma sempre
spero che un giorno tu possa tornare
nella città che hai cantato.
Come stupide navi si dissolvono gli anni.
Io recito al Wolker. Sono serena. Il passato
lo tengo lontano, sui margini, come un intruso.
C’è solo un filo di ignobile malinconia,
che trapela talvolta di sotto una porta,
ma io riesco a tagliarlo, fingendomi ottusa
e decrepita come una mummia di Strindberg.
La primavera ha inondato di bionde forsythie
la piccola casa in cui vivo, in cui studio le parti.
Com’è duro parlarsi a distanza,
quando l’armadio del cuore
vorrebbe aprirsi in un fiotto di chiacchiere.
Eppure vedrai, se verrai: dopo secoli
non avremo che dirci, vi sarà solo un attònito,
goffo, appallottolato, bruciante silenzio.

Angelo Maria Ripellino

da “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976

«Dove ci incontreremo dopo la morte?» – Angelo Maria Ripellino

Dipinto di Hamish Blakely

Dipinto di Hamish Blakely

 

35.

Dove ci incontreremo dopo la morte?
Dove andremo a passeggio?
E il nostro consueto giretto serale?
E i rammarichi per i capricci dei figli?
Dove trovarti, quando avrò desiderio di te, dei tuoi occhi smeraldi,
quando avrò bisogno delle tue parole?
Dio esige l’impossibile,
Dio ci obbliga a morire.
E che sarà di tutto questo garbuglio di affetto,
di questo furore? Sin d’ora promettimi
di cercarmi nello sterminato paesaggio di sterro e di cenere,
sui legni carichi di mercanzie sepolcrali,
in quel teatro spilorcio, in quel vòrtice
e magma di larve ahimè tutte uguali,
fra quei lugubri volti. Saprai riconoscermi?

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

«Pian piano anche tu ti sfilerai dalla stretta» – Angelo Maria Ripellino

Foto di Josef Ehm

Foto di Josef Ehm

50.

Pian piano anche tu ti sfilerai dalla stretta
cruna della rivolta,
per diventare un vecchietto benpensante che sgretola
croste di massime ottuse, la stolta
avena del fastidioso Buon Senso.
Pian piano diverrai anche tu un oggidiano,
un arcisapiente melenso,
che fruga perdute felicità fra i detriti,
getterai gli spallacci dorati dell’arroganza,
tutte le obese spoglie dei miti,
sarai buffo sul làstrico verde,
sarai raggricchiato, minuscolo, nano
nella luce palustre della tua notte che avanza,
avrai tanto freddo, come Varsavia a novembre.

Angelo Maria Ripellino

da “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976

«Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo.» – Angelo Maria Ripellino

Rupert Vandervell, Man on Earth

Rupert Vandervell, Man on Earth

 

2.

Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo.
Devi associarti a una consorteria
di violinisti guerci, di furbi larifari,
di nani del Veronese, di aiuole militari,
di impiegati al catasto, di accòliti della Schickería.
E ballare con loro il verde allegro dello sfacelo,
le gighe del marciume inorpellato,
inchinarti dinanzi ai feticci della camorra,
come Abramo dinanzi al volere del cielo.
Guai a chi sulla terra è sprovvisto di santi,
guai a chi resta solo come un re disperato
fra neri ceffi di lupi digrignanti.

Angelo Maria Ripellino

da “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976

«La volpe medica le sue ferite» – Angelo Maria Ripellino

Foto di Josef Sudek

Foto di Josef Sudek

 

9.

La volpe medica le sue ferite
con lacrime di làrice. E poi fugge.
Ma tu sei rimasto inchiodato dopo il Diluvio,
con occhi e ciuffo di gufo.
Tu pensi sempre al vistoso gilè di Majakovskij,
come a un attrezzo che possa proteggerti,
come allo strabico farsetto di una sequoia,
anche se fu un malfído talismano.
Qualcosa resiste oltre la brama del suicidio,
oltre la quotidiana sfiducia, − e la vita balbetta,
anche quando vien meno la voglia di vivere,
e i gesti diventano pigri e vischiosi,
ciò che suol dirsi: non posso inghiottire.
Eppure temo che tutto sia vano:
non finirà mai la violenza
sugli altri e su se stessi.

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969