«Di che è mancanza questa mancanza» – Mario Luzi

Mimmo Jodice, Attesa, 1999

 

Di che è mancanza questa mancanza,
                                                      cuore,
che a un tratto ne sei pieno?
di che? Rotta la diga
t’inonda e ti sommerge
la piena della tua indigenza…
                                       Viene,
forse viene,
                    da oltre te
                                  un richiamo
che ora perché agonizzi non ascolti.
Ma c’è, ne custodisce forza e canto
la musica perpetua… ritornerà.
                       Sii calmo.

Mario Luzi

da “Sotto specie umana”, Garzanti, 1999

Mario Luzi, Sotto specie umana, “Collezione di poesia” Garzanti, 1999
Poesie ultime e ritrovate: Mario Luzi 1994-2005, Garzanti, 2014 (Formato Kindle)
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«Rimani dove sei, ti prego» – Mario Luzi

Leonid Osipovich Pasternak, Portrait of E. Levina, 1916

Leonid Osipovich Pasternak, Portrait of E. Levina, 1916

 

Rimani dove sei, ti prego,
                        così come ti vedo.
Non ritirarti da quella tua immagine,
non involarti ai fermi
lineamenti che ti ho dato
io, solo per obbedienza.
Non lasciare deserti i miei giardini
d’azzurro, di turchese,
            d’oro, di variopinte lacche
dove ti sei insediata
                                   e offerta alla pittura
                                   e all’adorazione,
non farne una derelitta plaga,
              primavera da cui manchi,
mancando così l’anima,
il fuoco, lo spirito del mondo.
Non fare che la mia opera
ricada su se medesima,
                                   diventi vaniloquio, colpa.

Mario Luzi

da “Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini”, Garzanti, 1994

Mario Luzi, Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, Garzanti

Non so come – Mario Luzi

Emil Otto Hoppé, Seated Woman in Profile, 1928

Emil Otto Hoppé, Seated Woman in Profile, 1928

 

Nella nebbia di quella che tu fosti
dentro cieli improvvisi alta, friabile,
coronata di piogge, unta di lacrime,
risonante di echi, non so come…

Nel chiarore di quella che sei oggi,
o equanime, o discosta, non so come
le passioni desistono, precipita
il vento della mia vita in un turbine.

Mario Luzi

1941

da “Un brindisi”, Sansoni, Firenze, 1946

Mario Luzi, Poesie, “I grandi libri” Garzanti
Mario Luzi, L’opera poetica, “I Meridiani” Mondadori
Mario Luzi, Un brindisi, Sansoni

(se musica è la donna amata) – Mario Luzi

Claude Monet, Camille Monet in Japanese Costume, 1876, Museum of Fine Arts, Boston (dettaglio)

 

Ma tu continua e perditi, mia vita,
per le rosse città dei cani afosi
convessi sopra i fiumi arsi dal vento.
Le danzatrici scuotono l’oriente
appassionato, effondono i metalli
del sole le veementi baiadere.
Un passero profondo si dispiuma
sul golfo ov’io sognai la Georgia:
dal mare (una viola trafelata
nella memoria bianca di vestigia)
un vento desolato s’appoggiava
ai tuoi vetri con una piuma grigia

e se volevi accoglierlo una bruna
solitudine offesa la tua mano
premeva nei suoi limbi odorosi
d’inattuate rose di lontano.

Mario Luzi

da “Avvento notturno”, Vallecchi, Firenze, 1940

Mario Luzi, Avvento notturno, Vallecchi, 1940

«Lasciami, non trattenermi» – Mario Luzi

Mario Giacomelli, San Titre, Spoon River, 1971-1973

Mario Giacomelli, San Titre, Spoon River, 1971-1973

 

Lasciami, non trattenermi
nella tua memoria
era scritto nel testamento
ed era un golfo
di beatitudine nel nulla
                     o un paradiso
di luce e vita aperta
senza croce di esistenza
che sorgeva dalle carte
ammuffite nello scrigno.
E lei non ne fu offesa,
le nascevano, né sentì prima rimorso
e poi letizia, impensate latitudini
nelle profondità del desiderio,
ecco, la trascinava
una celestiale oltremisura
fuori di quella ministoria, oh grazia.
Si scioglievano
l’uno dall’altro i due
e ogni altro compresente,
si perdevano sì,
                             però si ritrovavano
perduti nell’infinito della perdita −
era quello il sogno umano
della pura assolutezza.

Mario Luzi

da “Lasciami, non trattenermi. Poesie ultime”, Garzanti, 2009

Mario Luzi, Lasciami, non trattenermi. Poesie ultime, Garzanti, 2009

Vent’anni – Mario Luzi

Foto di Paul Apal’kin

 

Perdono pe’ nostri dolci peccati
Per avere spesso guardato
Teneramente dissiparsi il giorno
Dall’ombra e il silenzio dei casini
Sognando di andare con una fanciulla
Senza seni lungo l’Arno rosa
E la voglia di piangere racchiusa
Nel cuore come un’onda preziosa.

Perdono per esserci creduti forti
Più della morte quando passavano
I carri e i funerali per le strade
Odorate di cipria e di fiori
E volevamo portare a casa cantando
L’immagine dei baci, la voglia
Di stringer l’età amara che non fugga,
D’entrare nelle chiese che non han più soglia.

Mario Luzi

da “Poesie ritrovate”, Garzanti, 2003

Mario Luzi, Poesie ritrovate, Garzanti, 2003

Maturità – Mario Luzi

Foto di Deborah Turbeville

Foto di Deborah Turbeville

 

Che fu dietro quei vetri che straziano il silenzio
e irraggiano nel vuoto lo stupore
d’un viso che non sente più il suo rosa?
Attoniti si perdono gli occhi in banchi d’azzurro
e neppure il tuo pianto si ripete.
Ondeggia il sicomoro stranamente fedele.

Gelo, non più che gelo le tristi epifanie
per le strade stillanti di silenzio
e d’ambra e i riverberi lontani
delle pietre tra i bianchi lampi delle fontane.
Ombra, non più che un’ombra è la mia vita
per le strade che ingombra il mio ricordo impassibile.

Equoree primavere di conche abbandonate
al vento il cui riflesso è solitario
nel fondo col tuo viso scarduffato!
Schiava ai piedi di un’ombra, ombra d’un’ombra
disperdi nel tremore dell’acqua il tuo sorriso.
Una nuvola oscilla e un incerto paradiso.

Non più nostro il deserto che ci avvince e ci separa
nella bocca inarcata dall’oblio,
non più il dominio audace di pallore
delle tue braccia al vento dall’alte balaustrate.
Sguardi deserti, forme senza nome
nella notte pesante pendula sul tuo cuore.

Mario Luzi

da “Avvento notturno”, Vallecchi, Firenze, 1940

Mario Luzi, Avvento notturno, Vallecchi, 1940