da «Amorgo» – Nikos Gatsos

Foto di Alessio Albi

 

[I]

[…]
Così in un orcio profondo l’uva si secca e sul campanile di un fico ingiallisce la mela
Così con una cravatta appariscente
Nella tenda della pergola respira l’estate
Così dorme nudo un mio tenero amore tra i bianchi ciliegi
Una ragazza immarcescibile come ramo di mandorlo
Col capo chino sul gomito e la mano sul pube
Nel suo calore mattutino quando piano piano come un ladro
Dalla finestra della primavera entra Lucifero a svegliarla!

 

[II]

Dicono che tremano i monti e s’infuriano gli abeti
Quando la notte corrode i perni delle tegole perché entrino gli spiriti malvagi
Quando l’inferno succhia la fatica spumosa dei torrenti
O quando la riga dell’albero del pepe si fa zimbello della tramontana.
Solo i tori degli Achei nei prati opimi della Tessaglia
Pascolano forti e fiorenti con il sole eterno che li guarda
Mangiano erba verde foglie di pioppo sedani bevono acqua limpida dai canali
Odorano il sudore della terra e poi cadono sotto l’ombra del salice addormentati.

Gettate via i morti disse Eraclito e vide il cielo impallidire
E vide due piccoli ciclamini baciarsi nel fango
E cadde per baciare anch’egli il suo corpo morto dentro il suolo ospitale
Come il lupo scende dai boschi per vedere la carcassa del cane e piangere.
Che m’importa della goccia che brilla sulla tua fronte?
Lo so sulle tue labbra il fulmine ha iscritto il suo nome
Lo so dentro i tuoi occhi ha fatto il nido un’aquila
Ma qui sulla riva umida c’è solo una strada
Solo una strada ingannevole e devi attraversarla
Devi immergerti nel sangue anticipando il tempo
E passare dall’altra parte per ritrovare i tuoi compagni
Fiori uccelli cerbiatti
Per trovare un altro mare un’altra tenerezza
Prendere per le briglie i cavalli di Achille
Invece di sedere in silenzio a litigare col fiume
A lapidare il fiume come la madre di Kitsos
Perché anche tu ti sarai persa e la tua bellezza sarà invecchiata.

Fra i rami di agnocasto vedo asciugarsi la tua camicia di bambina
Prendila come bandiera della vita usala come sudario della morte
E non si pieghi il tuo cuore
E non corra la tua lacrima su questa terra inflessibile
Come una volta corse nel deserto ghiacciato la lacrima del pinguino
Non serve a nulla il lamento
Per ogni dove la vita sarà uguale al piffero dei serpenti nel paese dei fantasmi
Al canto dei briganti nei boschi degli aromi
Al coltello di un’angoscia sulle guance della speranza
Alla consunzione di una primavera dentro il cuore del barbagianni
Basta che si trovino un aratro e una falce tagliente dentro una mano allegra
Basta solo che fiorisca
Un po’ di grano per le feste un po’ di vino per il ricordo un po’ d’acqua per la polvere…

 

[III]

Nel cortile dell’afflitto il sole mai non sorge 
Solo vermi escon fuori a burlare le stelle
Solo cavalli crescono in fondo ai formicai
E i pipistrelli mangiano uccelli e pisciano sperma.

Nel cortile dell’afflitto non tramonta la notte
Solo il fogliame vomita un gran fiume di lacrime
Quando il diavolo passa per cavalcare i cani
Quando nuotano i corvi dentro un pozzo di sangue.

Nel cortile dell’afflitto l’occhio si è inaridito
Si è ghiacciato il cervello e il cuore si è impietrito
Carni di rana pendono giù dai denti del ragno
Cavallette digiune abbaiano tra zampe di fantasmi.

Nel cortile dell’afflitto spunta nera un’erba
Solo una sera a maggio è passato un vento
Un passo lieve come un fremito del campo
Un bacio del mare rivestito di schiuma.

E se avrai sete da qua spremeremo una nuvola
Se avrai fame di pane scanneremo un usignolo
Solo aspetta un momento che sbocci la cicoria
Che brilli il cielo nero e che fiorisca il tasso.

Ma era un vento e fuggì come allodola e sparve
Era il volto del maggio il bianco della luna
Un passo lieve come un fremito del campo
Un bacio del mare rivestito di schiuma.

[…]

[VI]

Quanto ti ho amata lo so soltanto io
Io che una volta ti sfiorai con gli occhi delle Pleiadi
Ti abbracciai con la criniera della luna e danzammo nei campi d’estate
Sul canneto falciato e mangiammo insieme il trifoglio reciso
Grande mare nero con tanti ciottoli attorno al collo tante pietruzze colorate nei tuoi capelli.
Una nave entra nel lido rimbomba una noria arrugginita
Un ciuffo di fumo azzurro dentro il rosa dell’orizzonte
Uguale all’ala della gru che si dibatte
Eserciti di rondini aspettano di dare il benvenuto ai prodi
Braccia nude si levano con àncore graffite sull’ascella
Urla di bimbi si confondono con il gorgheggio del ponentino
Api vanno e vengono nelle narici delle mucche
Sventolano fazzoletti di Kalamata
E una campana in lontananza tinge il cielo d’indaco
Come la voce di un crepitàcolo che viaggia tra le stelle
Per tanti secoli in fuga
Dall’anima dei Goti e dalle cupole di Baltimora
E da Santa Sofia perduta il grande monastero.
[…]

Nikos Gatsos

1943

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010