Florida – Andrea Galgano

Edward Hopper, Eleven A. M., 1926

Pensacola-Panama City Beach

Le nostre schiuse
sono le baie asciutte del mondo
raschiate dal vento diamante

è l’amore che disorienta i risvegli,
la fibra dell’alba controluce
quando raggia gli istanti
sulle promesse

è tutta luce la casa,
il cielo-incontro dei baci

esserci,
come piega di sposa
o cravatta scura che ricorda
il contorno dei nostri fili d’erba
di dune trasmutate
dove vediamo gli angeli
frugare nei sogni celesti

vivere il tempo oltre l’eternità
la vocalità del pranzo
e la parabola dei crepuscoli
che cambiano l’aria

spesso il cuore invola voli oceano
o uragani che ascendono al buio
ma rimaniamo
con le nostre tolde avvolte
e il croscio delle cupole di sabbia

è il prezzo del nostro grano chiarore,
come la terra che ha raggiunto
le sue sillabe di nido.

Andrea Galgano

da “Downtown”, Aracne editrice, 2015

Andrea Galgano, Downtown, Aracne editrice, 2015

World Trade Center – Andrea Galgano

Robert Clark from the window of his studio in Brooklyn

 

Ho il viso ustionato, non mi riconoscerai.
Mi vuoi bene lo stesso?

ANDREW KNOX, 29 anni, dal tetto di una delle Torri, a un collega.

 

Il giorno che fermentò
il buio dell’inferno
come vipera di fiamme
e polvere di morte
sugli steli di Manhattan
la caduta striata del cielo sangue
fu regno di vuoto fumo e vapore nero
la scomparsa dell’amore nella cenere
continuò nelle mani senza fiato
prima dei trapassi del sole
andati a morire
nello strazio delle tasche, nelle chiamate eterne
l’aria senza sfere
crollò nel buco delle carte
                               dell’umanità sperduta
ci furono angeli senza fuoco
a combattere la vampa
degli scheletri dei fiori addosso
e uomini con la mano sulla fronte
a ricostruire il cuore sepolto in due
sulle ginocchia
il poeta del New Jersey
scrisse della resurrezione
sulla luna delle cicatrici e il vento alle spalle
che risalì la messe degli oceani
e gli occhi tra i cancelli
come rosari in silenzio

cosa opporre alla morte,
alla solitudine separata che annulla?
si consegna il nome caro d’amore
e la sua gioia dura
alla croce che palpita e cava l’alba
dei baci prima del mattino
del sangue delle tridenti
rinasce l’acqua delle fondamenta
che chiama le lacrime benedette
e il bronzo che cresce le rose bianche
sui sorrisi che non si perdono

le alte verande 
calano nelle dighe scoperte di aria,
il sole tornato a battere
sposa le plaghe,
raggiunge i perduti cieli gemelli
e la sartia dei tramonti
sulle chiglie nuziali
mormora il cobalto
sfrangiando le scie baie
che compiono i moli

dire per sempre
come se tutto fosse innominato.

Andrea Galgano

da “Downtown”, Aracne editrice, 2015

Andrea Galgano, Downtown, Aracne editrice, 2015

Motel California – Andrea Galgano

Edward Hopper, Hotel Room, 1931

 

La chiara notte delle blue highways
ha suono di gomma
semiassi che annunciano i bui temporali
biglie di sapone e asciugamani pellegrini

la deriva degli stati
è metallo inabitabile
una targa che copia il Missouri
una banda di inverni inversi e saluti
la radio che spolvera il vento

il motel sulla Interstate
segue la tersura delle stelle-lupo
attende un amico di una notte senza sogni
la ragazza bionda con gli stivali bianchi
e le gambe nude
è un bacio in linea retta
e promessa di risveglio vaporato di luce nera
per un lavoro sporco

sussurrare la vita
come flettere il deserto
verso la città serpente
per abbandonare i nimbi sdraiati
e aspettare l’aurora regale del cuore coguaro
infilata nella lenza delle piogge
di sole debole
trasparire poi come cuore mogano
per reclinare il vago rosso
dei tramonti andati, della fatale benzina
della paura vacua del sonno
con un cappello fino ai denti
nel viso braccato e stanco
di tenerezze d’aria.

Andrea Galgano

da “Downtown”, Aracne editrice, 2015

Andrea Galgano, Downtown, Aracne editrice, 2015