«Sono i tuoi occhi l’estrema luce» – Roberto Carifi

Peter Lindbergh, Natalia Vodianova

Peter Lindbergh, Natalia Vodianova

 

Sono i tuoi occhi l’estrema luce.
Quando inizia la notte loro resistono
e vegliano il mio sonno.
Dormo con loro, li so spalancati
sul cuscino, deposti nel mio cuore.
Se un giorno non mi svegliassi, amore,
sarei per sempre nel tuo sguardo.

Roberto Carifi

da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008

«Grazie per la parola» – Roberto Carifi

Foto di Paul Apal’kin

 

Grazie per la parola
che ancora accendi nel mio cuore,
per quel raggio che dal bene
hai ricevuto in dono
e che nel mio abbandono
lasci che nasca
come fosse grano in un deserto,
per quella tua bellezza,
per l’orma divina del tuo sguardo,
per quella tua dolcezza che vorrei baciare
come si bacia l’innocenza,
inginocchiato davanti alla tua anima
quando una lieve ombra
la lascia affiorare sulla carne,
per quello che chiami il tuo peccato,
per il tremore che turba la tua voce
quando mi dici l’indicibile
e lasci l’impronta dell’amore
in questo cuore arato.

Roberto Carifi

da “Amore d’autunno”, Guanda Editore, 1998

«Se potessi cantare il tuo nome sarebbe» – Roberto Carifi

Jean Béraud, L'attente, Rue de Chateaubriand, 1885, Musée d'Orsay, Paris

Jean Béraud, L’attente, Rue de Chateaubriand, 1885, Musée d’Orsay, Paris

 

Se potessi cantare il tuo nome sarebbe
– le sette lettere del tuo nome –
un’erba cresciuta in pieno inverno,
un tiepido scirocco scioglierebbe il gelo.
Se potessi parlare come quel passerotto
che si posa, muto, sul mio terrazzo!
Ma oggi perfino la pioggia è una lingua straniera
e dovrò mendicare un sorriso.

Roberto Carifi

da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008

«Le cose non dimenticano» – Roberto Carifi

Foto di Bill Brandt

Foto di Bill Brandt

 

Le cose non dimenticano,
hanno troppa memoria.
Si rammenta di noi questa finestra
che un tempo, chiusa, proteggeva
i nostri corpi, lasciava passare
uno spiraglio che ti baciava il viso.
Chi sa se vedeva la minaccia,
chi sa se piange la finestra!
Ma noi duriamo, nelle cose.
E parlano, ragionano di noi,
specialmente se si accende un lume
e lo porta una mano misteriosa.
Chi sa se piangono le cose,
se questo freddo è la loro nostalgia.
Ricordi, stanza, come l’aspettavamo?
E tu, quaderno consumato, e voi,
finestra, porta, sedia con le sue forme,
terrazzo che mi somigli, cosí sospeso,
avete atteso invano il suo ritorno?

Roberto Carifi

da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008

«Passasti con quella luce in pugno» – Roberto Carifi

Dennis Stock, James Dean, Times Square, 1955

Dennis Stock, James Dean, Times Square, 1955

 

Passasti con quella luce in pugno!
Dissi: “Non so, so molto poco dell’amore.
Giù c’è un abisso, lo conosco bene”.
Tu mi prendesti per la giacca,
metà del mio viso era già in ombra.
Dissi: “Corriamo, tu sarai la mia corsa.
Ti seguirò? Sono al tuo fianco adesso”.
Abbiamo corso, volato, qualche volta.
Di certo ci sono foglie secche,
qualcuno le calpesta, stridono in fondo al cuore.
Di certo la stanza è un rettangolo d’angoscia
e il buio completa la sua opera.
Ogni tanto sprofondo nel cappotto,
accelero il passo come fossi atteso.
Piú spesso una voce mi precede. Sono in ritardo,
penso, hanno già chiamato!
Allora vorrei che mi afferrassi per il bavero,
che mi tirassi via, dove c’è luce.

Roberto Carifi

da “Amore e Destino e altre poesie”, Crocetti Editore, 1993

«In questa notte nuda di parole» – Roberto Carifi

Trude Fleischmann, Tilly Losch-James, 1932

Trude Fleischmann, Tilly Losch-James, 1932

 

In questa notte nuda di parole
come un angelo cancelli il mio dolore
nella grazia tremante del tuo sguardo.
Anche se questo esilio mi apparterrà per sempre
la tua dolcezza è un’anima,
un lampo acceso nel destino,
una carezza deposta nel mio cuore
più forte del vento solitario
che vi respira dentro.
Lo so che un’ombra ci separa,
che questa luce è fragile
come certi lucignoli che scuote
la brezza leggera d’autunno,
ma il tuo sorriso forse l’ha scritto Dio
nel mio destino.

Roberto Carifi

da “Amore d’autunno”, Guanda, Milano, 1998

«Mi basterebbe la linea del viso» – Roberto Carifi

Trude Fleischmann, Portrait of Marie Matzne

Trude Fleischmann, Portrait of Marie Matzne

 

Mi basterebbe la linea del viso
accarezzarti lo sguardo, anche per poco,
poterti dire quanto somiglia alla morte
la tua assenza. Perciò ti parlo,
interrogo gli oggetti che ti hanno conosciuto,
che insieme a me ti videro fiorire
nell’erba inaridita.

Roberto Carifi

da “Amore e Destino e altre poesie”, Crocetti Editore, 1993