All’àncora da ieri – Franco Buffoni

Foto di Stanley Kubrick

Foto di Stanley Kubrick

 

Le scarpe si sono stancate di portarla
In giro a tutti i costi, i tacchi
Perforano l’asfalto…
Le piaceva l’odore di lago di laguna
Di erba tagliata di fieno
Il profumo di miele del fieno
Quando “farà temporale da qualche parte
Qui non lo fa mai”.
All’àncora da ieri invece per gli eventi
Da lei ormai io posso avere
Solo lati di piccole
Parole fiere.

Franco Buffoni

da “Jucci”, “Lo Specchio” Mondadori, 2014

Solo licheni e tundra – Franco Buffoni

Foto di Patty Maher

Foto di Patty Maher

 

  Solo licheni e tundra

Tu intervenisti lì
All’imbocco della valletta
Dove ad un tratto muta la vegetazione:
Solo licheni e tundra
Per qualche ettaro,
Forse la lingua di ghiaccio profonda
Che formò il lago
Lì sotto non si è sciolta,
Resiste tra i detriti coi resti dei mammut.
Forse il tempo tiene lì la poesia.

In fondo al viottolo

Quando le distanze si contavano a giardini
Che mancavano per arrivare a scuola
C’era sempre una via Lazzaretto
Dalle nostre parti,
Che ancora non finiva
Contro il guard rail.

Se le due auto parcheggiate
Una dietro all’altra
In fondo al viottolo
Permangono, vuota la prima
Con due volti accosti di profilo nell’altra
Lentamente a inabissarsi…

Che cosa mai è il corpo?
Che cosa il seno
Con il suo rosso, il suo velluto
Le vene violette in controluce
Da micascisto a terra

Come se il mio cuore pompasse
Sangue annacquato,
Smisi di fissarti dopo.
Quando dalla bocca
Cominciarono ad uscire
Le parole che dicevo.

Un pioppo caldo

Sotto la punta del faro, legato a colorare,
Chinandomi come se stessi per baciare,
E tenendo il corpo come un cucchiaio
A oscillare dentro quel moto,
Un pioppo caldo sotto il livello del mare.

Verso la sorgente

Davvero il senso di scorrimento
Delle acque sotterranee
Lo indovini dalle strisce
Di verde più fitto
A ritroso verso la sorgente.
Me lo ripeto adesso che mi dico
Ce l’ho fatta, non può avere capito.
E dentro tremo come un libro al fuoco
Dell’Indice.

Una porta chiusa

Forzando a più non posso
– Se leale avrei perso –
La palla di servizio
Per sbilanciarti al gioco,
Costringerti cattiva.
O forse a scuola
La paura della dimostrazione
Che non sapevo a memoria.
Infine bastava una porta chiusa,
Qualche centimetro di legno scuro
A separare il ballatoio fuori.

Ma per ammirare quell’arrossamento
Delle cime al calare del sole,
Mi sia concesso ancora di esitare
Sulla soglia.

A casa tua, il tuo posto negli occhi.
E poi lavarci insieme
Ed asciugarci.
Come un prete con la cotta
Tu, l’accappatoio –
Roselline e fiori bianchi sulla carta da parati.

Taino d’inverno

E tetti cortili androni ballatoi
Mentre scendo al cancello,
Finestre insegne io che cammino.
Il colore quello di Taino d’inverno
Con le biciclette a due a due
Verso l’imbarcadero. L’anno il 1970,
Quello della lepre che attraversa a balzi
Il lato scoperto del canneto
Aspettando che il tuo braccio si alzi
A scacciare la notte.
A fare risorgere il rosso.

Rododendro

Come è esangue la Dufour¹ in questa aurora
Sulla montagna rosa
Mentre il primo raggio-laser la perfora
Tenendola ferma con il ghiaccio.
Lo piantammo assieme e adesso
Abita con me la conca
Il tuo fiore col ramo
Lo ritrovo in questa luce
Chinato sul respiro
A schiudersi scostandosi: peccato
Non si possa muovere, inscì bel…
E acuta è la smorfia di dolore
Rivolta intensamente al fiore.

Tu legno e io²

Come una preghiera per non violenti giorni
Dal lago si estendeva ai colli circostanti,
Sommergeva persino i già bisbigli
Emessi dai risvegli,
Era il cielo con due nuvole
L’emissione della voce
E a forma di labbra la pronuncia:
Tu legno e io poliuretano espanso.
Quando si dice i materiali antichi
Destinati a durare
E quelli innovativi…
Cercavamo il sesso della morte
Nelle pitture alpine. È maschio è maschio
Ricordo che scoprivo.

Franco Buffoni

da “Jucci”, “Lo Specchio” Mondadori, 2014

¹ Rododendro: Dufour, una delle cime del monte Rosa.
² Tu legno e io: nelle pitture alpine, dalle Pennine alle Carniche, come nel Nord Europa, la morte è raffigurata come un essere di genere maschile.