Felicità raggiunta, si cammina… – Eugenio Montale

Mario Giacomelli, dalla serie "Felicità Raggiunta si Cammina"

Mario Giacomelli, dalla serie “Felicità raggiunta si cammina”

 

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

Eugenio Montale

da “Ossi di seppia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1948

Addio a una vista – Wisława Szymborska

Eddie Kuligowski, Couple, 1978

Eddie Kuligowski, Couple, 1978

 

Non ce l’ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.

Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento.

Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sull’acqua
abbiano di nuovo con che stormire.

Prendo atto
che la riva d’un certo lago
è rimasta – come se tu vivessi ancora –
bella com’era.

Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.

Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi,
siedano in questo momento
su un tronco rovesciato di betulla.

Rispetto il loro diritto
a sussurrare, a ridere
e a tacere felici.

Suppongo perfino
che li unisca l’amore
e che lui la stringa
con il suo braccio vivo.

Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.

Non pretendo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.

Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro,
ora nere.

Una cosa soltanto non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza –
ci rinuncio.

Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “La fine e l’inizio”, Libri Scheiwiller, 2009

***

Pożegnanie widoku

Nie mam żalu do wiosny,
że znowu nastała.
Nie obwiniam jej o to,
że spełnia jak co roku
swoje obowiązki.

Rozumiem, że mój smutek
nie wstrzyma zieleni.
Źdźbło, jeśli się zawaha,
to tylko na wietrze.

Nie sprawia mi to bólu,
że kępy olch nad wodami
znowu mają czym szumieć.

Przyjmują do wiadomości,
że – tak jakbyś żył jeszcze –
brzeg pewnego jeziora
pozostał piękny jak był.

Nie mam urazy
do widoku w widok
na olśnioną słońcem zatokę.

Potrafię sobie nawet wyobrazić,
że jacyś nie my
siedzą w tej chwili
na obalonym pniu brzozy.

Szanuję ich prawo
do szeptu, śmiechu
i szczęśliwego milczenia.

Zakładam nawet,
że łączy ich miłość
i że on obejmuje ją
żywym ramieniem.

Coś nowego ptasiego
szeleści w szuwarach.
Szczerze im życzę,
żeby usłyszeli.

Żadnej zmiany nie żądam
od przybrzeżnych fal,
to zwinnych, to leniwych
i nie mnie posłusznych.

Niczego nie wymagam
od toni pod lasem,
raz szmaragdowej,
raz szafirowej,
raz czarnej.

Na jedno się nie godzę.
Na swój powrót tam.
Przywilej obecności –
rezygnuję z niego.

Na tyle Cię przeżyłam
i tylko na tyle,
żeby myśleć z daleka.

Wisława Szymborska

da “Koniec i początek”, Wydawnictwo a5, Poznań 1993 

Città vecchia – Umberto Saba

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Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
piú puro dove piú turpe è la via.

Umberto Saba

da “Trieste e una donna”(1910-1912), “Lo Specchio” Mondadori, 1980

All’inizio delle sere – Nichita Stănescu

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La quiete ti accompagnava ovunque, come un corteggio.
Se alzavi una mano, si faceva silenzio fra gli alberi.
Quando mi guardavi negli occhi, si pietrificava un istante
della forza fluente del tempo.

Sentivo di potermi addormentare, sognando stelle abitate.
E, solo se mi avesse toccato la tua ombra frusciante,
avrei potuto spingere le notti immobili
come un’elica che avanza, verso il sole.

E soltanto questo sentimento mi dava felicità,
soltanto il pensiero che sono e che sei.
Appoggiavo teloni sul cri-cri dei grilli,
sotto cui bevevo l’azzurro decantato in tazze.

E quando finivamo le parole, ne inventavamo altre.
E quando il cielo si faceva scuro, inventavamo cieli azzurri,
e quando le ore diventavano verdi come smeraldi,
ci abbronzavamo alla luce del nostro amore.

… Ma tutto il tempo suonava qualcosa… qualcosa risuonava,
un canto di erba falciata, di taciturni mari,
in cui il cuore di allora riversava
i meandri dei suoi perduti candori.

Nichita Stănescu

(Traduzione di Fulvio Del Fabbro e Alessia Tondini)

da “Una visione dei sentimenti”, 1964, in “La guerra delle parole”, Le Lettere, Firenze, 1999

***

La-nceputul serilor 

Liniştea te-nsoţea pretutindeni, ca o suită.
Dacă ridicai o mână, se făcea în arbori tăcere.
Când mă priveai în ochi, împietrea o clipită
din a timpului curgătoare putere.

Simţeam că pot adormi, visând stele locuite.
Şi, numai dacă m-ar fi atins umbra ta foşnitoare,
aş fi putut împinge nopţile-ncremenite
ca pe-o elice-naintând, spre soare.

Şi numai sentimentul acesta îmi da fericire,
numai gândul ca sunt şi că eşti.
Sprijineam pe ţârâitul greerilor coviltire,
sub care beam azurul decantat în ceşti.

Şi când sfârşeam cuvintele, inventam altele.
Şi când se-nsera cerul, inventam ceruri albastre,
şi când orele se-verzeau ca smaraldele,
ne bronzam la lumina dragostei noastre.

…Dar tot timpul suna ceva…ceva răsuna,
un cântec de iarba cosită, de taciturne mări,
în care inima de-atunci îşi revărsa
meandrele pierdutelor candori.

Nichita Stănescu

da “O viziune a sentimentelor”, Editura pentru Literatură, 1964

È come una mancanza di respiro – Margherita Guidacci

Edward Weston, Portrait of Tina Modotti, Mexico, 1922

Edward Weston, Portrait of Tina Modotti, Mexico, 1922

 

È come una mancanza di respiro
e un senso di morire
quando mi stringe improvviso
il desiderio di te tanto lontano
e nulla può calmarlo, altro pensiero
non può occuparmi, tranne il Paradiso
che sarebbe per me lo starti accanto.
Ma poiché ciò m’è negato, più cara,
molto più cara d’una fredda pace
mi è la stretta indicibile −
quasi marchio di fuoco che proclami
ancora e sempre quanto sono tua.
A nessun costo vorrei separarmi
da questo mio dolore.

Margherita Guidacci

da “Anelli del tempo”, Edizioni Città di Vita, 1993

«Tu non amavi l’amore» – Alexandra Petrova

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Tu non amavi l’amore.
Ed ecco: è capitato.
Piú forte che per chi ne conosceva gli istinti.
E ora scròllati di dosso questi stracci, la pelle, i sogni:
imbevuti, stanno bruciando.

La conoscenza scrocchiò, matura. Mentre
una lumaca strisciava verso casa,
il sole si voltò dall’altra parte.
Lo spazio si incurvò e si contrasse.
Le porte che ogni giorno lasciavano entrare
adesso stavano cosí lontane.
C’era la luce sotto, o era un coltello
sguainato dalla luna nella nebbia,¹
chi lo capisce.

Il sentiero latteo della lumaca
luccicava in senso opposto.
Nel senso opposto a tutto.

Dai, spingi un po’ il corpo che è rimasto.
Lascia che si trascini, per adesso.
Trascínati,

non sono affari nostri.

Alexandra Petrova

(Traduzione di Pietro Alessandrini)

da “Altri fuochi”, Crocetti Editore, 2005

¹Coltello sguainato dalla luna nella nebbia: allusione a una “conta” di bambini: “La luna è uscita dalla nebbia e ha sguainato un coltello dalla tasca”.

∗∗∗

«Ты не любил любовь»

Ты не любил любовь.
Но вот она случилась.
Сильней, чем с тем, кто знал ее повадки.
Ну, сбрасывай теперь монатки, кожу, сны:
они горят, пропитанные ею.

Познанье спело хрустнуло. Пока
слизняк полз к дому,
солнце отвернулось.
Пространство выгнулось и сжалось.
Те двери, что впускали каждый день,
гак далеко теперь стояли.
И свез’ лежал под ними или нож,
что месяц выпустил в тумане,
не поймешь.

Молочная тропинка слизняка
в обратном направлении блестела.
В обратном направленьи от всего.

Ну, подтолкни оставшееся тело.
Пускай бредет пока.
Бреди,

не наше дело.

Александра Петрова

da “Вид на жительство”, 2000

Ballata delle donne – Edoardo Sanguineti

Foto di Elliott Erwitt

Foto di Elliott Erwitt

 

quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia:

quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace:

quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire:

perché la donna non è cielo, è terra,
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente:

femmina penso, se penso l’umano:
la mia compagna, ti prendo per mano:

Edoardo Sanguineti

da “Il gatto lupesco”, “Le Comete” Feltrinelli,  2002