Mandorla – Paul Celan

Paul Celan 3

 

Nella mandorla – cosa c’è nella mandorla?
Il Nulla.
C’è il Nulla nella mandorla.
Lì sta e ristà.

Nel Nulla – chi vi sta? Il Re.
Lì sta il Re, il Re.
Lì sta e ristà.

                  Ricciolo ebreo, tu grigio non diventi.

E il tuo occhio – dove sta il tuo occhio?
Il tuo occhio sta incontro alla mandorla.
Il tuo occhio, al Nulla sta incontro.
Sta per il Re.
Così sta e ristà.

                  Ricciolo d’uomo, tu grigio non diventi.
                  Vuota mandorla, blu regale.

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “La rosa di nessuno”, in “Paul Celan, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

***

Mandorla

In der Mandel – was steht in der Mandel?
Das Nichts.
Es steht das Nichts in der Mandel.
Da steht es und steht.

Im Nichts – wer steht da? Der König.
Da steht der König, der König.
Da steht er und steht.

               Judenlocke, wirst nicht grau.

Und dein Aug – wohin steht dein Auge?
Dein Aug steht der Mandel entgegen.
Dein Aug, dem Nichts stehts entgegen.
Es steht zum König.
So steht es und steht.

                Menschenlocke, wirst nicht grau.
                Leere Mandel, königsblau.

Paul Celan

da “Die Niemandsrose”, S. Fischer Verlag, 1963

Difesa dei lupi contro le pecore – Hans Magnus Enzensberger

Foto di Clarissa Bonet

Foto di Clarissa Bonet

 

Deve mangiare viole del pensiero l’avvoltoio?
Dallo sciacallo, che cosa pretendete?
Che muti pelo? E dal lupo? Deve
da sé cavarsi i denti?
Che cosa non vi garba
nei commissari politici e nei pontefici?
Che cosa idioti vi incanta, perdendo biancheria
sullo schermo bugiardo?

Chi cuce al generale
la striscia di sangue sui pantaloni? Chi
trancia il cappone all’usuraio? Chi
fieramente si appende la croce di latta
sull’ombelico brontolante? Chi intasca
la mancia, la moneta d’argento, l’obolo
del silenzio? Son molti
i derubati, pochi i ladri; chi
li applaude allora, chi
li decora e distingue, chi è avido
di menzogna?

Nello specchio guardatevi: vigliacchi
che scansate la pena della verità,
avversi ad imparare e che il pensiero
ai lupi rimettete,
l’anello al naso è il vostro gioiello piú caro,
nessun inganno è abbastanza cretino, nessuna
consolazione abbastanza a buon prezzo, ogni ricatto
troppo blando è per voi.

Pecore, a voi sorelle
son le cornacchie,
se a voi le confronto.
Voi vi accecate a vicenda.
Regna invece tra i lupi
fraternità. Vanno essi
in branchi.

Siano lodati i banditi. Alla violenza
voi li invitate, vi buttate sopra
il pigro letto
dell’ubbidienza. Tra i guaiti ancora
mentite. Sbranati
volete essere. Voi
non lo mutate il mondo.

Hans Magnus Enzensberger

1963

(Traduzione di Franco Fortini e Ruth Leiser)

da “Poesie per chi non legge poesia”, “Le Comete” Feltrinelli, 1964

∗∗∗

verteidigung der wölfe gegen die lämmer

soll der geier vergißmeinnicht fressen?
was verlangt ihr vom schakal,
daß er sich häute, vom wolf? soll
er sich selber ziehen die zähne?
was gefällt euch nicht
an politruks  und päpsten,
was guckt ihr blöd aus der wäsche
auf den verlogenen bildschirm?

wer näht dem general
den blutstreif  an seine hose? wer
zerlegt vor dem wucherer den kapaun?
wer hängt sich stolz das blechkreuz
vor den knurrenden nabel? wer
nimmt das trinkgeld, den silberling,
den schweigepfennig? es gibt
viel bestohlene, wenig diebe; wer
steckt die abzeichen an, wer
lechzt nach der lüge?

seht in den spiegel: feig,
scheuend die mühsal der wahrheit,
dem lernen abgeneigt, das denken
überantwortend den wölfen,
der nasenring euer teuerster schmuck,
keine täuschung zu dumm, kein trost
zu billig, jede erpressung
ist für euch noch zu milde.

ihr lämmer, schwestern sind,
mit euch verglichen, die krähen:
ihr blendet einer den andern.
brüderlichkeit herrscht
unter den wölfen:
sie gehen in rudeln.

gelobt sein die räuber: ihr,
einladend zur vergewaltigung,
werft euch aufs faule bett
des gehorsams, winselnd noch
lügt ihr, zerrissen
wollt ihr werden, ihr
ändert die welt nicht.

Hans Magnus Enzensberger

da “Verteidigung Der Wölfe”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt a. M., 1957

«Nel marzo del nostro anno notturno» – Paul Celan

Celan

 

Nel marzo del nostro anno notturno
cozzai col mio corno verdestella nella tua tenda:
tu lo adagiasti
nella conca di pioggia del commiato.

La tua scarpa, lo vidi, era allacciata,
il tuo sguardo
volava con la neve attorno alle cime dei monti,
e sotto nel pozzo
ristorava il tuo cuore già il vino con il quale il pane non si spezza.

Divisa
tu eri tra alti e bassi, nella sabbia
giacevo io, dissotterrando
il pegno scaduto della nostra estate.

Paul Celan

(Traduzione di Michele Ranchetti e Jutta Leskien)

da “Conseguito silenzio”, Einaudi, Torino, 1998

***

«Im März unsres Nachtjahrs»

Im März unsres Nachtjahrs
stieß ich mein sterngrünes Horn in dein Zelt:
du bettetest es
in die Regenmulde des Abschieds.

Dein Schuh, ich sah’s, war gegürtet, dein Blick
flog mit dem Schnee um die Kuppen der Berge,
und drunten im Brunnen
labte dein Herz schon der Wein, zu dem man kein Brot bricht.

Verteilt
warst du auf Höhen und Tiefen, –
im Sand
lag ich und grub
das verfallene Pfand unsres Sommers hervor.

Paul Celan

da “Die Gedichte aus dem Nachlaß”, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1997

Ascolta – Else Lasker-Schüler

Will Barnet (American, 1911 - 2012), Eos, 1973

Will Barnet, Eos, 1973

 

Io mi prendo nelle notti
Le rose della tua bocca
Che nessun’altra ci beva.

Quella che ti abbraccia
Mi deruba dei miei brividi
Che intorno al tuo corpo io dipinsi.

Io sono il tuo ciglio di strada.
Quella che ti sfiora
Precipita.

Senti il mio vivere
Dovunque
Come orlo lontano?

Else Lasker-Schüler

(Traduzione di Nicola Gardini)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Gennaio 2005, N. 190, Crocetti Editore

∗∗∗

Höre

Ich raube in den Nächten
Die Rosen deines Mundes,
Daß keine Weibin Trinken findet.

Die dich umarmt,
Stiehlt mir von meinen Schauern,
Die ich um deine Glieder malte.

Ich bin dein Wegrand.
Die dich streift,
Stürzt ab.

Fühlst du mein Lebtum
Überall
Wie ferner Saum?

Else Lasker-Schüler

da “Gesammelte Werke”, Deutscher Taschenbuch Verlag, 1986

Insieme – Paul Celan

paul_celan

 

Nel cielo dei garofani anche una bocca indugia a sorriderti.
Essa ancora conosce le vie a te,
la mezza foglia della tua notte,
l’ammutolita pianta dei nostri gridi.

Essa fa luce innanzi al buio e sulla porta dice le parole:

era pesante, il pesante;
un soffio era il vento che ti ha strappato via;
un cuore che batte ancora sotto la neve.

Le porte si aprono, se sentono che qui questo rimane vero:
il mio occhio col tuo vi va a stare,
come coppia piú oscura al seguito.
Piove come sempre, quando occhio a occhio si giunge
e alla coppia la piú oscura si appresta un sonno sprizzante
a sinistra di un garofano in volo.

Paul Celan

(1949 circa)

(Traduzione di Michele Ranchetti e Jutta Leskien)

da “Conseguito silenzio”, Einaudi, Torino, 1998

***

Beisammen

Im Himmel der Nelken weilt auch ein Mund, dir zu lächeln.
Der kennt noch die Wege zu dir,
das halbe Blatt deiner Nacht,
das verstummte Gewächs unsrer Schreie.

Er leuchtet dem Dunkel voraus und spricht an den Toren die Worte:

Das Schwere war schwer;
ein Hauch war der Wind, der dich fortriß;
ein Herz, was noch schlägt unterm Schnee.

Die Tore gehn auf, wenn sie hören, daß solches hier wahr bleibt:
mein Aug zieht mit deinem dort ein
als dunkelstes Paar im Gefolge.
Es regnet wie immer, wenn Aug sich zu Aug fügt,
und dem dunkelsten Paar wird bereitet ein sprühender Schlaf
einer schwebenden Nelke zur Linken.

Paul Celan

da “Die Gedichte aus dem Nachlaß”, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1997

Io costeggio l’amore – Else Lasker-Schüler

Felice Casorati, Il sogno del Melograno, 1912

Felice Casorati, Il sogno del Melograno, 1912

 

Io costeggio l’amore nella luce del mattino,
Da molto vivo dimenticata – nella poesia.
Tu una volta me l’hai detto.

Io so l’inizio –
Di me di più non so.
Però mi sono sentita singhiozzare nel canto.

Sorridevano propizi gli Immortali nel tuo volto,
Quando tu nell’amoroso salmo della nostra melodia
I popoli immergesti e poi portasti in alto.

Else Lasker-Schüler

(Traduzione di Nicola Gardini)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Gennaio 2005, N. 190, Crocetti Editore

∗∗∗

Ich säume liebentlang

Ich säume liebentlang durchs Morgenlicht,
Längst lebe ich vergessen – im Gedicht.
Du hast es einmal mir gesprochen.

Ich weiß den Anfang –
Weiter weiß ich von mir nicht.
Doch hörte ich mich schluchzen im Gesang.

Es lächelten die Immortellen hold in deinem Angesicht,
Als du im Liebespsalme unserer Melodie
Die Völker tauchtest und erhobest sie.

Else Lasker-Schüler

da “Sämtliche Gedichte”, München: Kösel Verlag, 1966

Fuga di pensieri – Hans Magnus Enzensberger

Edward Hopper, People in the Sun, 1960

Edward Hopper, People in the Sun, 1960

 

Al momento tutto gira ancora,
tutto va bene,
fa il suo corso

Le nostre vittorie
ci sgusciano via
persino le nostre sconfitte
si sono rivelate fugaci

Precursori siamo noi
arrancanti dietro la posterità
o sopravvissuti, o rimasti,
in anticipo sul loro tempo

Anche la fine del mondo
è forse
soltanto un provvisorio

Al momento moriamo
in buona coscienza
nelle nostre sdraio

E poi vedremo

Hans Magnus Enzensberger

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Musica del futuro”, Einaudi, Torino, 1997

∗∗∗

Gedankenflucht

Vorläufig läuft es noch,
geht gut,
geht seinen Gang

Unsere Siege
huschen an uns vorbei
Sogar unsre Niederlagen
haben sich als flüchtig erwiesen

Vorläufer sind wir,
die hinter der Nachwelt herhinken
oder Hinterbliebene,
die ihrer Zeit vorauseilen

Auch das Ende der Welt
ist vielleicht
nur ein Provisorium

Vorläufig sterben wir
seelenruhig
in unseren Liegestühlen

Dann sehen wir weiter

Hans Magnus Enzensberger

da “Zukunftsmusik”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1991