Privi di potere – Günter Grass

Nick Ut, Children fleeing an American napalm strike, Vietnam, 1972

 

Leggiamo «napalm» e ci immaginiamo il napalm.
Dal momento che non possiamo immaginarci il napalm,
leggiamo del napalm, finché possiamo
immaginarci meglio il napalm.
Ora noi protestiamo contro il napalm.
     Dopo la colazione, muti,
     vediamo in fotografia cosa può fare il napalm.
     Ci indichiamo l’un l’altro rozzi reticoli
     e diciamo: vedi, questo è il napalm.
Presto ci saranno libri di fotografie a buon prezzo
con foto migliori,
dalle quali risulterà più chiaramente
cosa può fare il napalm.
Ci rosicchiamo le unghie e scriviamo proteste.
     Ma c’è, così leggiamo,
     qualcosa che è ben più terribile del napalm.
     Subito protestiamo contro questa cosa più terribile.
     Le nostre proteste giustificate, che in ogni momento
     possiamo stilare piegare affrancare, le sbattiamo in libri.
Impotenza di cui si fa prova su facciate di gomma.
Impotenza fa suonare dischi: canti impotenti.
Senza potere e con la chitarra. –
Ma con il pugno di ferro e in piena tranquillità
fuori agisce il potere.

Günter Grass

(Traduzione di A. M. Giachino)

da “Poesia tedesca del Novecento”, Rizzoli, 1977

∗∗∗

In ohnmacht gefallen

Wir lesen Napalm und stellen Napalm uns vor.
Da wir uns Napalm nicht vorstellen können,
lesen wir über Napalm, bis wir uns mehr
unter Napalm vorstellen können.
Jetzt protestieren wir gegen Napalm.
     Nach dem Frühstück, stumm,
     auf Fotos sehen wir, was Napalm vermag.
     Wir zeigen uns grobe Raster
     und sagen: Siehst du, Napalm.
Das machen sie mit Napalm.
Bald wird es preiswerte Bildbände
mit besseren Fotos geben,
auf denen deutlicher wird,
was Napalm vermag.
Wir kauen Nägel und schreiben Proteste.
       Aber es gibt, so lesen wir,
       Schlimmeres als Napalm.
       Schnell protestieren wir gegen Schlimmeres.
       Unsere berechtigten Proteste, die wir jederzeit
       verfassen falten frankieren dürfen, schlagen zu Buch.
Ohnmacht, an Gummifassaden erprobt.
Ohnmacht legt Platten auf: ohnmächtige Songs.
Ohne Macht mit Guitarre. –
Aber feinmaschig und gelassen
wirkt sich draußen die Macht aus.

Günter Grass

da “Gesammelte Gedichte”, Luchterhand Verlag, Darmstadt und Neuwied, 1971

Divisione del lavoro – Hans Magnus Enzensberger

Florence Henri, Untitled, 1928–30

Florence Henri, Untitled, 1928–30

 

Che la stragrande maggioranza
della stragrande maggioranza
non capisca pressoché nulla,
per es. poesia, diritti d’opzione,
numeri pseudoprimi,
e mettici perfino
i massimi sistemi –
è piú che comprensibile!

La stragrande maggioranza
ha tutt’altre preoccupazioni,
imperturbabile si tiene
ai figli e alle mutue,
letto soldi pop sport,
a tutto ciò di cui la minima minoranza
non vuol sapere nulla.

Dove andremmo a finire
coi nostri cervellini
se tutti pensassero su tutto?

Solo di quando in quando,
in certe interminabili sere,
un’occhiata dall’altra parte,
alla finestra illuminata
dove vivono altri,
e la vaga sensazione
di essersi persi qualcosa.

Hans Magnus Enzensberger

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Piú leggeri dell’aria”, Einaudi, Torino, 2001

∗∗∗

Arbeitsteilung

Daß die allermeisten
vom allermeisten
so gut wie gar nichts verstehen –
Lyrik z. B., Optionsgeschäfte,
Pseudoprimzahlen,
und zu allem Überfluß noch
die Letzten Dinge – ,
nur allzu verständlich!

Die allermeisten
haben ganz andere Sorgen,
halten sich unbeirrt
an ihre Kinder und Krankenkassen,
Bett Geld Pop Sport,
an alles, wovon die allerwenigsten
nichts wissen wollen.

Wo kämen wir hin
mit unsern kleinen Gehirnen,
wenn alle an alles dächten?

Nur gelegentlich,
an allzu langen Abenden,
ein Blick nach drüben,
auf das erleuchtete Fenster,
wo andere leben,
und das taube Gefühl,
etwas versäumt zu haben.

Hans Magnus Enzensberger

da “Leichter als Luft. Moralische Gedichte”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1999

«Noi vivremo» – Paul Celan

Paul Celan & Gisèle Celan-Lestrange

 

Noi
vivremo: tu,
mio figlio, e tu,
amata, tu
sua madre, e con voi
io − in questo
vostro
ospitale paese:
in Francia. Con
i suoi uomini, con
tutti gli uomini.
 
Si arrampica il fagiolo, il
bianco e il
rossochiaro − però
pensa anche alla
bandiera operaia a Vienna−
davanti a casa nostra
a Moisville.

Paul Celan

(Traduzione di Michele Ranchetti e Jutta Leskien)

da “Conseguito silenzio”, Einaudi, Torino, 1998

Bandiera operaia, riferimento all’insurrezione operaia, a Vienna, del 13/14-2-1938

∗∗∗

«Wir werden»

Wir werden
leben: du,
mein Sohn, und du,
Geliebte, du
seine Mutter, und mit euch
ich – in diesem
eurem
gastlichen Land:
in Frankreich. Mit
seinen Menschen, mit
allen Menschen.

Es klettert die Bohne, die
weiße und die
hellrote – doch
denk auch an die
Arbeiterfahne in Wien –
vor unserm Haus
in Moisville.

Paul Celan

da “Die Gedichte aus dem Nachlaß”, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1997

Non scriverti – Paul Celan

 

NON SCRIVERTI
tra i mondi,

imponiti alla
varietà dei significati,

confida nella scia di lacrime
e impara a vivere.

Paul Celan 

(Traduzione di Dario Borso)

da “Oscurato”, Einaudi, Torino, 2010

∗∗∗

Schreib dich nicht 

SCHREIB DICH NICHT
zwischen die Welten,

komm auf gegen
der Bedeutungen Vielfalt,

vertrau der Tränenspur
und lerne leben.

Paul Celan

da “Eingedunkelt”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2006

L’albero di polvere – Yvan Goll

Robert Mapplethorpe, Untitled, 1986

 

Un albero di polvere cresce
Un bosco di polvere dovunque andammo
E questa mano di polvere – no! – non toccarla!

Intorno a noi si rizzano torri dell’oblio
Torri crollanti all’interno
Ma ancora irradiate dalla tua luce aranciata!
Un uccello di polvere spicca il volo

Faccio custodire nel quarzo il mito del nostro amore
Seppellire in un deserto l’oro dei nostri sogni
Il bosco di polvere si fa sempre piú scuro
No! Non toccare questa rosa di polvere!

Yvan Goll

(Traduzione di Lia Secci)

da “Erba di sogno”, Einaudi, Torino, 1970

∗∗∗

Der Staubbaum

Ein Staubbaum wächst
Ein Staubwald überall wo wir gegangen
Und diese Staubhand weh! rühr sie nicht an!

Rings um uns steigen Türme des Vergessens
Türme die nach innen fallen
Aber noch bestrahlt von deinem orangenen Licht!
Ein Staubvogel fliegt auf

Die Sage unsrer Liebe laß ich in Quarz verwahren
Das Gold unsrer Träume in einer Wüste vergraben
Der Staubwald wird immer dunkler
Weh! Rühr diese Staubrose nicht an!

Yvan Goll

 da “Traumkraut”, Limes Vergal, Wiesbaden, 1951

«Hai occhio» – Paul Celan

Paul Celan & Gisèle Celan-Lestrange

 

Hai occhio
per l’uncino nella
parete del mio cuore,
orecchio
per il dialogo tenuto fra noi,
lui
e me,
come se ci fosse
spazio per tutto il già detto?
 
Se piú non l’hai,
voglio tornare
ed esser lui.

Paul Celan

22-9-1956

(Traduzione di Michele Ranchetti e Jutta Leskien)

da “Conseguito silenzio”, Einaudi, Torino, 1998

∗∗∗

«Hast du ein Aug»

Hast du ein Aug
für den Widerhaken
in meiner Herzwand,
ein Ohr
für das Gespräch, das wir führen,
er
und ich,
als sei
Raum da für alles Gesagte?
 
Hast du keins mehr,
so will ich noch einmal kommen
und er sein.

Paul Celan

da “Die Gedichte aus dem Nachlaß”, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1997

Trasfigurazione – Georg Trakl

 

Quando si fa sera
Lieve ti lascia un viso azzurro.
Nel tamarindo canta un uccellino.

Soave un monaco
Giunge le morte mani.
Un angelo bianco visita Maria.

Notturna ghirlanda
Di viole, grano e vite purpurea
È l’anno del Contemplante.

Ai tuoi piedi
Si aprono le fosse dei morti
Quando appoggi la fronte sulle argentee mani.

Riposa
Sulla tua bocca la luna autunnale,
Inebriata dall’oscuro canto dell’oppio;

Fiore azzurro
Che lieve suona tra ingiallite pietre.

Georg Trakl

(Traduzione di Ida Porena)

da “Georg Trakl, Poesie”, Einaudi, Torino, 1979

∗∗∗

Verklärung

Wenn es Abend wird,
Verläßt dich leise ein blaues Antlitz.
Ein kleiner Vogel singt im Tamarindenbaum.

Ein sanfter Mönch
Faltet die erstorbenen Hände.
Ein weißer Engel sucht Marien heim.

Ein nächtiger Kranz
Von Veilchen, Korn und purpurnen Trauben
Ist das Jahr des Schauenden.

Zu deinen Füßen
Öffnen sich die Gräber der Toten,
Wenn du die Stirne in die silbernen Hände legst.

Stille wohnt
An deinem Mund der herbstliche Mond,
Trunken von Mohnsaft dunkler Gesang;

Blaue Blume,
Die leise tönt in vergilbtem Gestein.

Georg Trakl

da “Sebastian im Traum”, Leipzig: Kurt Wolff, 1915