(Dediche) – Adrienne Rich

Wynn Bullock, Nude Behind Cobwebbed Window, 1955

Wynn Bullock, Nude Behind Cobwebbed Window, 1955

 

So che stai leggendo questa poesia
tardi, prima di lasciare il tuo ufficio
con l’unico lampione giallo e una finestra che rabbuia
nella spossatezza di un edificio dissolto nella quiete
quando l’ora di punta è da molto passata.           So che stai leggendo
questa poesia in piedi, in una libreria lontana dall’oceano
in un giorno grigio agli inizi della primavera, deboli fiocchi sospinti
attraverso gli immensi spazi delle pianure intorno a te.
So che stai leggendo questa poesia
in una stanza in cui è accaduto troppo per poterlo sopportare,
spirali di lenzuola ristagnano sul letto
e la valigia aperta parla di fuga
ma non puoi andartene ora.             So che stai leggendo questa poesia
mentre il metrò rallenta la corsa, prima di lanciarti su per le scale
verso un amore diverso
che la vita non ti ha mai concesso.
So che stai leggendo questa poesia alla luce
della televisione, dove scorrono sussulti di immagini mute,
mentre aspetti le ultime notizie sull’ intifada.
So che stai leggendo questa poesia in una sala d’aspetto
di occhi incontrati e che non si incontrano, di identità con estranei. 
So che stai leggendo questa poesia sotto il neon
nella noia stanca dei giovani che sono esclusi,
che si escludono, troppo presto.             So
che stai leggendo questa poesia con la tua vista indebolita:
le tue lenti spesse dilatano le lettere oltre ogni significato e tuttavia continui a leggere
perché anche l’alfabeto è prezioso.
So che stai leggendo questa poesia in cucina,
mentre riscaldi il latte, con un bambino che ti piange sulla spalla e un libro in mano,
perché la vita è breve e anche tu hai sete.
So che stai leggendo questa poesia che non è nella tua lingua:
di alcune parole non conosci il significato, mentre altre ti fanno continuare a leggere
e io voglio sapere quali sono.
So che stai leggendo questa poesia in attesa di udire qualcosa, divisa tra amarezza e speranza,
per poi tornare ai compiti che non puoi rifiutare.
So che stai leggendo questa poesia perché non c’è altro da leggere,
lí dove sei approdata, nuda come sei.

Adrienne Rich

(Traduzione di Maria Luisa Vezzali)

Da Un atlante del mondo difficile, 1991

da “Cartografie del silenzio”, Crocetti Editore, 2000

***

XIII (Dedications)

I know you are reading this poem
late, before leaving your office
of the one intense yellow lamp-spot and the darkening window
in the lassitude of a building faded to quiet
long after rush-hour.            I know you are reading this poem
standing up in a bookstore far from the ocean
on a grey day of early spring, faint flakes driven
across the plains’ enormous spaces around you.
I know you are reading this poem
in a room where too much has happened for you to bear
where the bedclothes lie in stagnant coils on the bed
and the open valise speaks of flight
but you cannot leave yet.            I know you are reading this poem
as the underground train loses momentum and before running up the stairs
toward a new kind of love
your life has never allowed.
I know you are reading this poem by the light
of the television screen where soundless images jerk and slide
while you wait for the newscast from the intifada.
I know you are reading this poem in a waiting-room
of eyes met and unmeeting, of identity with strangers.
I know you are reading this poem by fluorescent light
in the boredom and fatigue of the young who are counted out,
count themselves out, at too early an age.             I know
you are reading this poem through your failing sight, the thick
lens enlarging these letters beyond all meaning yet you read on
because even the alphabet is precious.
I know you are reading this poem as you pace beside the stove
warming milk, a crying child on your shoulder, a book in your hand
because life is short and you too are thirsty.
I know you are reading this poem which is not in your language
guessing at some words while others keep you reading
and I want to know which words they are.
I know you are reading this poem listening for something, torn between bitterness and hope
turning back once again to the task you cannot refuse.
I know you are reading this poem because there is nothing else left to read
there where you have landed, stripped as you are.

Adrienne Rich

1990–1991

da “An Atlas of the Difficult World (1988 – 1991)”, W. W. Norton & Company, 1991

Cartografie del silenzio – Adrienne Rich

Wolfgang Sievers, Berlin, 1938

Wolfgang Sievers, Berlin, 1938

1.

Una conversazione inizia
con una menzogna. E chiunque

parli la cosiddetta lingua comune avverte
lo spaccarsi dell’iceberg, la deriva

come impotente, come contro
una forza della natura

Una poesia può iniziare
con una menzogna. Ed essere strappata.

Una conversazione segue altre leggi
si ricarica con la propria

falsa energia. Non può essere
strappata. Ci si infiltra nel sangue. Si ripete.

Con la sua punta irreversibile incide
l’isolamento che nega.

2.

Il programma di musica classica
che per ore e ore risuona nell’appartamento

il sollevare e risollevare
e sollevare ancora il telefono

le sillabe che scandiscono
ora e sempre il vecchio soggetto

la solitudine del bugiardo
che abita la rete convenzionale della bugia

gira i comandi per affogare il terrore
sotto la parola non detta

3.

La tecnologia del silenzio
I rituali, il bon ton

la confusione di termini
silenzio non assenza

di parole o musica o persino
suoni grezzi

II silenzio può essere un piano
rigorosamente eseguito

la cianografia di una vita

È una presenza
ha una storia         una forma

Non confonderlo
con alcun tipo di assenza

4.

Quanto calme, quanto inoffensive queste parole
cominciano a sembrarmi

se pure iniziate in dolore e rabbia
Posso sfondare questa pellicola di astrazione

senza ferire me o te?
Qui c’è abbastanza sofferenza

È per questo che suona la stazione classica o jazz?
Per dare una base di senso alla nostra sofferenza?

5.

Il silenzio che denuda:
nella Passione di Giovanna d’Arco di Dreyer

la faccia di Falconetti, capelli tosati, una vasta geografia
silenziosamente percorsa dalla cinepresa

Se esistesse una poesia in cui ciò potesse accadere
e non come spazi bianchi o parole

stese come una pelle sui significati
ma come il silenzio che viene alla fine

di una notte che due persone hanno passato
parlando fino all’alba

6.

L’urlo
di una voce illegittima

Ha smesso di sentirsi, e quindi
si chiede

Come riesco a esistere?

Questo era il silenzio che volevo rompere in te
con domande, ma non avresti risposto

con risposte, ma non le avresti utilizzate
Tutto vano per te e forse per altri

7.

Era un vecchio tema anche per me:
Il linguaggio non è onnipotente –

disegnalo sui muri dove
i poeti morti riposano nei loro mausolei

Se a un cenno del poeta la poesia
potesse trasformarsi in una cosa

un fianco di granito messo a nudo, una testa alzata
accesa di rugiada

Se potesse semplicemente guardarti in faccia
con le cornee nude, inchiodandoti

fino a quando tu – e io che sogno questa cosa –
fossimo finalmente fatti luce insieme nel suo sguardo

8.

No. Lasciami questa polvere,
queste nubi esangui cupamente sospese, queste parole

che si muovono con la feroce precisione
delle dita del bambino cieco

o della bocca dell’infante
violenta per la fame

Nessuno può darmelo, già da tempo
ho assunto questo metodo

della crusca fuoriuscita dalla trama del sacco troppo larga
o della fiamma blu del gas al minimo

Se di tanto in tanto invidio
le pure epifanie allo sguardo

la visio beatifica
se di tanto in tanto sogno di voltarmi

come lo ierofante eleusino
con la sua semplice spiga di grano

per tornare al mondo concreto e immortale
quello che in fondo continuo a scegliere

sono queste parole, questi sussurri, conversazioni
da cui di tanto in tanto la verità erompe umida e verde.

Adrienne Rich

1975

(Traduzione di Maria Luisa Vezzali)

da “Il sogno di un linguaggio comune”, in “Cartografie del silenzio”, Crocetti Editore, 2000

∗∗∗

Cartographies of Silence

1.

A conversation begins
with a lie. And each

speaker of the so-called common language feels
the ice-floe split, the drift apart

as if powerless, as if up against
a force of nature

A poem can begin
with a lie. And be torn up.

A conversation has other laws
recharges itself with its own

false energy. Cannot be torn
up. Infiltrates our blood. Repeats itself.

Inscribes with its unreturning stylus
the isolation it denies.

2.

The classical music station
playing hour upon hour in the apartment

the picking up and picking up
and again picking up the telephone

The syllables uttering
the old script over and over

The loneliness of the liar
living in the formal network of the lie

twisting the dials to drown the terror
beneath the unsaid word

3.

The technology of silence
The rituals, etiquette

the blurring of terms
silence not absence

of words or music or even
raw sounds

Silence can be a plan
rigorously executed

the blueprint to a life

It is a presence
it has a history        a form

Do not confuse it
with any kind of absence

4.

How calm, how inoffensive these words
begin to seem to me

though begun in grief and anger
Can I break through this film of the abstract

without wounding myself or you
there is enough pain here

This is why the classical or the jazz music station plays?
to give a ground of meaning to our pain?

5.

The silence that strips bare:
In Dreyer’s Passion of Joan

Falconetti’s face, hair shorn, a great geography
mutely surveyed by the camera

If there were a poetry where this could happen
not as blank spaces or as words

stretched like a skin over meanings
but as silence falls at the end

of a night through which two people
have talked till dawn

6.

The scream
of an illegitimate voice

It has ceased to hear itself, therefore
it asks itself

How do I exist?

This was the silence I wanted to break in you
I had questions but you would not answer

I had answers but you could not use them
This is useless to you and perhaps to others

7.

It was an old theme even for me:
Language cannot do everything—

chalk it on the walls where the dead poets
lie in their mausoleums

If at the will of the poet the poem
could turn into a thing

a granite flank laid bare, a lifted head
alight with dew

If it could simply look you in the face
with naked eyeballs, not letting you turn

till you, and I who long to make this thing,
were finally clarified together in its stare

8.

No. Let me have this dust,
these pale clouds dourly lingering, these words

moving with ferocious accuracy
like the blind child’s fingers

or the newborn infant’s mouth
violent with hunger

No one can give me, I have long ago
taken this method

whether of bran pouring from the loose-woven sack
or of the bunsen-flame turned low and blue

If from time to time I envy
the pure annunciations to the eye

the visio beatifica
if from time to time I long to turn

like the Eleusinian hierophant
holding up a simple ear of grain

for return to the concrete and everlasting world
what in fact I keep choosing

are these words, these whispers, conversations
from which time after time the truth breaks moist and green.

Adrienne Rich

1975

da “The Dream of a Common Language”, (1974–1977), W. W. Norton & Co, 1978

Il nuovo manuale di poesia – Mark Strand

Timothy Greenfield-Sanders, Mark Strand

for Greg Orr and Greg Simon

  1    Se un uomo capisce una poesia,
                  avrà dei problemi.

  2    Se un uomo vive insieme a una poesia,
                  morirà solo.

  3    Se un uomo vive insieme a due poesie,
                  ne tradirà una.

  4     Se un uomo concepisce una poesia,
                  avrà un figlio in meno.

 5   Se un uomo concepisce due poesie,
                 avrà due figli in meno.

 6   Se un uomo si mette in testa una corona quando scrive,
                verrà smascherato.

7   Se un uomo non si mette in testa una corona quando scrive,
               non ingannerà nessuno tranne se stesso.

8    Se un uomo si arrabbia con una poesia,
                verrà deriso dagli uomini.

 9    Se un uomo persiste nell’arrabbiarsi con una poesia,
                 verrà deriso dalle donne.

10    Se un uomo condanna pubblicamente la poesia,
                  le scarpe gli si riempiranno di urina.

11    Se un uomo rinuncia alla poesia per il potere,
                 avrà molto potere.

12    Se un uomo si vanta delle sue poesie,
                  verrà amato dagli stolti.

13    Se un uomo si vanta delle sue poesie e ama gli stolti,
                  non scriverà più.

14    Se un uomo prova un ardente desiderio di attenzione per le sue poesie,
                  sarà come un somaro al chiaro di luna.

15    Se un uomo scrive una poesia e loda una poesia di un collega,
                   avrà un’amante bellissima.

16    Se un uomo scrive una poesia e loda all’eccesso una poesia di un collega,
                   allontanerà da sé l’amante.

17   Se un uomo rivendica la poesia di un altro,
                 il suo cuore diverrà grande il doppio.

18    Se un uomo lascia che le sue poesie vadano in giro nude
                  avrà paura della morte.

19    Se un uomo ha paura della morte,
                 verrà salvato dalle sue poesie.

20    Se un uomo non ha paura della morte,
                 le sue poesie forse lo salveranno forse no.

21    Se un uomo finisce una poesia,
                 si immergerà nella scia bianca della propria passione
                 e verrà baciato dalla pagina bianca.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Il futuro non è più quello di una volta”, minimum fax, Roma, 2006

∗∗∗

THE NEW POETRY HANDBOOK
for Greg Orr and Greg Simon

1     If a man understands a poem,
               he shall have troubles.
 

   If a man lives with a poem,
               he shall die lonely.

3    If a man lives with two poems,
               he shall be unfaithful to one.

   If a man conceives of a poem,
               he shall have one less child.

5    If a man conceives of two poems,
               he shall have two children less.

6    If a man wears a crown on his head as he writes,
               he shall be found out.

7    If a man wears no crown on his head as he writes,
               he shall deceive no one but himself.

   If a man gets angry at a poem,
               he shall be scorned by men.

9    If a man continues to be angry at a poem,
               he shall be scorned by women.

10    If a man publicly denounces poetry,
               his shoes will fill with urine.

11    If a man gives up poetry for power,
               he shall have lots of power.

12    If a man brags about his poems,
               he shall be loved by fools.

13    If a man brags about his poems and loves fools,
               he shall write no more.

14    If a man craves attention because of his poems,
               he shall be like a jackass in moonlight.

15    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow,
               he shall have a beautiful mistress.

16    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow overly,
               he shall drive his mistress away.

17    If a man claims the poem of another,
               his heart shall double in size.

18    If a man lets his poems go naked,
               he shall fear death.

19    If a man fears death,
               he shall be saved by his poems.

20    If a man does not fear death,
               he may or may not be saved by his poems.

21    If a man finishes a poem,
               he shall bathe in the blank wake of his passion and be kissed by white                                                                                                                                 [ paper.

Mark Strand

da “Darker: poems”, Atheneum, 1970

Terza rima – Adrienne Rich

Alex Howitt, Rain

 1.

Cielo sputa-grandine     sole
che schizza dai cachi rimasti
nel giardino abbandonato

della casa abbandonata     La targa dell’agente immobiliare ondeggia
contro questo denso di nubi questo
lotto arreso

Ti narrerei     quindi aiutami     se potessi
il gran maestro
che mi apparve al fianco dicendo:

Scendiamo        all’oltretomba
– la terra già spaccata
Lasciati prendere per mano

– ma chi potrebbe essere?
tremante sulla crosta aperta
di chi fidarmi?

divento il maestro mancato deragliato dalla memoria assaltato
zoppicante
che non ho avuto mai     io conduco e     io tengo dietro

2.

Chiamalo sentiero del terremoto:
io conduco attraverso campi di lecci
fino al colle     dove hanno tremato le placche

riavvolgo la storia sismica
indico lo steccato
spezzato del 1906     le pietre dissestate

traccio la curva sotto scuri rami d’alloro
macchiati di muschio
al modo di una guida

Al modo di un novizio resto
indietro con il serpentello
morto sul viottolo battuto

Non accadrà mai piú

3.

In fondo al viottolo battuto ci regalano
biglietti per la cerimonia
della morte della storia

L’ultima pagina del calendario
salterà in aria   foglio di fiamma
(nessuno potrà accedere sul ponte)

Raggrupperemo per lettera
ordine alfabetico
ogni biglietto una lettera

per vederci giganti
sul maxischermo
del parcheggio

figure di uomini e donne che spingono decisi
neonati in carrozzine imbottite
attraverso ipermercati in disintegrazione

dentro la nuova era

4.

Ho perso la nostra via      la colpa è mia
nostra   la colpa appartiene
a noi    divento    la guida

che avrebbe dovuto mancare
che avrebbe dovuto rimanere novizio
io     come guida    ho fallito

io come novizio       ho tremato
avrei dovuto essere piú forte     tenerci
uniti

5.

Mi pensavo piú
forte     vedevo la volontà come una vela
che lanciava i miei scafi

su fiumi ghiacciati
insanguinati dal tramonto
pensavo di poter essere per sempre

volontà intatta     la mia vela gonfia
di perfetto ozono     le mie lame
lampi lucenti nel ghiaccio

6.

Era quella la giovinezza?     quello zaffiro
splendente sulla neve
un’ora precisa

a Central Park     quell’odore
su marciapiede e davanzale
fresco e intatto

la pace e il dramma della tempesta
sopra la città
pubblica intimità

                                   in attesa
nella piccola copisteria appannata
piste di fango sul parquet

poi tremante     inebriata
nel crepuscolo
alla fermata del tram     in mezzo agli altri     pubblica felicità

7.

Non è semplice svolgere
il lavoro della guida     i novizi
irrompono a ogni ora con il loro eccesso di vigore

senza sapere chi sono
ogni fase della luna una scusa
per fibrillare

oltre il bisogno     nel mondo d’oggi
pensare
a espandere     il nuovo pensiero

– O: l’amore ti muoverà con forza
o lo farà il commercio
Vuoi un prete?     vai all’altare

dove accordi eterni sono conclusi
vuoi amore?
discendi nel tuo cuore distruttibile

8.

Nella pellicola di Almodóvar
andiamo a caccia della verità nel campo delle prostitute
a trovare passato e futuro

eleganti     pestate e accoltellate
sesso senza genere
sfruttato e sfruttatore

transazioni     zone di gioco
girare in auto
alla ricerca dei propri desideri

teatro dell’amore     nono cerchio
ci sono cosí tanti maestri
qui     nessun fuoco li consuma

Capisci?     potrebbero frustarti
in faccia in un posto del genere
Credi che sia un film?

9.

Lei dice: Ho dato il mio nome ed è stato preso
Il mio nome non l’ho piú
Ho dato la mia parola ed è stata rotta

Le mie parole stanno imparando
a camminare con le grucce
in mezzo al traffico

senza incespicare
Il mio nome è un prigioniero
che non farà nomi

Dice:     Ho dato la mia lingua
all’amore    e questo
rende difficile parlare

Dice:    Quando la mia vita dipendeva
da uno dei due
termini opposti

beltà e coraggio ho osato mescolare
entrambi sono stati i miei amanti
insieme sono stati torturati

10.

Stanca delle mie vecchie poesie        sorpresa
da un acquazzone sulla Quinta Strada
in una libreria

allungo la mano a uno scaffale
ed eccoti     Pier Paolo
che parli alle ceneri di Gramsci

nella vecchia rima incatenata
Vivo nel non volere
del tramontato dopoguerra:

                                                amando
il mondo che odio…
quella voce vernacolare
intimamente politica

e in questo modo sei morto
cosí mi stringo il libro al cuore
mentre il negozio chiude

11.

Sotto gli spigoli di metallo annerito
della piccola moka
blu arde una fiamma

un profumo impregna la stanza
– aroma o precognizione di
una vita che in effetti potrebbe essere

vissuta     un chicco di speranza
un morso di cioccolata amara nel metrò
per ravvivare i sensi

senza i quali siamo prede
della volontà fallita
la sua scienza della disperazione

12.

Come odio quando mi attribuisci
una “visione di donna”
accogliente tra le porcellane     le tende tirate

o     china in abito di pelle nera
sulla tua sedia
con l’unghia nera a tracciarti i lineamenti

Sibilla sfinita galleggiante nella bottiglia

Quanto ho odiato parlare “da donna”
per la mera continuazione
mentre vedevo la frattura

Da donna     amo
e odio?     da donna
mastico la mia cioccolata amara sottoterra?

Sí.     No.     Anche tu
sessuato come sei     odiando
l’intero affare     continui     a perpetuarlo

13.

Là dove il novizio tira la guida
per l’aria gelata
dove la guida all’improvviso afferra     la spalla

del novizio     dove il muschio è d’oro
il cielo chiazzato di rosa al tramonto
dove l’urina della renna appena scomparsa

punge l’aria come un’erba affilata
dove la gola della radura si apre
per la foresta arresa

è piú difficile restare
con te     io conduco
e tengo dietro

le nostre ombre     grandi come renne
scivolano sulla mappa
del caso e del fine     figure

sulla crosta aperta
si scambiano posto     bocconi
uno sguardo

Adrienne Rich

2000

(Traduzione di Maria Luisa Vezzali)

da “La guida nel labirinto”, Crocetti Editore, 2011

***

Terza Rima

1.

Hail-spurting sky     sun
splashing off persimmons left
in the quit garden

of the quit house     The realtor’s swaying name
against this cloudheap this
surrendered acre

I would     so help me     tell you if I could
how some great teacher
came to my side and said:

Let’s go down     into the underworld
—the earth already crazed
Let me take your hand

—but who would that be?
already trembling on the broken crust
who would I trust?

I become the default derailed memory-raided
limping
teacher I never had     I lead and     I follow

2.

Call it the earthquake trail:
I lead through live-oak meadows
to the hillside     where the plates shuddered

rewind the seismic story
point to the sundered
fence of 1906     the unmatching rocks

trace the loop under dark bay branches
blurred with moss
behaving like a guide

Like a novice I lag
behind with the little snake
dead on the beaten path

This will never happen again

3.

At the end of the beaten path we’re sold free
tickets for the celebration
of the death of history

The last page of the calendar
will go up a sheet of flame
(no one will be permitted on the bridge)

We’ll assemble by letters
alphabetical
each ticket a letter

to view ourselves as giants
on screen-surround
in the parking lot

figures of men and women firmly pushing
babies in thickly padded prams
through disintegrating malls

into the new era

4.

I have lost our way the fault is mine
ours the fault belongs
to us     I become     the guide

who should have defaulted
who should have remained the novice
I     as guide     failed

I as novice     trembled
I should have been stronger     held us
together

5.

I thought I was
stronger    my will the ice-sail
speeding my runners

along frozen rivers
bloodied by sunset
thought I could be forever

will-ful     my sail filled
with perfect ozone     my blades
flashing clean into the ice

6.

Was that youth?     that clear
sapphire on snow
a distinct hour

in Central Park     that smell
on sidewalk and windowsill
fresh and unmixt

the blizzard’s peace and drama
over the city
a public privacy

                               waiting
in the small steamed-up copy shop
slush tracked in across a wooden floor

then shivering     elated
in twilight
at the bus stop     with others     a public happiness

7.

Not simple is it to do
a guide’s work     the novices
irrupting hourly with their own bad vigor

knowing not who they are
every phase of moon an excuse
for fibrillating

besides the need in     today’s world
to consider
outreach     the new thinking

—Or: love will strongly move you
or commerce will
You want a priest?    go to the altar

where eternal bargains are struck
want love?
go down inside your destructible heart

8.

In Almodóvar’s film
we go for truth to the prostitutes’ field
to find past and future

elegant     beaten-up and knifed
sex without gender
preyed-on and preying

transactions     zones of play
the circling drivers
in search of their desires

theater of love     Ninth Circle
there are so many teachers
here no fire can shrink them

Do you understand?     you could get your face
slashed in such a place
Do you think this is a movie?

9.

She says: I gave my name and it was taken
I no longer have my name
I gave my word and it was broken

My words are learning
to walk on crutches
through traffic

without stammering
My name is a prisoner
who will not name names

She says:     I gave my tongue
to love     and this
makes it hard to speak

She says:     When my life depended
on one of two
opposite terms

I dared mix beauty with courage
they were my lovers
together they were tortured

10.

Sick of my own old poems     caught
on rainshower Fifth Avenue
in a bookstore

I reach to a shelf
and there you are     Pier Paolo
speaking to Gramsci’s ashes

in the old encircling rhyme
Vivo nel non volere
del tramontato dopoguerra:

amando
il mondo che odio . . .
that vernacular voice
intimately political

and that was how you died
so I clasp my book to my heart
as the shop closes

11.

Under the blackened dull-metal corners
of the small espresso pot
a jet flares blue

a smell tinctures the room
—some sniff or prescience of
a life that actually could be

lived     a grain of hope
a bite of bitter chocolate in the subway
to pull on our senses

without them we’re prey
to the failed will
its science of despair

12.

How I hate it when you ascribe to me
a “woman’s vision”
cozy with coffeepots     drawn curtains

or     leaning in black leather dress
over your chair
black fingernail tracing your lines

overspent Sibyl drifting in a bottle

How I’ve hated speaking “as a woman”
for mere continuation
when the broken is what I saw

As a woman     do I love
and hate?     as a woman
do I munch my bitter chocolate underground?

Yes.     No.     You too
sexed as you are hating
this whole thing     you keep on it     remaking

13.

Where the novice pulls the guide
across frozen air
where the guide suddenly grips     the shoulder

of the novice     where the moss is golden
the sky sponged with pink at sunset
where the urine of reindeer barely vanished

stings the air like a sharp herb
where the throat of the clear-cut opens
across the surrendered forest

I’m most difficultly
with you    I lead
and I follow

our shadows     reindeer-huge
slip onto the map
of chance and purpose     figures

on the broken crust
exchanging places     bites to eat
a glance

Adrienne Rich

2000

da “Fox: Poems 1998 – 2000 by Adrienne Rich”, WW. Norton & Company, 2003

Cos’era – Mark Strand

Foto di Nicola Bertellotti

Foto di Nicola Bertellotti

 

I

Era impossibile da immaginare, impossibile
da non immaginare; il suo azzurro, l’ombra che lasciava,
che cadeva, riempiva l’oscurità del proprio freddo,
il suo freddo che cadeva fuori di se stesso, fuori di qualsiasi idea
di sé descrivesse nel cadere; un qualcosa, una minuzia,
una macchia, un punto, un punto entro un punto, un abisso infinito
di minuzia; una canzone, ma meno di una canzone, qualcosa che affoga
in sé, qualcosa che va, un’alluvione di suono, ma meno
di un suono; la sua fine, il suo vuoto,
il suo vuoto tenero, piccolo che colma la sua eco, e cade,
e si alza, inavvertito, e cade ancora, e così sempre,
e sempre perché, e solo perché, essendo stato, era…

II

Era l’inizio di una sedia;
era il divano grigio; era i muri,
il giardino, la strada di ghiaia; era il modo in cui
i ruderi di luna le crollavano sulla chioma.
Era quello, ed era altro ancora; era il vento che azzannava
gli alberi; era la congerie confusa di nubi, la bava
di stelle sulla riva. Era l’ora che pareva dire
che se sapevi in che punto esatto del tempo si era, non avresti
mai più chiesto nulla. Era quello. Senz’altro era quello.
Era anche l’evento mai avvenuto – un momento tanto pieno
che quando se ne andò, come doveva, nessun dolore riusciva
a contenerlo. Era la stanza che pareva la stessa
dopo tanti anni. Era quello. Era il cappello
dimenticato da lei, la penna che lei lasciò sul tavolo.
Era il sole sulla mia mano. Era il caldo del sole. Era come
sedevo, come attendevo ore, giorni. Era quello. Solo quello.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “L’inizio di una sedia”, Donzelli Poesia, 1999

∗∗∗

What It Was

I

It was impossible to imagine, impossible
Not to imagine; the blueness of it, the shadow it cast,
Falling downward, filling the dark with the chill of itself,
The cold of it falling out of itself, out of whatever idea
Of itself it described as it fell; a something, a smallness,
A dot, a speck, a speck within a speck, an endless depth
Of smallness; a song, but less than a song, something drowning
Into itself, something going, a flood of sound, but less
Than a sound; the last of it, the blank of it,
The tender small blank of it filling its echo, and falling,
And rising unnoticed, and falling again, and always thus,
And always because, and only because, once having been, it was…

II

It was the beginning of a chair;
It was the gray couch; it was the walls,
The garden, the gravel road; it was the way
The ruined moonlight fell across her hair.
It was that, and it was more. It was the wind that tore
At the trees; it was the fuss and clutter of clouds, the shore
Littered with stars. It was the hour which seemed to say
That if you knew what time it really was, you would not
Ask for anything again. It was that. It was certainly that.
It was also what never happened—a moment so full
That when it went, as it had to, no grief was large enough
To contain it. It was the room that appeared unchanged
After so many years. It was that. It was the hat
She’d forgotten to take, the pen she left on the table.
It was the sun on my hand. It was the sun’s heat. It was the way
I sat, the way I waited for hours, for days. It was that. Just that.

Mark Strand

da “Blizzard of One”, New York: Alfred A. Knopf, 1988

Blues in memoria – Wystan Hugh Auden

Foto: Luca Palmieri, Trani, 2014

Foto: Luca Palmieri, Trani, 2014

 

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforte, e tra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino aeroplani lamentosi lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: e avevo torto.

Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai più nulla può giovare.

Wystan Hugh Auden

(Traduzione di Gilberto Forti)

da “W. H. Auden, La verità, vi prego, sull’amore”, Adelphi Edizioni, 1994

***

Funeral Blues

Stop all the clocks, cut off the telephone,
Prevent the dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.

Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He Is Dead,
Put crepe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.

He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last for ever: I was wrong.

The stars are not wanted now: put out every one;
Pack up the moon and dismantle the sun;
Pour away the ocean and sweep up the wood.
For nothing now can ever come to any good.

Wystan Hugh Auden

da “Tell Me the Truth About Love: Ten Poems”, Vintage and Faber paperback, 1994

Ciò che è possibile – Adrienne Rich

Foto di Roger Catherineau

 

Una notte chiara               se fosse chiara la mente

Se la mente fosse semplice, se la mente fosse nuda
di tutto tranne che delle necessità piú antiche:
cucchiaio di legno             coltello                 specchio
tazza                                    lampada              scalpello
un pettine che passa tra i capelli accanto a una finestra
un lenzuolo
                      gettato via nel sonno

Una notte chiara in cui due pianeti
sembrano avvinghiarsi l’uno  all’altro                    in cui l’erba terrestre
si muove come seta nella luce stellare

                                                                     Se la mente fosse chiara
e se la mente fosse semplice               potresti prendere questa mente
questo particolare stato               e dire
Cosí vivrei se potessi scegliere:
questo è ciò che è possibile

Una notte chiara.              Ma la mente
della donna che immagina tutto questo           la mente
che rende tutto questo possibile
non è chiara come la notte
non è mai semplice              non può abbracciare
le sue verità come si abbracciano i pianeti in transito
non cosí facilmente
                                    si libera dal rimorso
non cosí facilmente
                                    compie il miracolo
per cui la mente è famosa
                                                o era famosa
non diventa astratta e pura a comando

la mente di questa donna

non desidera neppure quel miracolo
ha una diversa missione
                                             nell’universo
Se la mente fosse semplice           se la mente fosse nuda
potrebbe assomigliare a una stanza         un interno pulito
ma come potrebbe essere possibile ora

date le voci delle città-fantasma
le loro minute, vaste configurazioni
che attendono di essere decifrate
                                                             la notte oracolare
densa di suoni

Se potesse mai ridursi a qualcosa di simile
a un pettine che passa tra i capelli accanto a una finestra

niente di piú
                       un lenzuolo
                       gettato via nel sonno
ma la mente
della donna che pensa questo           è avvolta nella battaglia
occupata da una diversa missione
uno stelo d’erba      secca erba piumosa      radicata nella neve
che si agita nell’aria gelata           una bacchetta fiera
                                                                             che disegna grafici

Anche il dito scorre
su pagine di un libro

ha piú buon senso della poesia che legge
conosce attraverso la poesia
                                           attraverso i vetri piumati di ghiaccio
l’inverno
                che contrae gli artigli
il vento-falco
                         pronto a uccidere

Adrienne Rich

1980

(Traduzione di Maria Luisa Vezzali)

da “Una pazienza selvaggia mi ha portato sin qui. Poesie 1978-1981”, in “Cartografie del silenzio”, Crocetti Editore, 2000

∗∗∗

What Is Possible

A clear night           if the mind were clear

If the mind were simple, if the mind were bare
of all but the most classic necessities:
wooden spoon         knife                              mirror
cup                             lamp                              chisel
a comb passing through hair beside a window
a sheet
             thrown back by the sleeper

A clear night in which two planets
seem to clasp each other          in which the earthly grasses
shift like silk in starlight
                                             If the mind were clear
and if the mind were simple          you could take this mind
this particular state         and say
This is how I would live if I could choose:
this is what is possible

A clear night.            But the mind
of the woman imagining all this           the mind
that allows all this to be possible
is not clear as the night
is never simple            cannot clasp
its truths as the transiting planets clasp each other
does not so easily
                                 work free from remorse
does not so easily
                                 manage the miracle
for which mind is famous
                                               or used to be famous
does not at will become abstract and pure

this woman’s mind

does not even will that miracle
having a different mission
                                                 in the universe

If the mind were simple               if the mind were bare
it might resemble a room              a swept interior
but how could this now be possible

given the voices of the ghost-towns
their tiny and vast configurations
needing to be deciphered
                                              the oracular night
with its densely working sounds

If it could ever come down to anything like
a comb passing through hair beside a window

no more than that
                                  a sheet
                                  thrown back by the sleeper
but the mind
of the woman thinking this          is wrapped in battle
is on another mission
a stalk of grass        dried feathery weed        rooted in snow
in frozen air stirring          a fierce wand graphing

Her finger also tracing
pages of a book

knowing better than the poem she reads
knowing through the poem
                                                  through ice-feathered panes
the winter
                   flexing its talons
the hawk-wind
                            poised to kill

Adrienne Rich

1980

da “A Wild Patience Has Taken Me This Far: Poems 1978-1981”, W. W. Norton & Company, 1993