Poesia di Auburn – Hayden Carruth

Brassaï, The Hands of Léon-Paul Fargue and Louise de Vilmorin, 1935

 

Un libro che leggevo stamattina
di Milan Kundera dice così: “Nell’algebra
dell’amore un figlio è il simbolo della magica

somma di due esseri”. E ora quella figlia
ha trentanove anni; soffre
di un cancro che ci hanno detto incurabile

e le sarà fatale. Sei stata sposata
per trent’anni a un altro uomo, ed io
ho sposato altre tre donne

e convissuto con sei –
una sciagura ma è così, compiuta
e irrevocabile. Siamo vecchi. Tu hai

sessantanove anni ed io settanta. Sarebbe
follia sentimentale dire di scorgere in te,
o tu in me, i lineamenti della nostra

giovinezza in amore. Eppure è vero. La tua voce
soprattutto mi riporta indietro. Siamo qui
perché nostra figlia, concepita a Chicago

in una bella notte d’aprile tanto tempo fa,
è tragicamente vulnerabile. Ci incontriamo angosciati,
in una disperazione muta. Ci incontriamo dopo anni

di separazione e di appena affettuosa
noncuranza. Ma è vero, vero, questa figlia
che è una donna matura, sofferente

con figli propri, è tuttora un simbolo
di quella magica somma che eravamo, e in questa
sventura, senza parole o tocco o sguardo

furtivo, io mi stringo a te, e so
di essere accettato senza parole o tocco o sguardo
furtivo. Questa, così tardi, la crisi delle nostre vite.

Hayden Carruth

(Traduzione di Fiorenza Mormile)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXX, Febbraio 2017, N. 323, Crocetti Editore

∗∗∗

Auburn Poem

A book I was reading this morning
by Milan Kundera contains this: “In the algebra
of love a child is the symbol of the magical

sum of two beings.” And now that child
is thirty-nine years old; she is suffering
from a cancer which we are told is incurable

and will become fatal. You have been married
for thirty years to another man, and I
have been married to three other women

and have lived with six whom I did not
marry – a disgrace but there it is, done
and irrevocable. We are old. You are

sixty-nine and I am seventy. It would be
sentimental folly to say I can see in you,
or you in me, the lineaments of our

loving youth. Yet it is true. Your voice
especially takes me back. We are here
because our daughter, whom we conceived

one fine April night in Chicago long ago,
is crucially vulnerable. We meet in agony,
in wordless despair. We meet after years

of separation and mildly affectionate
unconcern. But it’s true, true, this child
who is a mature, afflicted woman

with children of her own, is still a symbol
of that magical sum we were, and in this
wretchedness, without word or touch or hidden

glance, I hold myself out to you, and I know
I am accepted without word or touch or hidden
glance. This, so late, the crisis of our lives.

Hayden Carruth

da “Scrambled Eggs & Whiskey: Poems, 1991-1995”, Copper Canyon Press, 1996

Il nuovo manuale di poesia – Mark Strand

Foto di Chris Felver

for Greg Orr and Greg Simon

  1    Se un uomo capisce una poesia,
                  avrà dei problemi.

  2    Se un uomo vive insieme a una poesia,
                  morirà solo.

  3    Se un uomo vive insieme a due poesie,
                  ne tradirà una.

  4     Se un uomo concepisce una poesia,
                  avrà un figlio in meno.

 5   Se un uomo concepisce due poesie,
                avrà due figli in meno.

 6   Se un uomo si mette in testa una corona quando scrive,
                verrà smascherato.

7   Se un uomo non si mette in testa una corona quando scrive,
               non ingannerà nessuno tranne se stesso.

8    Se un uomo si arrabbia con una poesia,
                verrà deriso dagli uomini.

 9    Se un uomo persiste nell’arrabbiarsi con una poesia,
                 verrà deriso dalle donne.

10    Se un uomo condanna pubblicamente la poesia,
                  le scarpe gli si riempiranno di urina.

11    Se un uomo rinuncia alla poesia per il potere,
                 avrà molto potere.

12    Se un uomo si vanta delle sue poesie,
                  verrà amato dagli stolti.

13    Se un uomo si vanta delle sue poesie e ama gli stolti,
                  non scriverà più.

14    Se un uomo prova un ardente desiderio di attenzione per le sue poesie,
                  sarà come un somaro al chiaro di luna.

15    Se un uomo scrive una poesia e loda una poesia di un collega,
                  avrà un’amante bellissima.

16    Se un uomo scrive una poesia e loda all’eccesso una poesia di un collega,
                  allontanerà da sé l’amante.

17   Se un uomo rivendica la poesia di un altro,
                il suo cuore diverrà grande il doppio.

18    Se un uomo lascia che le sue poesie vadano in giro nude
                 avrà paura della morte.

19    Se un uomo ha paura della morte,
                 verrà salvato dalle sue poesie.

20    Se un uomo non ha paura della morte,
                 le sue poesie forse lo salveranno forse no.

21    Se un uomo finisce una poesia,
                 si immergerà nella scia bianca della propria passione
                e verrà baciato dalla pagina bianca.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Il futuro non è più quello di una volta”, minimum fax, Roma, 2006

∗∗∗

THE NEW POETRY HANDBOOK
for Greg Orr and Greg Simon

   1     If a man understands a poem,
               he shall have troubles.
  2    If a man lives with a poem,
               he shall die lonely.
  3    If a man lives with two poems,
               he shall be unfaithful to one.
  4    If a man conceives of a poem,
               he shall have one less child.
  5    If a man conceives of two poems,
               he shall have two children less.
  6    If a man wears a crown on his head as he writes,
               he shall be found out.
  7    If a man wears no crown on his head as he writes,
               he shall deceive no one but himself.
     If a man gets angry at a poem,
               he shall be scorned by men.
  9    If a man continues to be angry at a poem,
               he shall be scorned by women.
10    If a man publicly denounces poetry,
               his shoes will fill with urine.
11    If a man gives up poetry for power,
               he shall have lots of power.
12    If a man brags about his poems,
               he shall be loved by fools.
13    If a man brags about his poems and loves fools,
               he shall write no more.
14    If a man denies his poems pleasure,
               his wit shall wear boots.
15    If a man craves attention because of his poems,
               he shall be like a jackass in moonlight.
16    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow,
               he shall have a beautiful mistress.
17    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow overly,
               he shall drive his mistress away.
18    If a man claims the poem of another,
               his heart shall double in size.
19    If a man lets his poems go naked,
               he shall fear death.
20    If a man fears death,
               he shall be saved by his poems.
21    If a man does not fear death,
               he may or may not be saved by his poems.
22    If a man finishes a poem,
               he shall bathe in the blank wake of his passion and be kissed by white                                                                                                                                 [ paper.

Mark Strand

da “Darker: poems”, Atheneum, 1970

Francis Turner – Edgar Lee Master

Constant Puyo, Im Schilf, 1903

Constant Puyo, Im Schilf, 1903

 

Io non potevo correre né giocare
quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere —
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti —
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary —
mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’anima d’improvviso mi fuggí.

Edgar Lee Master

(Traduzione di Fernanda Pivano)

da “Spoon River Anthology”, Einaudi Editore, 1943

***

Francis Turner

I could not run or play
In boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink —
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa trees, and arbors sweet with vines —
There on that afternoon in June
By Mary’s side —
Kissing her with my soul upon my lips
It suddenly took flight.

Edgar Lee Masters

da “Spoon River Anthology”, Mc Millan Company, New York, 1916

Specchio – Sylvia Plath

Edward Steichen, The Mirror, 1905

Edward Steichen, The Mirror, 1905

 

Sono d’argento e rigoroso. Non ho preconcetti.
Quello che vedo lo ingoio all’istante 
così com’è, non velato da amore o da avversione.
Non sono crudele, sono solo veritiero—
l’occhio di un piccolo dio, quadrangolare.
Passo molte ore a meditare sulla parete di fronte.
È rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo
che credo faccia parte del mio cuore. Ma c’è e non c’è.
Facce e buio ci separano ripetutamente.
Ora sono un lago. Una donna si china su di me,
cercando nella mia distesa ciò che essa è veramente.
Poi si volge alle candele o alla luna, quelle bugiarde.
Vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente.
Lei mi ricompensa con lacrime e un agitare di mani.
Sono importante per lei. Va e viene.
Ogni mattina è sua la faccia che prende il posto del buio.
In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia
sale verso di lei giorno dopo giorno come un pesce tremendo.

Sylvia Plath

23 ottobre 1961

(Traduzione di Anna Ravano)

da “Attraversando l’acqua”, in “I capolavori di Sylvia Plath”, Mondadori, 2004

***

Mirror

I am silver and exact. I have no preconceptions.
Whatever I see I swallow immediately
Just as it is, unmisted by love or dislike.
I am not cruel, only truthful—
The eye of the little god, four cornered.
Most of the time I meditate on the opposite wall.
It is pink, with speckles. I have looked at it so long
I think it is a part of my heart. But it flickers.
Faces and darkness separate us over and over.
Now I am a lake. A woman bends over me,
Searching my reaches for what she really is.
Then she turns to those liars, the candles or the moon.
I see her back, and reflect it faithfully.
She rewards me with tears and an agitation of hands.
I am important to her. She comes and goes.
Each morning it is her face that replaces the darkness.
In me she has drowned a young girl, and in me an old woman
Rises toward her day after day, like a terrible fish.

Sylvia Plath

23 October 1961

da “Crossing the Water: Transitional Poems”. Edited by Ted Hughes. New York: Harper, 1971

Povero nord – Mark Strand

Edward Hopper, At the Window, 1940

Edward Hopper, At the Window, 1940

 

Fa freddo, la neve è alta,
il vento sbatte nella sua gabbia di piante,
le nuvole paiono stracci sozzi e laceri per l’uso,
e gli storni becchettano il ghiaccio.
È il nord, povero nord. Niente va bene.

Il capofamiglia è andato al lavoro,
vende sedie e sofà in un negozio che sta per fallire.
La moglie sta a casa e fissa dalla finestra le piante,
cerca di ricordare la vita che ha perso, anche se non era un granché.
Fiori bianchi di brina sbocciano sul vetro.

È quasi sera. Anatre e oche canadesi dormono
sulle acque della baia di Saint Margaret.
Marito e moglie passeggiano: guardate come si piegano
controvento; alzano il bavero
e i minuscoli sbuffi del loro respiro volano via.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Il futuro non è più quello di una volta”, minimum fax, Roma, 2006

∗∗∗

Poor North

It is cold, the snow is deep,
the wind beats around in its cage of trees,
clouds have the look of rags torn and soiled with use,
and starlings peck at the ice.
It is north, poor north. Nothing goes right.

The man of the house has gone to work,
selling chairs and sofas in a failing store.
His wife stays home and stares from the window into the trees,
trying to recall the life she lost, though it wasn’t much.
White flowers of frost build up on the glass.

It is late in the day. Brants and Canada geese are asleep
on the waters of St. Margaret’s Bay.
The man and his wife are out for a walk; see how they lean
into the wind; they turn up their collars
and the small puffs of their breath are carried away.

Mark Strand

da The Late Hour”, Atheneum, 1978

«È la “speranza” una creatura alata» – Emily Dickinson

Foto di Susan De Witt

Foto di Susan De Witt

254

È la “speranza” una creatura alata
che si annida nell’anima –
e canta melodie senza parole –
senza smettere mai –

E la senti dolcissima nel vento –
e ben aspra dev’esser la tempesta
che valga a spaventare il tenue uccello
che tanti riscaldò –

Nella landa più gelida l’ho udita –
sui più remoti mari –
ma nemmeno all’estremo del bisogno
ha voluto una briciola – da me.

Emily Dickinson

c. 1861

(Traduzione di Silvio Raffo)

da “Tutte le poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

∗∗∗

254

“Hope” is the thing with feathers –
That perches in the soul –
And sings the tune without the words –
And never stops – at all –

And sweetest – in the Gale – is heard –
And sore must be the storm –
That could abash the little Bird
That kept so many warm –

I’ve heard it in the chillest land –
And on the strangest Sea –
Yet, never, in Extremity,
It asked a crumb – of Me.

Emily Dickinson

c. 1861

da “Poems”, a cura di Mabel Loomis Todd e Thomas W. Higginson, Boston, Robert Brothers, 1891

È vero, come ha detto qualcuno… – Mark Strand

Foto di Chris Felver

Foto di Chris Felver

 

XVI

È vero, come ha detto qualcuno, che
in un mondo senza paradiso tutto è addio.
Sia che tu saluti con la mano o no,

è addio, e se non ti salgono le lacrime agli occhi
è addio lo stesso, e se fingi di non accorgerti,
odiando ciò che passa, è addio lo stesso.

Addio e basta. E le palme nel piegarsi
sulla laguna verde e splendente, e i pellicani
in picchiata, e i corpi lustri dei bagnanti che riposano,

sono stadi di un’immobilità estrema, e il movimento
della sabbia, e del vento, e le movenze segrete del corpo
sono parte dello stesso insieme, una semplicità che trasforma l’essere

in occasione di lutto, o in un’occasione
per cui valga far festa, perché che altro si fa,
nel sentire il peso delle ali dei pellicani,

la densità delle ombre delle palme, le cellule che scuriscono
le schiene dei bagnanti? Sono al di là delle distorsioni
del caso, oltre le evasioni della musica. La fine

è messa in atto senza tregua. E la sentiamo
nelle lusinghe del sonno, nella luna che matura,
nel vino mentre attende nel bicchiere.

Mark Strand

È per Brooke Hopkins. Il qualcuno cui si allude è Wallace Stevens.

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “L’inizio di una sedia”, Donzelli Poesia, 1999

***

XVI

It is true, as someone has said, that in
A world without heaven all is farewell.
Whether you wave your hand or not,

It is farewell, and if no tears come to your eyes
It is still farewell, and if you pretend not to notice,
Hating what passes, it is still farewell.

Farewell no matter what. And the palms as they lean
Over the green, bright lagoon, and the pelicans
Diving, and the glistening bodies of bathers resting,

Are stages in an ultimate stillness, and the movement
Of sand, and of wind, and the secret moves of the body
Are part of the same, a simplicity that turns being

Into an occasion for mourning, or into an occasion
Worth celebrating, for what else does one do,
Feeling the weight of the pelicans’ wings,

The density of the palms’ shadows, the cells that darken
The backs of bathers? These are beyond the distortions
Of chance, beyond the evasions of music. The end

Is enacted again and again. And we feel it
In the temptations of sleep, in the moon’s ripening,
In the wine as it waits in the glass.

Mark Strand

Is for Brooke Hopkins. The someone alluded to is Wallace Stevens.

da “Dark Harbor, A poem”, New York: Alfred A. Knopf, 1993