«Non capirsi è terribile…» – Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

Foto di Vladimir Mishukov

Foto di Vladimir Mishukov

 

Non capirsi è terribile –
non capirsi e abbracciarsi.
Ma per quanto  strano,
è altrettanto terribile, altrettanto,
capirsi in tutto.

Ci feriamo comunque.
E, segnato da una precoce conoscenza,
l’animo tuo soave
io con l’incomprensione non offenderò
e non ucciderò con la comprensione.

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

1956

(Traduzione di Evelina Pascucci)

da “E. Evtušenko, Poesie d’amore”, Newton Compton, 1986

***

Не понимать друг друга страшно –
не понимать и обнимать,
и все же, как это ни странно,
но так же страшно, так же страшно
во всем друг друга понимать.

Тем и другим себя мы раним.
И, наделен познаньем ранним,
я душу нежную твою
не оскорблю непониманьем
и пониманьем не убью.

Евгений Александрович Евтушенко

1956

da “Евгений Александрович Евтушенко, Стихотворения и поэмы: 1952-1964”, Сов. Россия, 1987

Amo i tuoi occhi, amica mia… – Fëdor Ivanovič Tjutčev

Edward Thayer Monroe, Portrait of Louise Brooks, 1926

Edward Thayer Monroe, Portrait of Louise Brooks, 1926

 

Amo i tuoi occhi, amica mia,
E il loro gioco d’incanto e di fuoco,
Quando, d’un tratto, tu li sollevi
E come un lampo nel cielo
Rapida intorno ti guardi…

Ma vi è un incanto ancor più intenso;
Quando nei tuoi occhi chini,
Nel momento del bacio appassionato,
Attraverso le tue ciglia abbassate
Arde il cupo fuoco del desiderio.

Fëdor Ivanovič Tjutčev

(Traduzione di Eridano Bazzarelli)

da “Fëdor I. Tjutčev, Poesie”, Rizzoli, 1993

Scritta non dopo l’aprile del 1836; apparsa nel 1879 in «Russkij Archiv».

∗∗∗

«Люблю глаза твои, моё друг…»

Люблю глаза твои, моё друг,
С игрой их пламенно-чудесной,
Когда их приподымешь вдруг
И, словно молнией небесной,
Окинешь бегло целый круг…

Но есть сильней очарованья:
Глаза, потупленные ниц
В минуты страстного лобзанья,
И сквозь опущенных ресниц
Угрюмый, тусклый огнь желанья.

Фёдор Иванович Тютчев

da “F. I. Tjutcev, Lirika”, Izdanie podgotovil K.V. Pigarjov. M., 1965

Sulle date e i numeri fatali – Vladimir Vysotsky

Ai miei amici poeti

 

Chi è morto tragicamente, è un vero poeta,
E se al momento giusto, lo è del tutto.
Al numero 26 uno di loro andò dritto verso una pallottola,
Un altro infilò la testa nel cappio all’Angleterre.¹

A 33 anni Cristo… (Era un poeta, diceva:
«Su, non uccidere! Se ucciderai, io ti troverò dappertutto».)
Ma gli misero i chiodi alle mani, perché non combinasse qualcosa,
Perché non scrivesse e perché pensasse meno.

A me, a 37 anni, – ora come ora mi sta passando la sbornia.
Ed ecco rabbrividisco:
A questo numero, Puškin arrivò giusto in tempo per il suo duello
E Majakovskij incollò la tempia alla bocca della pistola.²

Fermiamoci al numero 37! Dio è perfido,
Pose la questione come aut-aut.
Byron e Rimbaud sono caduti a questa soglia,
Ma i nostri contemporanei l’hanno oltrepassata.

Il duello non ha avuto luogo o forse è stato rinviato,
A 33 anni c’è stata crocefissione, ma non grave.
E a 33 anni non c’è stato sangue, ma che sangue?! E i capelli bianchi
Non hanno macchiato troppo le tempie.

E tirarsi un colpo? Da un pezzo il cuore è saltato in gola.
Pazienza, psicopatici e isterici!
I poeti camminano sul filo del rasoio
E si tagliano a sangue le loro anime scalze.

Il poeta ha un collo troppo lungo.
Accorciare il poeta! La conclusione è chiara, –
Ha un coltello conficcato! Ma lui è felice di pendere sgozzato
Dalla lama, per essere stato pericoloso!

Vi compatisco fanatici delle date e dei numeri fatali!
Languite come concubine nell’harem!
La durata della vita è aumentata, e forse anche la fine
Dei poeti si è spostata di un po’!

Vladimir Vysotsky

(Traduzione di Silvana Aversa)

da “19 canzoni”, Stampa Alternativa, 1992

¹Il riferimento è al poeta Lermontov, morto nel 1841 in seguito a un duello, all’età di 26 anni.
Esenin si impiccò nell’hotel “Angleterre” nella notte tra il 26 e il 27 dicembre 1925.
²Puškin fu ferito a morte in un duello nel 1837.
Majakovskij si suicidò con un colpo di pistola nel 1930 all’età di 37 anni.

Pietroburgo – Nina Nikolaevna Berberova

Henri Cartier-Bresson, Leningrado, 1973

Henri Cartier-Bresson, Leningrado, 1973

 

Là gettò l’ancora una tranquilla città
e si fece vascello immobile,
tutt’intorno allargò le sue rive
e trasfigurò ogni cosa attorno.

E ora gli alberi maestri concentrano
il loro incantevole ardore
e guardano il buio, e conficcano nel buio
il rabesco che scintilla.

Non si distinguono i deserti confini −
dove sono le strade, dove le rive?
Tra cortili, piazze, gallerie,
un unico brivido, un’unica tormenta.

Anch’io non molto tempo fa vivevo
su quell’enorme vascello,
e attorno al più bello dei suoi alberi
camminavo e aspettavo nella nebbia.

Sapevo meravigliosamente
obliare che vivessimo sul mare,
quando nel corridoio deserto
tu mi venisti incontro.

Ricorda ora come ci faceva barcollare,
come si frangeva contro i bordi la tempesta,
quando ti sembravano pochi
il silenzio e la quiete.

Nina Nikolaevna Berberova

Berlino, 1922

(Traduzione di Maurizia Calusio)

da “Antologia Personale. Poesie 1921-1933”, Passigli Poesia, 2004

∗∗∗

ПЕТЕРБУРГ

Там мирный город якорь кинул
И стал недвижным кораблем,
Он берега кругом раздвинул
И все преобразил кругом.

И ныне мачты напрягают
Свой упоительный задор,
И в мрак глядят, и в мрак вонзают
Поблескивающий узор.

Не различить границ пустынных −
Где улицы, где берега?
Средь площадей, дворов, гостиных
Один озноб, одна пурга.

И я сама жила недавно
На том огромном корабле,
И возле мачты самой славной
Ходила и ждала во мгле.

О том, что мы живем на море
Умела дивно забывать,
Когда в пустынном коридоре
Ты выходил меня встречать.

Узнай теперь, как нас качало,
Как билась буря о борты,
Когда тебе казалось мало
Молчания и тишины.

Нина Николаевна Берберова

Берлин, 1922

da “Стихи, 1921-1983”, New York: Russica Publishers, 1984

Ancora mi struggo per l’angoscia dei desideri… – Fëdor Ivanovič Tjutčev

E.O. Hoppé, Harriet Cohen, 24 July 1920

E.O. Hoppé, Harriet Cohen, 24 July 1920

 

Ancora mi struggo per l’angoscia dei desideri,
Ancora l’anima mia ti desidera,
E nella tenebra dei ricordi
Ancora io rivedo il tuo volto…
Il tuo caro, indimenticabile volto,
Che è sempre, e ovunque, davanti a me,
Così inafferrabile, così immutato
Come una stella nel cielo notturno…

Fëdor Ivanovič Tjutčev

(Traduzione di Eridano Bazzarelli)

da “Fëdor I. Tjutčev, Poesie”, Rizzoli, 1993

Scritta forse nel 1848 (in memoria della prima moglie Eleonora Botmer, morta a Torino nel 1838); apparsa nel 1850 in  «Moskvitjanin».

∗∗∗

Еще томлюсь тоской желаний,
Еще стремлюсь к тебе душой —
И в сумраке воспоминаний
Еще ловлю я образ твой…
Твой милый образ, незабвенный,
Он предо мной везде, всегда,
Недостижимый, неизменный,
Как ночью на небе звезда…

Фёдор Иванович Тютчев

da “F. I. Tjutcev, Lirika”, Izdanie podgotovil K.V. Pigarjov. M., 1965

Sorrisi – Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

George Hoyningen-Huene, Wendy Inglehart, 1940

 

Erano tanti un tempo i tuoi sorrisi:
sorpresi, maliziosi, festosi sorrisi,
tristi a volte un tantino, ma tuttavia sorrisi.

Non uno è rimasto a te dei tuoi sorrisi.
Troverò un campo dove a centinaia crescono i sorrisi.
Te ne porterò una bracciata dei più bei sorrisi.

Tu mi dirai che non hai bisogno di sorrisi,
ché troppo ti hanno stancato i miei e gli altrui sorrisi.
E hanno stancato anche me gli altrui sorrisi.

E hanno stancato anche me i miei propri sorrisi.
Di difesa ne ho tanti di sorrisi,
che mi rendono ancora meno facile ai sorrisi.

Ma, a dire il vero, io non ho sorrisi.
Sei tu per la mia vita l’ultimo dei sorrisi,
sorriso, che sul volto non ha mai sorrisi.

Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

1959

(Traduzione di Evelina Pascucci)

da “E. Evtušenko, Poesie d’amore”, Newton Compton, 1986

∗∗∗

Улыбки

У тебя было много когда-то улыбок:
удивленных, восторженных, лукавых улыбок,
порою чуточку грустных, но всё-таки улыбок.

У тебя не осталось ни одной из твоих улыбок.
Я найду поле, где растут сотни улыбок.
Я принесу тебе охапку самых красивых улыбок.

А ты мне скажешь, что тебе не надо улыбок,
потому что ты слишком устала от чужих и моих улыбок.
Я и сам устал от чужих улыбок.

Я и сам устал от своих улыбок.
У меня есть много защитных улыбок,
делающих меня ещё неулыбчивее — улыбок.

А в сущности, у меня нет улыбок.
Ты в моей жизни последняя из улыбок,
улыбка, на лице у которой никогда не бывает улыбок.

Евгений Александрович Евтушенко

1959

da “Евгений Александрович Евтушенко, Стихотворения и поэмы: 1952-1964”, Сов. Россия, 1987

«E finalmente ho trovato» – Marina Ivanovna Cvetaeva

Salvatore Fiume (1915 - 1997), A Susette, 1956

Salvatore Fiume (1915 – 1997), A Susette, 1956

 

E finalmente ho trovato
chi mi è necessario:
qualcuno ha bisogno di me
— come aria.

Quanto più nero e mortale –
Più necessario è il bisogno
dell’altro — di te. Di chi
non può fare a meno

di me — suo pane e respiro.
Occorro — a qualcuno:
accorro, rispondo
al prima richiamo.

Più alto, più certo e sicuro
delle montagne: a qualcuno
serve una mano: la mia!
sulle piaghe!

E tutto il braccio — nel fuoco!
Più della luce degli occhi
mi serve l’umano bisogno
di me — come fiato.

Marina Ivanovna Cvetaeva

11 settembre 1936. Savoia

(Traduzione di Serena Vitale)

da “Poesie non raccolte in volume” (1928-1941), in “Dopo la Russia”, 1988

∗∗∗

Наконец-то встретила
Надобного − мне:
У кого-то смертная
Над оба − во мне.

Что для ока − радуга,
Злаку − чернозем −
Человеку − надоба
Человека − в нем.

Мне дождя и радуги
И руки − нужней
Человека надоба
Рук − в руке моей.

Это − шире Ладоги
И горы верней −
Человека надоба
Ран − в руке моей.

И за то, что — с язвою
Мне принес ладонь −
Эту руку − сразу бы
За тебя в огонь!

11 сентября 1936. Савойя