Col dito in terra – Piero Bigongiari

Man Ray, Les Larmes, 1932

Man Ray, Les Larmes, 1932

 

Le unghie crescono per additare qualcosa

al di là dell’indice e di qualsiasi indicazione
se le unghie seguitano a crescere anche ai morti,
le unghie crescono per grattare la notte dal giorno
ma anche per non lasciare nulla di intentato
sulla preda, se il giorno se n’è andato 
con la sua spoglia e la morte ti è a lato
sorridente come l’angelo dal lungo passo
– ma sempre un po’ indietro – rispetto a Tobia.

Quale via più di questa impera col suo senso tra i morti
se il sorriso è rimasto tra i pruni – il nostro o quale? –
e i rovi sprizzano sangue a primavera…
Forse una traccia è rimasta di quel Dio che ha scritto
in terra dinanzi all’adultera da non lapidare,
forse la pietra da non raccattare porta quella scritta
che nessuno ha letto, ma nessuno anche 
ha raccattato quel sasso, l’ha scagliato.

A fianco di quella scrittura quale scrittura è da porsi,
i polsi quale stanchezza della traccia sentono come energia?
O mia diletta, la terra che tu calpesti è incancellabile,
ma perché nessuno si pone a leggere sulla pietra del silenzio
irraccattabile se non con un bacio che ancora prolunga quel silenzio
che più non pesa, le lacrime che ti tolsi
dal cavo degli occhi sono pietre trasparenti – o forse parole impronunciate –
per aiutare quel Dio che ha scritto e riscritto, verso il suo ultimo non senso.

Piero Bigongiari

27 marzo – 1° aprile ’80

da “Nel delta del poema”, “Lo Specchio” Mondadori, 1989

I tuoi segni – Leonardo Sinisgalli

Florence Henri, Portrait composition No. 8, 1938

Florence Henri, Portrait composition No. 8, 1938

 

Riguardo quando tu non ci sei
gli scartafacci toccati dalle tue dita,
i fogli con le impronte dei giorni
bui, delle ferite dolenti.
Guardo le carte miracolosamente
riavute (gli editori sono a caccia
di farfalle sui lungotevere),
draghi gioiosi, tronchi
capelluti, meteore fiammanti, e
mi esalto e mi dispero
perché è morta la tua mano.

Leonardo Sinisgalli

da “Dimenticatoio”, “Lo Specchio” Mondadori, 1978

Felicità raggiunta, si cammina… – Eugenio Montale

Mario Giacomelli, dalla serie "Felicità Raggiunta si Cammina"

Mario Giacomelli, dalla serie “Felicità raggiunta si cammina”

 

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

Eugenio Montale

da “Ossi di seppia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1948

Città vecchia – Umberto Saba

citta-vecchia

 

Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un’oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall’osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l’infinito
nell’umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d’amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s’agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
piú puro dove piú turpe è la via.

Umberto Saba

da “Trieste e una donna”(1910-1912), “Lo Specchio” Mondadori, 1980

È come una mancanza di respiro – Margherita Guidacci

Edward Weston, Portrait of Tina Modotti, Mexico, 1922

Edward Weston, Portrait of Tina Modotti, Mexico, 1922

 

È come una mancanza di respiro
e un senso di morire
quando mi stringe improvviso
il desiderio di te tanto lontano
e nulla può calmarlo, altro pensiero
non può occuparmi, tranne il Paradiso
che sarebbe per me lo starti accanto.
Ma poiché ciò m’è negato, più cara,
molto più cara d’una fredda pace
mi è la stretta indicibile −
quasi marchio di fuoco che proclami
ancora e sempre quanto sono tua.
A nessun costo vorrei separarmi
da questo mio dolore.

Margherita Guidacci

da “Anelli del tempo”, Edizioni Città di Vita, 1993

Ballata delle donne – Edoardo Sanguineti

Foto di Elliott Erwitt

Foto di Elliott Erwitt

 

quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia:

quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace:

quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire:

perché la donna non è cielo, è terra,
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente:

femmina penso, se penso l’umano:
la mia compagna, ti prendo per mano:

Edoardo Sanguineti

da “Il gatto lupesco”, “Le Comete” Feltrinelli,  2002

È qui, o dove? – Piero Bigongiari

Foto di René Groebli

Foto di René Groebli

 

L’amore, questo esotico miraggio
del segreto… Sei inquieto
per così poco?

                            Sii discreto, cuore,
sii discreto se vedi quel suo raggio
stillare nello sguardo misterioso
della creatura a cui hai dato un nome
o l’hai appena sospirato e già
è il sospiro lucente del creato.

È il mistero che estrai da te stesso
l’enigma che propone,
indelebile stigma sulle palme
aperte: con dolcezza ti accarezzano.

È sull’inerte che qualcosa piove
di quel raggio di sole. Quali prove,
quali altre prove ancora chiedi?

                                                                 Guarda
con altrettanta dolcezza quello che non vedi.

Piero Bigongiari

da “È qui, o dove?”, in “Dove finiscono le tracce” (1984-1996), Le Lettere, Firenze, 1996