Tre poesie diverse – Natan Zach

Andrew Wyeth, Airborne, 1996

I

Per la prima volta
comincio a dubitare
di riuscire davvero a raggiungere quaggiú
ciò che dentro di me
chiamai felicità.

Non ne avevo dubitato mai.
Ma una sera vuota di desiderio

mi insinua questo dubbio nel cuore.
Dubbio che certo conobbero anche
gli scalatori di alti monti

vedendo la bianca vetta innevata
con il petto vuoto di scalata,
vuoto di monti.

2

Devo rassegnarmi a non potere, qui,
raddrizzare nulla. I giorni distorceranno

quanto e come vorranno. Uomini, ed io fra loro,
ameranno. Ti ho forse piú amata

perché volevo raddrizzare
qualche stortura, redimere

ciò che non venni a redimere?
E non me ne vado ancora.
E certamente non finisce qui.

3

Piú di tutto ho sempre temuto
il vocío degli uccelli nudi
sul sommo degli alberi

nel gelo. Al pensiero della migrazione
mi si rizzavano d’orrore i capelli.
L’avvicendarsi delle stagioni
mi consegnava alla stagione torturante

del cuore. Un occhio di donna –
una promessa quale
non s’è mai realizzata, dolce piú
di ogni promessa. E sono

ancora qui che scrivo. E non c’è
altro luogo in cui vorrei essere.
E amo ancora.

Natan Zach

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Sento cadere qualcosa”, Einaudi, Torino, 2009

Sguinzagliare ricordi – Yehuda Amichai

Foto di Grit Siwonia

 

In questi giorni penso al vento fra i tuoi capelli,
agli anni che fui nel mondo prima di te
e all’eternità che prima di te andrò a incontrare,

ai proiettili che non mi uccisero in battaglia
ma uccisero i miei amici,
di me migliori perché
non vissero oltre come me,
penso a te nuda davanti al fornello d’estate,
sul libro curva per leggere meglio
nella luce morente del giorno.

Vedi, abbiam vissuto piú di una vita,
ora dobbiamo pesare ogni cosa
sulla bilancia dei sogni e sguinzagliare
ricordi che divorino ciò che fu il presente.

Yehuda Amichai

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Yehuda Amichai, Poesie”, Crocetti Editore, 1993

«Mi ha assalito un’acre nostalgia» – Yehuda Amichai

Foto di Ferdinando Scianna

 

Mi ha assalito un’acre nostalgia,
come la gente d’una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce della lampada.

In questa casa, penso a come l’amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all’amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che piú non sperano di tessersi in altro ordito.

Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.

E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest’autobus notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.

Yehuda Amichai

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Il tempo”, 1978, in “Yehuda Amichai, Poesie”, Crocetti Editore, 1993

Anno dopo anno – Natan Zach

Foto di Jonas Hafner

 

Anno dopo anno sempre più impalpabile.
Sarà così impalpabile alla fine –
così disse lei, e lo diceva sul serio.

Ma a volte mi sembra di affogare nel tempo,
ho la sensazione di affogare da sempre,
mormorò lui.

Questo è perché affoghi da sempre, disse lei.
È solo perché affoghi da sempre, e lo sai.

Non lo so. A volte penso di non avere altro da offrire.
L’impalpabile, sai, è vicino al nulla.

Lo so, e plaudo la tua scoperta;
plaudo all’azzurro dei tuoi occhi.
Non lasci nulla dopo di te.

È proprio questo che mi affligge.
È proprio questo che diranno nel piangermi.
Sento precisamente questo.

Di nuovo sbagli: tu stai bene e il benessere ti circonda.
È già qui, e tu viaggi sulle sue spalle;
sii paziente e presto ti abbraccerà.
Alla fine, ti bacerà.
Tu sai come avviene, così.

Natan Zach

(Traduzione di Maria Sole Abate)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, N. 200, Crocetti Editore

«Sii prudente. La tua vita apri…» – Natan Zach

Daniel Schwartz, Mandraki, Nisyros, 1978

 

Sii prudente. La tua vita apri
solo a venti che portano carezza
di lontananza. Sopporta la mancanza, la voce
alza soltanto in notti di solitudine. Sappi
il giorno, il tempo giusto, l’attimo, e non
incalzare. Volgiti a ciò che tace. L’ombra che giace
sotto il guscio di carne sappi benedire, non
nasconderti dentro le parole. Siedi con sapienza
di verme, raziocinio di lombrico. Non aspettare.

Natan Zach

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Sfavorevole agli addii”, Donzelli Poesia, 1996

Il miele delle cinque – Natan Zach

Foto di Ralph Gibson

Foto di Ralph Gibson

 

A quest’ora sembra tutto nuovo, tutto
sembra appassionato, immerso nel miele delle cinque e la notte
non ha ancora acceso le sue torce, e a New York è buio,
e sto seduto a Piazza Navona
davanti a una tazzina di caffè che si sfredda e col cuore in tumulto traccio
qualche altro geroglifico vano:
adesso nella mia terra cala la sera con ardenti
colori, mentre qui tutto è lento, tutto indugia.
E cosí fu sempre e cosí sarà, e anche questo
è già stato scritto e cancellato, come scrisse Keats.

Natan Zach

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “Sento cadere qualcosa”, Einaudi, Torino, 2009

Invece di parole – Yehuda Amichai

Zinaida Serebriakova, At the Dressing-Table, 1909

 

Il mio amore ha una veste bianca e lunghissima
di sonno, d’insonnia e di nozze,
va a sedersi la sera a un tavolino
sopra cui posa un pettine, due fiale,
una spazzola, invece di parole.
Dagli abissi della chioma pesca
molte forcine e poi le mette in bocca, invece di parole.

La scompiglio, lei si pettina,
nuovamente scompiglio. Poi che resta?
Lei si addormenta invece di parole,
e il suo sonno ormai mi conosce,
scodinzola con la sua coda di sogni lanosi,
il suo ventre s’è impregnato facilmente
di tutte le funeste profezie
della fine dei tempi.

Io la sveglio: siamo gli umili
strumenti di un difficile amore.

Yehuda Amichai

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “E non per ricordare” (1971), in “Yehuda Amichai, Poesie”, Crocetti Editore, 1993