Post scriptum – Seamus Heaney

Gianni Berengo Gardin, Gran Bretagna, 1977

 

E trova il tempo prima o poi di andare verso ovest
fino al County Clare, lungo la Flaggy Shore,
in settembre o in ottobre,
quando il vento e la luce confliggono,
e da una parte l’oceano si scatena
di schiuma e di bagliori, e nell’interno tra i massi
la superfìcie di un lago grigio ardesia è illuminata
dal lampo atterrato di uno stormo di cigni,
le penne irruvidite e arruffate, bianco su bianco,
il lungo capo dall’aria ostinata
nascosto o increstato o indaffarato sott’acqua.
Inutile pensare di parcheggiare e catturare tutto
più interamente. Tu non ci sei, c’è solo
un’urgenza in cui passano l’estraneo e il noto,
mentre grandi sbuffi ventosi colpiscono soffici la fiancata
e colgono il cuore alla sprovvista e lo spalancano.

Seamus Heaney

(Traduzione di Roberto Mussapi)

da “La livella e lo spirito”, in “Seamus Heaney, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 2016

Pentametri giambici non rimati.
   Posti in chiusura della raccolta The Spirit Level, questi versi hanno  una valenza poeticamente definitiva: descrivono, infatti, l’impegno e lo sforzo del poeta, e quindi la natura e la missione della poesia, di provare a cogliere le cose, conosciute e sconosciute, rivelandole per quello che sono e per quello che potrebbero essere; di riconoscere il meraviglioso nascosto nell’ordinario e di renderlo accessibile; di aprire gli occhi e il cuore alla sorpresa e alla bellezza di ciò che accade. Si tratta, quindi, di un post scriptum e insieme di un invito: una dichiarazione d’urgenza, poetica ma anche etica, che Heaney offre con lucidità e leggerezza a chi è disponibile ad accantonare se stesso per lasciare spazio all’ascolto e alla scoperta. Il tema del viaggio e il paesaggio richiamano i versi di The Peninsula (in Door into the Dark) e di Squarings XLVIII (in Seeing Things) e anticipano quelli di Ballynahinch Lake (in Electric Light). Sullo sfondo ci sono due presenze illustri: Joyce e Yeats. Heaney stesso ha ricordato (nell’intervista con Dennis O’Driscoll alla Lannan Foundation), a proposito del verso iniziale, una frase del finale di The Dead di Joyce: «Era venuto il momento di mettersi in viaggio verso l’ovest». E dietro lo «stormo di cigni, / le penne irruvidite e arruffate», ci sono The Wild Swans at Coole di Yeats: anche loro contemplati in autunno, anche loro suscitatori di leggerezza nel cuore del poeta che li osserva. (Marco Sonzogno)

∗∗∗

Postscript

And some time make the time to drive out west
Into County Clare, along the Flaggy Shore,
In September or October, when the wind
And the light are working off each other
So that the ocean on one side is wild
With foam and glitter, and inland among stones
The surface of a slate-grey lake is lit
By the earthed lightning of a flock of swans,
Their feathers roughed and ruffling, white on white,
Their fully grown headstrong-looking heads
Tucked or cresting or busy underwater.
Useless to think you’ll park and capture it
More thoroughly. You are neither here nor there,
A hurry through which known and strange things pass
As big soft buffetings come at the car sideways
And catch the heart off guard and blow it open.

Seamus Heaney

da “The Spirit Level”, Faber & Faber, London, 1996

Il lago di Ballynahinch – Seamus Heaney

Foto di Ansel Adams

Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Leopardi, Il sabato del villaggio
a Eamon Grennan

Così ci fermammo e parcheggiammo nella rinnovante luce primaverile
del Connemara in una domenica mattina
mentre una luminosità accattivante reggeva e si apriva
e la montagna assoluta rispecchiata nel lago
entrava in noi come un cuneo spinto dolcemente a fondo
nel durame.
                      Non troppo lontano
ma abbastanza perché il chiasso non si sentisse,
una coppia di uccelli d’acqua zampettava su e giù
senza sosta. D’un tratto quel loro bianco flettersi
che avrebbe potuto essere eccitazione o spasmi di morte
si trasformò in decollo, curve e discese profonde e sicure
sopra l’acqua – non anime che sfiorano le travi del tetto
traducendosi dentro e fuori la casa della vita
bensì sollevatori d’aria, molto più pesanti dell’aria.

Eppure qualcosa in noi si era liberato dall’ingombro
a quella vista, così quando lei si piegò
per girare la chiave la girò solo a metà
e parlò, per così dire, direttamente al parabrezza,
di profilo e pensierosa, con le braccia tese sul volante,
affermando che questa volta, sì, era stato veramente
utile fermarsi; poi corrucciò le sopracciglia da guidatrice
che tremarono un poco quando il motore si accese.

Seamus Heaney

(Traduzione di Luca Guerneri)

da “Seamus Heaney, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 2016

Pentametri giambici non rimati.
Or volge l’anno: An Anthology of lrish Poets Responding to Leopardi, ed. by Marco Sonzogni, Dedalus Press, Dublin 1998, pp. 146-7.
   Questa poesia fu commissionata per un volume commemorativo del bicentenario della nascita di Giacomo Leopardi. Lo scenario geografico e psicologico ricorda quello di The Peninsula (in Door into the Dark), di Squarings XLVIII (in Seeing Things) e di Postscript (in The Spirit Level): un viaggio in macchina (il lago di Ballynahinch è nel Connemara) è ancora occasione epifanica generata dalla sovrapposizione del paesaggio naturale e di quello interiore. A differenza di Postscript, dove era stato ritenuto «inutile pensare di parcheggiare e catturare tutto / più interamente», ora «sì, era stato veramente / utile fermarsi». Ballynahinch Lake ha una “trazione terrena”: la realizzazione che «il mondo mortale» può «bastare» ( Stepping Stones, p.366). Il particolare del cuneo piantato nel legno e quello degli uccelli più pesanti dell’aria che si levano da terra a fatica («non anime che sfiorano le travi del tetto / traducendosi dentro e fuori la casa della vita» allude all’apologo narrato da Beda, per cui si veda il commento a Bone Dreams, in North) trasmettono l’idea di terrestrità della scena. La loro vista, tuttavia, infonde nei due spettatori un senso di leggerezza.
Eamonn Grennan (1941), dedicatario della poesia, è un poeta irlandese e traduttore di Leopardi. (Marco Sonzogno)

∗∗∗

Ballynahinch Lake

Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Leopardi, Il sabato del villaggio
for Eamon Grennan

So we stopped and parked in the spring-cleaning light
Of Connemara on a Sunday morning
As a captivating brightness held and opened
And the utter mountain mirrored in the lake
Entered us like a wedge knocked sweetly home
Into core timber.
                            Not too far away
But far enough for their rumpus not to carry,
A pair of waterbirds splashed up and down
And on and on. Next thing their strong white flex
That could have been excitement or the death-throes
Turned into lift-off, big sure sweeps and dips
Above the water – no rafter-skimming souls
Translating in and out of the house of life
But air-heavers, far heavier than the air.

Yet something in us had unhoused itself
At the sight of them, so that when she bent
To turn the key she only half-turned it
And spoke, as it were, directly to the windscreen,
In profile and in thought, the wheel at arm’s length,
Averring that this time, yes, it had indeed
Been useful to stop; then inclined her driver’s brow
Which shook a little as the ignition fired.

Seamus Heaney

da “Electric Light”, Faber & Faber, 2010

Là nei giardini dei salici – William Butler Yeats

Amedeo Bocchi, Ritratto di Bianca, 1924

Amedeo Bocchi, Ritratto di Bianca, 1924

 

Fu là nei giardini dei salici che io e la mia amata ci incontrammo;
Ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve.
M’invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull’albero;
Ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito.
Fu in un campo sui bordi del fiume che io e la mia amata ci arrestammo,
E lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata.
M’invitò a prendere la vita così come veniva, come l’erba cresce sugli argini;
Ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime.

William Butler Yeats

(Traduzione di Roberto Sanesi)

da “W. B. Yeats, Poesie”, Mondadori, Milano, 1974

***

Down by the Salley Gardens

Down by the salley gardens my love and I did meet;
She passed the salley gardens with little snow-white feet.
She bid me take love easy, as the leaves grow on the tree;
But I, being young and foolish, with her would not agree.
In a field by the river my love and I did stand,
And on my leaning shoulder she laid her snow-white hand.
She bid me take life easy, as the grass grows on the weirs;
But I was young and foolish, and now am full of tears.

William Butler Yeats

da “Crosswayas” (1889), in “The Collected Poems of W. B. Yeats”, Macmillan, 1933

Metropolitana – Seamus Heaney

Izraelis Bidermanas, Mirabeau Station, 6 a. m., 1949

Izraelis Bidermanas, Mirabeau Station, 6 a. m., 1949

 

Eravamo là a correre per il tunnel a volta,
tu davanti col cappotto nuovo da viaggio affrettandoti
e io, dietro come un dio veloce cercando di raggiungerti
prima che ti trasformassi in un giunco

o in uno strano fiore bianco screziato di cremisi
mentre il cappotto sventolava selvaggio e i bottoni
uno dopo l’altro saltavan via lasciando una traccia
fra la Metropolitana e l’Albert Hall.

Luna di miele, indugi al chiar di luna, tardi per il concerto,
i nostri echi muoiono in quel corridoio e adesso
io scopro come fece Hänsel le pietruzze di luna
ripercorrendo il sentiero, raccogliendo i bottoni

per finire in una stazione illuminata e ventosa
coi treni ormai partiti, il binario bagnato
nudo e teso come me, attento solo a captare
i tuoi passi, e dannato se guardo indietro.

Seamus Heaney

(Traduzione di Gabriella Morisco e Anthony Oldcorn)

da “Seamus Heaney, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 2016

Quartine di pentametri giambici a rima alternata, a esclusione della seconda, a rima baciata.
«Thames Poetry», February 1981.
     La poesia che apre la raccolta Station Island ne segna già la matrice, fortemente autobiografica e purgatoriale, di risalita dagli inferi. Un episodio della luna di miele del poeta, la corsa con la moglie per arrivare in tempo a un Promenade Concert alla Albert Hall, assume nel ricordo connotazioni mitiche: lui insegue lei, come Pan con la ninfa Siringa (vv. 3-5), poi la supera e diventa un Orfeo che guida Euridice. Come Hansel spera di ritrovare la via che porti fuori dal ventre della città, dalla selva oscura della vita; come Orfeo è «attento solo a captare / i […] passi» di Euridice, però rifiuta di voltarsi: in questo modo «Euridice e molto altro sono salvati dalla pura testardaggine del poeta» (Stepping Stones, p. 253).   (Marco Sonzogno)

∗∗∗

The Underground

There we were in the vaulted tunnel running,
You in your going-away coat speeding ahead
And me, me then like a fleet god gaining
Upon you before you turned to a reed

Or some new white flower japped with crimson
As the coat flapped wild and button after button
Sprang off and fell in a trail
Between the Underground and the Albert Hall.

Honeymooning, mooning around, late for the Proms,
Our echoes die in that corridor and now
I come as Hansel came on the moonlit stones
Retracing the path back, lifting the buttons

To end up in a draughty lamplit station
After the trains have gone, the wet track
Bared and tensed as I am, all attention
For your step following and damned if I look back.

Seamus Heaney

da “Station Island”, Faber and Faber, London, 1984

In automobile, di notte – Seamus Heaney

Gérard Laurenceau, dalla serie "A Langueur De Rues"

Gérard Laurenceau, dalla serie “A Langueur De Rues”

 

Gli odori delle cose comuni
erano nuovi nel viaggio notturno per la Francia:
pioggia e fieno e boschi nell’aria
creavano correnti calde nell’automobile.

I segnali imbiancavano senza tregua.
Montreuil, Abbéville, Beauvais
eran promesse, promesse, venivano e se ne andavano,
ogni luogo pieno compimento del nome.

Una mietitrebbia si lamentava per l’ora tarda,
emorragia di semi traverso il fanale.
Un bosco bruciava in un incendio senza fiamma.
Ad uno ad uno chiudevano i caffè.

Ho pensato a te continuamente
a mille miglia a sud, dove l’Italia
si appoggiava alla Francia a globo spento.
Le cose comuni qui erano nuove.

Seamus Heaney

(Traduzione di Roberto Mussapi)

da “Una porta sul buio”, Guanda, Parma, 1996

∗∗∗

Night Drive

The smells of ordinariness
Were new on the night drive through France:
Rain and hay and woods on the air
Made warm draughts in the open car.

Signposts whitened relentlessly.
Montreuil, Abbéville, Beauvais
Were promised, promised, came and went,
Each place granting its name’s fulfilment.

A combine groaning its way late
Bled seeds across its work-light.
A forest fire smouldered out.
One by one small cafés shut.

I thought of you continuously
A thousand miles south where Italy
Laid its loin to France on the darkened sphere.
Your ordinariness was renewed there.

Seamus Heaney

da “Door into the Dark”, Faber and Faber Limited, London, 1969

Sul dono di una penna stilografica – Seamus Heaney

Foto di André Kertész

Foto di André Kertész

 

Ora che ho in mano la tua penna
e ho paura
che cessino le poesie,

che dire degli anni
di tutti gli altri doveri
imposti o intrapresi?

Tutto quel «Fa’ agli altri
ciò che vorresti fosse fatto a te»?
Un errore? Virtù?

Sì e no. Intingo e riempio
e ricomincio: dubbi
o non dubbi, lascia scorrere.

Seamus Heaney

2013

(Traduzione di Marco Sonzogni)

da “Seamus Heaney, Poesie”, “I Meridiani” Mondadori, 2016

∗∗∗

On the Gift of a Fountain Pen

Now that your pen is in my hand
And I have fears
That poems may cease,

What of the years
Of every other obligation
Imposed and undertaken?

All that ‘Do unto others
As you would have done unto you’
Mistaken? Virtue?

Yes and no. I dip and fill
And start again: doubts
Or no doubts, let flow.

Seamus Heaney

30 marzo 2013
The Beall Poetry Festival, Baylor University, 4 March 2013 (stampa a tiratura limitata). 

Campanule d’amore – Patrick Kavanagh

Foto di William Eugene Smith

Foto di William Eugene Smith

 

Ci saranno campanule che crescono sotto i grandi alberi
E tu sarai lì ed io sarò lì in maggio;
Per qualche altro motivo dovremo ambedue far tardi
La sera a Dunshaughlin – per accontentare
Qualche immaginaria relazione,
Così tutti e due avremo da camminare in quel boschetto.

Ci interesserà l’erba
E il cerchio di un vecchio secchio e l’edera che intesse
Verdi incongruenza tra le foglie morte,
Fingeremo di sorprenderci al passare dei carri –

Guardando di lato solo di tanto in tanto le campanule nel boschetto,
Senza spaventarle mai con esclamazioni troppo concitate.

Saremo cauti e non gli faremo capire
Che le stiamo guardando, altrimenti assumeranno
Una posa di mera apparenza come ragazzi
Colti alla sprovvista in una castità naturale.
Non esigeremo dalle campanule del boschetto
Un’adulazione eccessiva dei nostri desideri.

Avremo altri amori – o così penseranno;
Le primule oppure le felci o le rose canine,
O anche i reticolati arrugginiti,
O le viole all’ombra dei terrapieni di acetosella.
Le campanule del boschetto varranno solo
Come digressione nel nostro segreto contemplare.

Conosceremo l’amore poco a poco, sguardo dopo sguardo.
Ah, la terra sotto queste radici è così bruna!
Andremo a rubare in cielo mentre Dio è in città –
Per puro caso ho scoperto un angelo sorridente
Che sbirciava tra i tronchi del boschetto
Mentre tu ed io camminavamo verso la stazione.

Patrick Kavanagh

(Traduzione di Saverio Simonelli)

da “Andremo a rubare in cielo”, Ancora, 2009

***

Bluebells for love

There will be bluebells growing under the big trees
And you will be there and I will be there in May;
For some other reason we both will have to delay
The evening in Dunshaughlin – to please
Some imagined relation,
So both of us came to walk through that plantation.

We will be interested in the grass,
In an old bucket-hoop, in the ivy that weaves
Green incongruity among dead leaves,
We will put on surprise at carts that pass –

Only sometimes looking sideways at the bluebells in the plantation
And never frighten them with too wild an exclamation.

We will be wise, we will not let them guess
That we are watching them or they will pose
A mere facade like boys
Caught out in virtue’s naturalness.
We will not impose on the bluebells in that plantation
Too much of our desire’s adulation.

We will have other loves or so they’ll think;
The primroses or the ferns or the briars,
Or even the rusty paling wires,
Or the violets on the sunless sorrel bank,
Only as an aside the bluebells in the plantation
Will mean a thing to our dark contemplation.

We’ll know love little by little, glance by glance.
Ah, the clay under these roots is so brown!
We’ll steal from Heaven while God is in the town –
I caught an angel smiling in a chance
Look through the tree-trunks of the plantation
As you and I walked slowly to the station.

Patrick Kavanagh

da “Collected Poems”, W. W. Norton & Company, 1964