Omaggio alla poesia – Yang Lian

Foto di Don Hong-Oai

Foto di Don Hong-Oai

 

Il vecchio secolo scopre la fronte
e scuote le spalle ferite
la neve copre le rovine — bianca e inquieta
come schiuma d’onde, si muove in una selva oscura
una voce sperduta ci giunge da quegli anni
non ci sono strade
attraverso questa terra che la morte ha reso misteriosa

Il vecchio secolo ingannando i suoi figli
lascia ovunque scritte irriconoscibili
la neve sulla pietra corregge la sporcizia decorata
io stringo nelle mani la mia poesia
chiamami! Nell’istante anonimo
la barca del vento portando la storia è passata in fretta
dietro di me — come un’ombra
mi segue una fine

Dunque ho capito:
un gemito non è un rifiuto, le dita della fanciulla e
il modesto mirto sono immersi nei cespugli viola
sguardi come meteoriti si tuffano nell’oceano immenso
ho capito che ogni anima infine sorgerà di nuovo
portando il profumo fresco e umido del mare
portando l’eterno sorriso e la voce che non si piega
salendo verso il puro mondo azzurro
e io declamerò il mio poema

Crederò che ogni ghiacciolo è il sole
queste rovine, essendoci io, diffondono una strana luce
tra questi campi pietrosi ho ascoltato un canto
mi nutre un seno pieno di gemme
avrò nuova dignità e sacro amore
sui campi candidi denuderò
            un cuore
sul cielo candido denuderò
           un cuore
e sfiderò il vecchio secolo
perché sono poeta

Sono poeta
se voglio che la rosa sbocci, la rosa sboccerà
la libertà tornerà, portando la sua piccola conchiglia
in cui risuona l’eco di una tempesta
l’aurora tornerà, la chiave dell’alba
ruoterà nella giungla, i frutti
           maturi lanceranno fiamme
anch’io tornerò, a scavare di nuovo
           il destino doloroso
a coltivare questa terra nascosta dalla neve

Yang Lian

Maggio 1980 – gennaio 1981.

(Traduzione di Alessandro Russo)

da “Nuovi Poeti Cinesi”, Einaudi, Torino, 1996

Il padiglione sul lago – Wang Wei

Foto di Don Hong-Oai

Foto di Don Hong-Oai

 

Leggera la barca mi porta
                  incontro all’ospite gentile,
che da gran lontananza
                 viene su per il lago. 
Poi, nella loggia,
                dinanzi a una coppa di vino, 
da ogni lato
                 i fiori di loto si apriranno.

Davanti al balcone,
                  come piú s’increspa
                  la distesa dell’acqua, 
la solitaria luna
                  va errante, senza posa.
Dal fondo della valle
                  sale la voce delle scimmie,
portata dal vento
                 giunge a me nella stanza.

Wang Wei

(Traduzione di Martin Benedikter)

da “Poesie del fiume Wang”, Einaudi, Torino, 1956