Il mio nome – Mark Strand

Dipinto di Aron Wiesenfeld

Dipinto di Aron Wiesenfeld

 

Una sera che il prato era verdeoro e gli alberi,
marmo venato alla luna, si ergevano come nuovi mausolei
nell’aria fragrante, e la campagna tutta palpitava
di strida e brusii di insetti, io stavo sdraiato sull’erba,
ad ascoltare le immense distanze aprirsi su di me, e mi chiedevo
cosa sarei diventato dove mi sarei trovato,
e per quanto a malapena esistessi, per un attimo sentii
che il cielo vasto e affollato di stelle era mio, e udii
il mio nome come per la prima volta, lo udii come
si sente il vento o la pioggia, ma flebile e distante
come se appartenesse non a me ma al silenzio
dal quale era venuto e al quale sarebbe tornato.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Uomo e cammello”, “Lo Specchio” Mondadori, 2007

∗∗∗

My Name

Once when the lawn was a golden green
and the marbled moonlit trees rose like fresh memorials
in the scented air, and the whole countryside pulsed
with the chirr and murmur of insects, I lay in the grass,
feeling the great distances open above me, and wondered
what I would become and where I would find myself,
and though I barely existed, I felt for an instant
that the vast star-clustered sky was mine, and I heard
my name as if for the first time, heard it the way
one hears the wind or the rain, but faint and far off
as though it belonged not to me but to the silence
from which it had come and to which it would go.

Mark Strand

da “Man and Camel”, Knopf Doubleday Publishing Group, 2008

Tenere insieme le cose – Mark Strand

 

In un campo
io sono l’assenza
del campo.
È
sempre così.
Ovunque io sia
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria rifluisce
a riempire gli spazi
in cui era stato il mio corpo.

Abbiamo tutti motivi
per muoverci.
Io mi muovo
per tenere insieme le cose.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Dormendo con un occhio aperto”, 1964, in “L’uomo che cammina un passo avanti al buio”, Mondadori, Milano, 2011

***

Keeping Things Whole

In a field
I am the absence
of field.
This is
always the case.
Wherever I am
I am what is missing.

When I walk
I part the air
and always
the air moves in
to fill the spaces
where my body’s been.

We all have reasons
for moving.
I move
to keep things whole.

Mark Strand

da “Sleeping with One Eye Open” (1964), in “Collected Poems”, New York, Alfred A. Knopf/ Random House, 2014

Ciò che resta – Mark Strand

for Bill and Sandy Bailey

Mi svuoto dei nomi degli altri. Mi svuoto le tasche.
Mi svuoto le scarpe e le lascio sul ciglio della strada.
Di notte metto indietro gli orologi;
apro l’album di famiglia e mi guardo bambino.

A che giova? Le ore hanno fatto il loro dovere.
Dico il mio nome. Dico addio.
Le parole si inseguono nel vento.
Amo mia moglie ma la ripudio.

I miei genitori si alzano dai troni
nelle stanze lattee delle nubi. Come posso cantare?
Il tempo mi dice ciò che sono. Cambio e sono lo stesso.
Mi svuoto della mia vita e resta la mia vita.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “L’inizio di una sedia”, Donzelli Poesia, 1999

∗∗∗

The Remains

for Bill and Sandy Bailey

I empty myself of the names of others. I empty my pockets.
I empty my shoes and leave them beside the road.
At night I turn back the clocks;
I open the family album and look at myself as a boy.

What good does it do? The hours have done their job.
I say my own name. I say goodbye.
The words follow each other downwind.
I love my wife but send her away.

My parents rise out of their thrones
into the milky rooms of clouds. How can I sing?
Time tells me what I am. I change and I am the same.
I empty myself of my life and my life remains.

Mark Strand

da “Darker: poems”, Atheneum, 1970

Poesia – Mark Strand

 

Si intrufola dalla porta di servizio,
di soppiatto oltrepassa la cucina,
il salotto, l’ingresso,
sale le scale ed entra
in camera. Si china
sul mio letto e dice che è venuto
a uccidermi. Il lavoro
lo svolgerà a stadi.

Prima verranno spuntate 
le unghie, poi le dita
dei piedi eccetera fino a che
nulla resti di me.
Stacca un minuscolo attrezzo
dal portachiavi, e attacca.
Sento il Lago dei Cigni dallo stereo
di un vicino e canticchio.

Quanto tempo trascorra,
non so dire. Ma quando torno in me
lo sento dire che è arrivato al collo
e che non è in grado di continuare
perché è stanco. Gli dico
che ha fatto abbastanza,
che dovrebbe rincasare, riposare.
Mi ringrazia e se ne va.

Resto sempre stupefatto
come si accontenta facilmente
certa gente.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Dormendo con un occhio aperto”, 1964, in “Il futuro non è più quello di una volta”, minimum fax, Roma, 2006

∗∗∗

Poem

He sneaks in the back door,
tiptoes through the kitchen,
the living room, the hall,
climbs the stairs, and enters
the bedroom. He leans
over my bed and says he has come
to kill me. The job
will be done in stages.

First, my toenails
will be clipped, then my toes,
and so on until
nothing is left of me.
He takes a small instrument
from his keychain and begins.
I hear Swan Lake being played
on a neighbor’s hi-fi and start to hum.

How much time passes,
I cannot tell. But when I come to
I hear him say he has reached my neck
and will not be able to continue
because he is tired. I tell him
that he has done enough,
that he should go home and rest.
He thanks me and leaves.

It shall never cease to amaze me
how easily satisfied
some people are.

Mark Strand

da “Sleeping with One Eye Open” (1964), in “Collected Poems”, New York, Alfred A. Knopf/ Random House, 2014

Il nuovo manuale di poesia – Mark Strand

Timothy Greenfield-Sanders, Mark Strand

for Greg Orr and Greg Simon

  1    Se un uomo capisce una poesia,
                  avrà dei problemi.

  2    Se un uomo vive insieme a una poesia,
                  morirà solo.

  3    Se un uomo vive insieme a due poesie,
                  ne tradirà una.

  4     Se un uomo concepisce una poesia,
                  avrà un figlio in meno.

 5   Se un uomo concepisce due poesie,
                avrà due figli in meno.

 6   Se un uomo si mette in testa una corona quando scrive,
                verrà smascherato.

7   Se un uomo non si mette in testa una corona quando scrive,
               non ingannerà nessuno tranne se stesso.

8    Se un uomo si arrabbia con una poesia,
                verrà deriso dagli uomini.

 9    Se un uomo persiste nell’arrabbiarsi con una poesia,
                 verrà deriso dalle donne.

10    Se un uomo condanna pubblicamente la poesia,
                  le scarpe gli si riempiranno di urina.

11    Se un uomo rinuncia alla poesia per il potere,
                 avrà molto potere.

12    Se un uomo si vanta delle sue poesie,
                  verrà amato dagli stolti.

13    Se un uomo si vanta delle sue poesie e ama gli stolti,
                  non scriverà più.

14    Se un uomo prova un ardente desiderio di attenzione per le sue poesie,
                  sarà come un somaro al chiaro di luna.

15    Se un uomo scrive una poesia e loda una poesia di un collega,
                  avrà un’amante bellissima.

16    Se un uomo scrive una poesia e loda all’eccesso una poesia di un collega,
                  allontanerà da sé l’amante.

17   Se un uomo rivendica la poesia di un altro,
                il suo cuore diverrà grande il doppio.

18    Se un uomo lascia che le sue poesie vadano in giro nude
                 avrà paura della morte.

19    Se un uomo ha paura della morte,
                 verrà salvato dalle sue poesie.

20    Se un uomo non ha paura della morte,
                 le sue poesie forse lo salveranno forse no.

21    Se un uomo finisce una poesia,
                 si immergerà nella scia bianca della propria passione
                e verrà baciato dalla pagina bianca.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Il futuro non è più quello di una volta”, minimum fax, Roma, 2006

∗∗∗

THE NEW POETRY HANDBOOK
for Greg Orr and Greg Simon

   1     If a man understands a poem,
               he shall have troubles.
  2    If a man lives with a poem,
               he shall die lonely.
  3    If a man lives with two poems,
               he shall be unfaithful to one.
  4    If a man conceives of a poem,
               he shall have one less child.
  5    If a man conceives of two poems,
               he shall have two children less.
  6    If a man wears a crown on his head as he writes,
               he shall be found out.
  7    If a man wears no crown on his head as he writes,
               he shall deceive no one but himself.
     If a man gets angry at a poem,
               he shall be scorned by men.
  9    If a man continues to be angry at a poem,
               he shall be scorned by women.
10    If a man publicly denounces poetry,
               his shoes will fill with urine.
11    If a man gives up poetry for power,
               he shall have lots of power.
12    If a man brags about his poems,
               he shall be loved by fools.
13    If a man brags about his poems and loves fools,
               he shall write no more.
14    If a man denies his poems pleasure,
               his wit shall wear boots.
15    If a man craves attention because of his poems,
               he shall be like a jackass in moonlight.
16    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow,
               he shall have a beautiful mistress.
17    If a man writes a poem and praises the poem of a fellow overly,
               he shall drive his mistress away.
18    If a man claims the poem of another,
               his heart shall double in size.
19    If a man lets his poems go naked,
               he shall fear death.
20    If a man fears death,
               he shall be saved by his poems.
21    If a man does not fear death,
               he may or may not be saved by his poems.
22    If a man finishes a poem,
               he shall bathe in the blank wake of his passion and be kissed by white                                                                                                                                 [ paper.

Mark Strand

da “Darker: poems”, Atheneum, 1970

Povero nord – Mark Strand

Edward Hopper, At the Window, 1940

Edward Hopper, At the Window, 1940

 

Fa freddo, la neve è alta,
il vento sbatte nella sua gabbia di piante,
le nuvole paiono stracci sozzi e laceri per l’uso,
e gli storni becchettano il ghiaccio.
È il nord, povero nord. Niente va bene.

Il capofamiglia è andato al lavoro,
vende sedie e sofà in un negozio che sta per fallire.
La moglie sta a casa e fissa dalla finestra le piante,
cerca di ricordare la vita che ha perso, anche se non era un granché.
Fiori bianchi di brina sbocciano sul vetro.

È quasi sera. Anatre e oche canadesi dormono
sulle acque della baia di Saint Margaret.
Marito e moglie passeggiano: guardate come si piegano
controvento; alzano il bavero
e i minuscoli sbuffi del loro respiro volano via.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Il futuro non è più quello di una volta”, minimum fax, Roma, 2006

∗∗∗

Poor North

It is cold, the snow is deep,
the wind beats around in its cage of trees,
clouds have the look of rags torn and soiled with use,
and starlings peck at the ice.
It is north, poor north. Nothing goes right.

The man of the house has gone to work,
selling chairs and sofas in a failing store.
His wife stays home and stares from the window into the trees,
trying to recall the life she lost, though it wasn’t much.
White flowers of frost build up on the glass.

It is late in the day. Brants and Canada geese are asleep
on the waters of St. Margaret’s Bay.
The man and his wife are out for a walk; see how they lean
into the wind; they turn up their collars
and the small puffs of their breath are carried away.

Mark Strand

da The Late Hour”, Atheneum, 1978

È vero, come ha detto qualcuno… – Mark Strand

Foto di Chris Felver

Foto di Chris Felver

 

XVI

È vero, come ha detto qualcuno, che
in un mondo senza paradiso tutto è addio.
Sia che tu saluti con la mano o no,

è addio, e se non ti salgono le lacrime agli occhi
è addio lo stesso, e se fingi di non accorgerti,
odiando ciò che passa, è addio lo stesso.

Addio e basta. E le palme nel piegarsi
sulla laguna verde e splendente, e i pellicani
in picchiata, e i corpi lustri dei bagnanti che riposano,

sono stadi di un’immobilità estrema, e il movimento
della sabbia, e del vento, e le movenze segrete del corpo
sono parte dello stesso insieme, una semplicità che trasforma l’essere

in occasione di lutto, o in un’occasione
per cui valga far festa, perché che altro si fa,
nel sentire il peso delle ali dei pellicani,

la densità delle ombre delle palme, le cellule che scuriscono
le schiene dei bagnanti? Sono al di là delle distorsioni
del caso, oltre le evasioni della musica. La fine

è messa in atto senza tregua. E la sentiamo
nelle lusinghe del sonno, nella luna che matura,
nel vino mentre attende nel bicchiere.

Mark Strand

È per Brooke Hopkins. Il qualcuno cui si allude è Wallace Stevens.

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “L’inizio di una sedia”, Donzelli Poesia, 1999

***

XVI

It is true, as someone has said, that in
A world without heaven all is farewell.
Whether you wave your hand or not,

It is farewell, and if no tears come to your eyes
It is still farewell, and if you pretend not to notice,
Hating what passes, it is still farewell.

Farewell no matter what. And the palms as they lean
Over the green, bright lagoon, and the pelicans
Diving, and the glistening bodies of bathers resting,

Are stages in an ultimate stillness, and the movement
Of sand, and of wind, and the secret moves of the body
Are part of the same, a simplicity that turns being

Into an occasion for mourning, or into an occasion
Worth celebrating, for what else does one do,
Feeling the weight of the pelicans’ wings,

The density of the palms’ shadows, the cells that darken
The backs of bathers? These are beyond the distortions
Of chance, beyond the evasions of music. The end

Is enacted again and again. And we feel it
In the temptations of sleep, in the moon’s ripening,
In the wine as it waits in the glass.

Mark Strand

Is for Brooke Hopkins. The someone alluded to is Wallace Stevens.

da “Dark Harbor, A poem”, New York: Alfred A. Knopf, 1993