A Evelina, mia madre – Valentino Zeichen

Julia Margaret Cameron, Ellen Terry, 1864

 

Dove saranno finiti
la veduta marina,
il secchiello e la paletta,
e i granelli di sabbia
che l’istantaneo prodigio
tramutò in attimi fuggenti,
travasandoli dal nulla
in un altro nulla?
Dove sarà finito l’ovale
di mia madre
che fu il suo volto e
che il tempo ha reso medaglia?
Perché non mi sfiora più
con le sue labbra,
dove sarà volato quel soffio
che raffreddava la
mia minestrina?
Dove le impronte di quel
lesto e disordinato
sparire delle cose?
In quale prigione di numeri
è rinchiuso il tempo?
Rispondimi! Dolore sapiente,
autorità senza voce.

Valentino Zeichen

da “D’amore e d’altro”, in “Metafisica tascabile”, “Lo Specchio” Mondadori, 1997

Un commento su “A Evelina, mia madre – Valentino Zeichen

  1. Marco Di Pasquale ha detto:

    soprattutto la chiusa evoca domande che assillano da sempre

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