Corpo di chiarità che nulla appanna – Miguel Hernández

Foto di Alfred Cheney Johnston

Foto di Alfred Cheney Johnston

 

Corpo di chiarità che nulla appanna.
Tutto è materia di acceso cristallo,
attraverso quel sole che ti segue,
che da dentro ti spinge sempre avanti.

Carne di arroventata limpidezza,
osso piú trasparente se piú fondo,
pelle al mare del fuoco indirizzata,
sangue fin dal profondo risplendente.

Corpo diurno, giorno sovrumano,
frutto dell’accecante accoppiamento,
di un albeggiare dorato d’estate
e con il firmamento piú infiammato.

Ignea ascensione cruenta dei monti,
acqua solida e lesta verso il giorno,
diafano braccio pieno d’orizzonti,
fecondo coronamento di gioia.

Corpo come un solstizio d’archi pieni,
cupola piena e pieno fiammeggiare.
Tutti i corpi rifulgono piú bruni
sotto lo zenit di tutti i tuoi sguardi.

Corpo di polline intenso e dorato,
flessibile e chiassoso, tuo e mio.
M’hai rabbuiato al cader della notte,
dell’amore, della piú oscura chioma.

Illumina l’abisso ove dimoro
per la consumazione delle spume.
Fonditi con le ombre che conservo
fino a che la trasparenza ti consumi.

Miguel Hernández

(Traduzione di Dario Puccini)

da “Ultime poesie”, 1939 – 1941, in Miguel Hernández, Poesie”, Feltrinelli, Milano, 1962

***

Cuerpo de claridad que nada empaña

Cuerpo de claridad que nada empaña.
Todo es materia de cristal radiante,
a través de ese sol que te acompaña,
que te lleva por dentro hacia adelante.

Carne de limpidez enardecida,
hueso más transparente si más hondo,
piel hacia el sur del fuego dirigida.
Sangre resplandeciente desde el fondo.

Cuerpo diurno, día sobrehumano,
fruto del cegador acoplamiento,
de una áurea madrugada del verano
con el más inflamado firmamento.

Ígnea ascensión, sangrienta hacia los montes,
agua sólida y ágil hacia el día,
diáfano barro lleno de horizontes,
coronación astral de la alegría.

Cuerpo como un solsticio de arcos plenos,
bóveda plena, plenas llamaradas.
Todos los cuerpos fulgen más morenos
bajo el cenit de todas tus miradas.

Cuerpo de polen férvido y dorado,
flexible y rumoroso, tuyo y mío.
De la noche final me has enlutado,
del amor, del cabello más sombrío.

Ilumina el abismo donde lloro
por la consumación de las espumas.
Fúndete con la sombra que atesoro
hasta que en la transparencia te consumas.

Miguel Hernández

da “Últimos poemas”, 1939 – 1941, in  “Miguel Hernández, Antologia poetica”, Edición de Jose Luis Puerto, 2001

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