Parole d’amore sussurrate – Piero Bigongiari

Paul Burty Haviland, Florence Peterson, 1909

 

È l’eterno, si sposta in questo tuo
sorriso, si fa briciole per me:
come il piccione che zampetta in piazza
quando il guardiano lascia andare a terra
dal suo sacchetto il grano, io ti ricerco in mille
frammenti, morso dalla fame, o unico
sorriso, unico ricordo, amore.

Cerco la fonte, ma il cercarla è, in cuore,
chiuderla: si sposta sulla cresta
dell’essere – già simile al parere –
questa abbondanza, questa vanità.
Tu che irrori la mensa ed alzi il calice
all’altezza degli occhi, io che ti bevo,
cieco, e ti tocco sulle labbra, ecco

io per te sono l’ultima favilla,
già tuo nel quieto spegnersi per l’aria,
ma non tuo per il fuoco che ha condotto
questo parere ad essere, già fiamma
nel brivido di freddo che le imposte
aprendosi ora lasciano filtrare
d’un giorno, questo: giorno tuo se è mio.

Piero Bigongiari

12 dicembre ’61

da “Torre di Arnolfo”, “Lo Specchio” Mondadori, 1964

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