La luce – Lucian Blaga

 Julia Margaret Cameron, Ellen Terry , 1864

Julia Margaret Cameron, Ellen Terry , 1864

 

Quella luce che sento
entrarmi in petto quando vedo te
non è forse una goccia della luce
creata il primo giorno,
dal profondo assetata d’esistenza?

Giaceva il nulla in agonia,
nel buio errava, solo, quando diede
l’Inconoscibile un segnale:
“Luce!”

Un mare
un’insensata tempesta di luce
dilagò in un istante:
era come una sete di peccati, di desideri, di patemi e slanci
una sete di mondo e di sole.

Dov’è sparita l’accecante
luce d’allora — chi lo sa?

Quella luce che sento entrarmi in petto
quando ti vedo — angelo mio,
forse è l’ultima goccia
della luce creata il primo giorno.

Lucian Blaga

(Traduzione di Sauro Albisani)

da “I poemi della luce”, Garzanti Editore, 1989

∗∗∗

Lumina

Lumina ce-o simt
năvălindu-mi în piept când te văd,
oare nu e un strop din lumina
creată în ziua dintîi,
din lumina aceea-nsetată adînc de viaţă?

Nimicul zăcea-n agonie,
când singur plutea-ntuneric şi dat-a
un semn Nepătrunsul:
„Să fie lumină!“

O mare
şi-un vifor nebun de lumină
făcutu-s-a-n clipă:
o sete era de păcate, de doruri, de-avînturi,  de patimi,
o sete de lume şi soare.

Dar unde-a pierit orbitoarea
lumină de-atunci — cine ştie?

Lumina, ce-o simt năvălindu-mi
în piept cînd te văd — minunato,
e poate că ultimul strop
din lumina creată în ziua dintîi.

Lucian Blaga

da “Poemele luminii”, Biroul de imprimate “Cosînzeana”, Sibiu, 1919

«Tu sei per me una creatura triste» – Cesare Pavese

Ellen Auerbach / Grete Stern - Klärchen, 1931

Ellen Auerbach / Grete Stern – Klärchen, 1931

 

Tu sei per me una creatura triste,
un fiore labile di poesia,
che, nell’istante stesso che lo godo
e tento inebriarmene,
sento fuggire lontano
tanto lontano,
per la miseria dell’anima mia,
la mia miseria triste.
Quando ti stringo pazzamente al cuore
e ti suggo la bocca,
a lungo, senza posa,
sono triste, bambina,
perché sento il mio cuore tanto stanco
di amarti cosí male.
Tu mi dài la tua bocca
e insieme ci sforziamo di godere
il nostro amore che sarà mai lieto
perché l’anima in noi è troppo stanca
dei sogni già sognati.
Ma sono io sono io il vile,
e tu sei tanto in alto
che, quando penso a te,
non mi resta che struggermi d’amore
per quel poco di gioia che mi dài,
non so se per capriccio o per pietà.
La tua bellezza è una bellezza triste
quale avrei mai osato di sognare,
ma, come tu mi hai detto, è solo un sogno.
Quando ti parlo le cose piú dolci
e ti stringo al mio cuore
e tu non pensi a me,
hai ragione, bambina:
io sono triste triste e tanto vile.
Ecco, tu sei per me
null’altro che una fragile illusione
dai grandi occhi di sogno,
che per un’ora mi si stringe al cuore
e mi ricolma tutto
di cose dolci, piene di rimpianto.
Cosí mi accade quando stancamente
mi struggo a infondere nei versi lievi
un mio spasimo triste.
Un fiore labile di poesia,
nulla di piú, mio amore.
Ma tu non sai, bambina,
e mai saprai ciò che mi fa soffrire.
Continuerò, piccolo fiore biondo,
che hai già tanto sofferto nella vita,
a contemplarti il viso che ti piange
anche quando sorride
– oh la dolcezza triste del tuo viso!
non saprai mai, bambina –
continuerò a adorare accanto a te
le tue piccole membra melodiose
che han la dolcezza della primavera
e son tanto struggenti e profumate
che io quasi impazzisco
al pensiero che un altro le amerà
stringendole al suo corpo.
Continuerò a adorarti,
e a baciarti e a soffrire,
finché tu un giorno mi dirai che tutto
dovrà essere finito.
E allora tu non sarai piú lontana
e non mi sentirò piú stanco il cuore,
ma urlerò dal dolore
e ribacerò in sogno
e mi stringerò al petto
l’illusione svanita.
E scriverò per te,
per il tuo ricordo straziante
pochi versi dolenti
che tu non leggerai piú.
Ma a me staranno atroci
inchiodati nel cuore
per sempre.

Cesare Pavese

[4 settembre 1927]

da “Prima di «Lavorare stanca» (1923-1930)”, in “Cesare Pavese, Le poesie”, Einaudi, Torino, 1998

Mare – Sophia de Mello Breyner Andresen

Foto di Franco Fontana

Foto di Franco Fontana

 

I

Di tutti gli angoli del mondo
Amo d’un amore piú forte e piú profondo
Quella spiaggia in estasi e nuda
Dove mi unii al mare, al vento e alla luna.

II

Odoro gli alberi la terra e il vento
Che la primavera colma di profumi
Ma io vi voglio solo e solo vi procuro
La selvaggia esalazione delle onde
In ascesa verso gli astri come un grido puro.

Sophia de Mello Breyner Andresen

(Traduzione di Federico Bertolazzi)

da “Come un grido puro”, Crocetti Editore, 2013

∗∗∗

Mar 

I

De todos os cantos do mundo
Amo com um amor mais forte e mais profundo
Aquela praia extasiada e nua,
Onde me uni ao mar, ao vento e à lua.

II

Cheiro a terra as árvores e o vento
Que a Primavera enche de perfumes
Mas neles só quero e só procuro
A selvagem exalação das ondas
Subindo para os astros como um grito puro.

Sophia de Mello Breyner Andresen

da “Poesia”, Coimbra, Edição da Autora, 1944

L’origine – Costantino Kavafis

Anouk Aimée and Jean-Louis Trintignant in "Un Homme et une femme", by Claude Lelouch, 1966

Anouk Aimée and Jean-Louis Trintignant in “Un Homme et une femme”, by Claude Lelouch, 1966

 

Ormai la loro voluttà vietata
è consumata. S’alzano, si vestono
frettolosi e non parlano.
Sgusciano via furtivi, separati. Camminano
per via con una vaga inquietudine, quasi
sospettino che in loro un non so che tradisca
su che sorta di letto giacquero poco fa.

Ma dell’artista come s’arricchisce la vita!
Domani, doman l’altro, o fra anni, saranno
scritti i versi gagliardi ch’ebbero qui l’origine.

Costantino Kavafis

(Traduzione di Maria Filippo Pontani)

da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1961

∗∗∗

Η αρχή των

Ή έκπλήρωσις τής έκνομής των ηδονής
έγινεν. Άπ’ τύ στρώμα σηκωθήκαν,
καί βιαστικά ντύνονται χωρίς νά μιλούν.
Βγαίνουνε χωριστά, κρυφά άπ’ το σπίτι· καί καθώς
βαδίζουνε κάπως άνήσυχα στον δρόμο, μοιάζει
σάν νά υποψιάζονται πού κάτι επάνω των προδίδει
σέ τί είδους κλίνην έπεσαν πρύ ολίγου.

Πλήν του τεχνίτου πώς έκέρδισε ή ζωή.
Αύριο, μεθαύριο, ή μετά χρόνια θά γραφούν
οί στίχ’ οί δυνατοί πού εδώ ήταν ή αρχή των.

Κωνσταντίνος Καβάφης

da “Από τα, Ποιήματα 1897-1933”, Ίκαρος, 1984

Elevazione – Charles Baudelaire

Foto di Noel Oszaid

Foto di Noel Oszaid

 

III.

Al di sopra di laghi e di montagne,
del mare, dei boschi e delle nuvole,
al di sopra del sole, oltre lo spazio,
al di là dei confini delle sfere celesti

navighi, mio spirito con agilità.
Nuotatore eccellente che gode dell’onda,
solchi allegramente l’immensità profonda
con un’indicibile e maschia voluttà.

Innàlzati ben lontano dai miasmi pestiferi
vai a purificarti nell’aria superiore,
e bevi, come liquore puro e divino,
il limpido fuoco degli spazi cristallini.

Abbandonando le noie e le profonde tristezze
che rendono pesante l’esistenza brumosa,
felice colui che può con ali vigorose
slanciarsi verso campi luminosi e sereni,

colui i cui pensieri, simili alle allodole,
liberi si slanciano verso i cieli al mattino,
– chi plana sulla vita e comprende senza sforzo
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!

Charles Baudelaire

(Traduzione di Marcello Comitini)

da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male 1857-1861”, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

I fiori del male 1857-1861, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

***

III. Élévation

Au-dessus des étangs, au-dessus des vallées,
Des montagnes, des bois, des nuages, des mers,
Par-delà le soleil, par-delà les éthers,
Par-delà les confins des sphères étoilées,

Mon esprit, tu te meus avec agilité,
Et, comme un bon nageur qui se pâme dans l’onde,
Tu sillonnes gaiement l’immensité profonde
Avec une indicible et mâle volupté.

Envole-toi bien loin de ces miasmes morbides;
Va te purifier dans l’air supérieur,
Et bois, comme une pure et divine liqueur,
Le feu clair qui remplit les espaces limpides.

Derrière les ennuis et les vastes chagrins
Qui chargent de leur poids l’existence brumeuse,
Heureux celui qui peut d’une aile vigoureuse
S’élancer vers les champs lumineux et sereins;

Celui dont les pensers, comme des alouettes,
Vers les cieux le matin prennent un libre essor,
– Qui plane sur la vie, et comprend sans effort
Le langage des fleurs et des choses muettes!

Charles Baudelaire

da “Spleen et Idéal”, in “Les Fleurs du mal”, Paris, Auguste Poulet-Malassis et de Broise, 1861

«Ogni volta che di notte» – Adonis

Ruth Bernhard, Wet Silk, 1938

 

Ogni volta che di notte
leggo il mio corpo
indosso il suo corpo,
mi stupisco leggendo il suo amore:
la notte non può che essere
i suoi tratti,
i suoi segreti, non può che
essere il suo nome.

Adonis

(Traduzione di Fawzi Al Delmi)

da “La foresta dell’amore in noi”, Guanda, Parma, 2017

A lume di luna – Konstantin Dmitrievič Bal’mont

Nicholas Buer, Flight

 

Quando la luna sfavilla nella notturna foschia
con la sua falce tenera e lucente,
la mia anima aspira a un altro mondo,
ammaliata da lontananze infinite.

Ai boschi, ai monti, alle candide cime
io mi affretto nei sogni come uno spirito infermo,
io veglio sul mondo tranquillo
e dolcemente piango e respiro la luna.

Assorbo questo pallido splendore,
come un elfo vacillo in una rete di raggi,
ascolto il silenzio loquace.

Mi è lontano il tormento del prossimo,
mi è straniera la terra con la sua lotta,
sono una nube, un alito di brezza.

Konstantin Dmitrievič Bal’mont

1894

(Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

da “Poesia russa del Novecento”, Guanda, Parma, 1954