Dipendevi da quello a cui non servi – Milo De Angelis

Foto di Katia Chausheva

 

Subendo questa fine
senza capire
per i morti ingiustificati, le tue
domande irrilevanti
in questi luoghi di pioppeti
dove non s’incontra il vuoto o l’essere
a cui ti volevi fedele. Solo una storia
già decisa: finirai e nemmeno
morire sarà un gesto personale.
Nemmeno urlare dietro un albero
che non ti salvi. Ora tutto è semplice:
percorrendo questa campagna
si fa inverno: un novecento
impietoso ha definito il tuo tempo
non chiesto e ti consuma. O ti coglie preoccupato
di lasciare giustificazione: ma senza
punti d’appoggio. Per le gerarchie fortunose
di un mattino al liceo, la decisione
di studiare la morte. Ma sai
che è per caso, ora,
con il sasso che tiri: ti scopri
nell’azione e non è possibile
legarla col resto, con la vita devastata
a cui rifiutavi un senso: e lo rifiuti
ma per farlo tu affermi
e non ti dà tregua,
in mezzo a piccole foglie, materia
che dopo la negazione
è la stessa. Tra le file
dei tronchi, con la nebbia che le chiude
sei dipendenza
da ogni forma, che vedi durare
vicina. Solo resti a rodere l’avvenimento,
il rancore che una negazione completa
lasci immutato
tutto.
Tu hai capito
che la tua vita è inutile.

Milo De Angelis

dalla rivista “Poesia”, Anno XXIII, Maggio 2017, N. 326

Testo inedito da “Poesie giovanili (1968-1973)”
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