Dopo la sconfitta – Ghiannis Ritsos

 

Dopo la disfatta degli ateniesi a Egospòtami, e un po’ più tardi
dopo la nostra ultima sconfitta, – finite le nostre libere
discussioni, finiti anche gli splendori di Pericle,
il fiorire delle Arti, i Ginnasi e i simposî dei sapienti. Ora
c’è un pesante silenzio nell’Agorà e mestizia, e l’impunità dei Trenta Tiranni.
Tutto (anche ciò ch’è più nostro) avviene in contumacia, senza la minima
possibilità di un ricorso, d’una difesa o apologia,
d’una sia pur formale protesta. Le nostre carte e i nostri libri al rogo;
l’onore della patria nel pattume. E se avvenisse mai che ci consentissero
di chiamare a testimoniare un vecchio amico, non accetterebbe, per timore
di patire anche lui la nostra sorte – e a ragione, il tapino. Perciò
stiamo bene qui – forse potremo perfino stabilire un nuovo contatto con la natura
guardando dietro il filo spinato uno scorcio di mare, le pietre, le erbe,
o una nube al tramonto, profonda, violetta, emozionata. E forse
un giorno si troverà un nuovo Cimone, guidato in segreto dalla stessa aquila, che scavi fino a scoprire la punta di ferro della nostra lancia,
arrugginita, consunta anch’essa, e la porti solennemente in processione funebre o trionfale, con musiche e corone, ad Atene.

Ghiannis Ritsos

21 marzo 1968

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Pietre Ripetizioni Sbarre”, Crocetti Editore, 2004

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