Cosí invade – Vicente Aleixandre

Foto di Raoul Hausmann

Foto di Raoul Hausmann

 

 

Felice chiarità dell’aurora,
corpo raggiante, amoroso destino,
adorazione del mare agitato,
del suo petto che vive, nel quale so che vivo.

Dove, montagna immensa sempre, ognora presente,
errante continente che trascorri e rimani,
spiaggia che mi si offre alla pianta leggera
che facile sul lido resta, quasi conchiglia?

Vado?
O vengo?
Ignoro se la luce che ora nasce
è quella del ponente nei miei occhi,
se mi spinge l’aurora la sua lama nel dorso.
Ma vado, vado sempre.
Vado a te come l’onda ormai verde
che tornando al suo seno riprende la sua forma.
Come risacca che strappando il giallo chiaro delle spiagge
mostra il duro torso oscuro che riposa, che fluttua.
Vado come le curve braccia che irrompendo
trascinan via le alghe che altre onde lasciarono.

E tu m’attendi, dí,
beato corpo disteso,
felice chiarità per i piedi,
spiaggia raggiante che brilli baciando
la tenue pelle che sul vivo petto grava.

Mi tendo?
Bacio infinitamente
l’inabbracciabile rumore dei mari,
quelle sempre reali labbra, labbra che sogno,
quella spuma leggera che sono sempre i denti
quando stanno per dirsi le parole piú oscure.

Dimmi, dimmi; ti ascolto.
Che verità profonda!
Quanto amore se mentre chiudi gli occhi ti stringo,
mentre ritrai tutte le onde lucide
che rimangono immote, fisse a quel nostro bacio.

Il tuo cuore che brucia come un’alga di terra,
come brace invincibile capace di seccare il fondo degli oceani,
non arde le mie mani
né i miei occhi quando calo le palpebre,
né le mie labbra – che il suo fuoco profondo non purifica –,
perché son come uccelli, come marine libere,
come il suono o il passare di nuvole che avanzano.

Oh vieni, vieni sempre come il clamore dei pesci,
come la battaglia invisibile che agita le squame,
come la lotta tremenda dei verdi piú profondi,
degli occhi che rifulgono e dei fiumi che irrompono,
dei corpi che erompono, che sorgono dai mari,
che raggiungono i cieli o muggendo si abbattono
quando di notte inondano lidi che si concedono!

Vicente Aleixandre

(Traduzione di Francesco Tentori Montaldo)

da “La distruzione o amore”, Einaudi, Torino, 1970

***

Que así invade

Dichosa claridad de la aurora,
cuerpo radiante, amoroso destino,
adoración de ese mar agitado,
de ese pecho que vive en el que sé que vivo.

¿Dónde tú, montaña inmensa siempre presente,
viajador continente que pasas y te quedas,
playa que se ofrece para mi planta ligera
que como una sola concha, fácil queda en la arena?

¿Voy?
¿O vengo?
Ignoro si la luz que ahora nace
es la del poniente en los ojos,
o si la aurora incide su cuchilla en mi espalda.
Pero voy, yo voy siempre.
Voy a ti como la ola ya verde
que regresa a su seno recobrando su forma.
Como la resaca que arrebatando el amarillo claro de las playas,
muestra ya su duro torso oscuro descansado, flotando.
Voy como esos redondos brazos invasores
que arrebatan las algas que otras ondas dejaron.

Y tú me esperas, dí,
dichoso cuerpo extendido,
feliz claridad para los pies,
playa radiante que destellas besando
la tenue piel que pasa sobre tu pecho vivo.

¿Me tiendo?
Beso infinitamente
ese inabarcable rumor de los mares,
esos siempre reales labios con los que sueño,
esa espuma ligera que son siempre los dientes
cuando van a decirse las palabras oscuras.

Dime, dime; te escucho.
¡Qué profunda verdad!
Cuánto amor si te estrecho mientras cierras los ojos,
mientras retiras todas, todas las ondas lúcidas
que permanecen fijas vigilando este beso.

Tu corazón caliente como una alga de tierra,
como una brasa invencible capaz de desecar el fondo de los mares,
no destruye mis manos
ni mis ojos cuando apoyo los párpados,
ni mis labios -que no se purifican con su lumbre profunda-,
porque son como pájaros, como libres marinas,
como rumor o pasaje de unas nubes que avanzan.

¡Oh ven, ven siempre como el clamor de los peces,
como la batalla invisible de todas las escamas,
como la lucha tremenda de los verdes más hondos,
de los ojos que fulgen, de los ríos que irrumpen,
de los cuerpos que colman, que emergen del océano,
que tocan a los cielos o se derrumban mugientes
cuando de noche inundan las playas entregadas!

Vicente Aleixandre

da “La destrucción o el Amor”, M., Signo, 1935

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