Coi denti macchiati d’inchiostro: fotografie – Elisa Biagini

emily_dickinson

 

(dialogo con Emily Dickinson)

la parola
silenzio ha
messo spine,
la sfiori
passando, ti
buchi le calze
a un suo
respiro.

un passo alla volta, per negazione,
segno il perimetro a questo nostro
campo di racconto – lettere dense da
reggere il vento dei suoni.

apri la finestra del polmone.

la sedia
rovesciata
per meglio copiare il
racconto di
luce, da sotto i
cassetti –

i capelli che sanno
di fiume.

ti gonfi d’ore,
trattieni il respiro –
capelli ovunque
magri come lettere

i fili tesi al pensarti,
dove inciampo.

tu racconti dell’erba
travolta, della piuma
incastrata alla
finestra, della pioggia
raccolta dentro
l’orecchio
(e il silenzio, qui
perde peso).

ti guardo, come
si guarda una casa
in fiamme. (mi
guardi, come si guarda
un fil di ferro
in un prato.)

respirano i
tuoi guanti
nel cassetto,
la maglia che
si tende alla
memoria –
la lampadina
e il suo
filamento.

soffia dalla
mattonella il vento
delle 3, sposta la
mano nello scrivere,
fa della gonna
una vela.

intrecciata alla federa,
siedo e taglio
le ore a fette sottili –
che durino.

smangiata,
quel troppo passare
lungo i muri per
cercare la porta –
grattugiata
(risèntiti, nell’osso
piú cavo).

con l’acqua dei
polmoni, annaffi
la gamba del
tavolo che
trema – il respiro
è di terra rivoltata.

le cose che cadono
dai libri –
un fazzoletto per
le unghie tagliate, tenuto
da un capello
lungo.

raggio di luna che
scardina il
cassetto, s’avvolge intorno
alla caviglia
(mi rimbocchi le
coperte per la notte –
la carta è ruvida e le
virgole pizzicano).

ti conti i
piedi cercando il
sonno al suono,
ascolti il pesce nell’
orecchio che traduce
l’acqua increspata
del bicchiere.

vicino alla prima
cervicale, dove
si salda il
pensare, sul
colletto, hai
ricamato l’alfabeto,
tutto.

quello che resta
è il calco del
respiro, il
morso che hai
dato all’aria
per tenerla.

la fronte appoggiata
nel buio, cuscino
striato d’inchiostro –
la rete d’acqua
dove rimbalzi
e poi ti alzi.

nella gola è lo specchio
d’olio, riflette la
parola senza
ruggine.

nell’acqua
alle caviglie
per lo specchio,
il polso, la
gola lasciati
distrattamente
aperti –
il coltello dei sogni
riluce.

unturned stone-
words – hair
stuck in a window.

conosci la misura
del respiro, il nodo al
fazzoletto, il peso
del tuo corpo
sulla soglia,

la lunghezza della
freccia nella
mano.

stamani c’è come
un gorgo nel bicchiere,
c’è l’acqua che
ti chiama al suo
deserto.

si addensa negli
angoli lo sguardo,
mercurio rotolato
dal termometro.

tiri via la tua
mano dall’
inverno e
ascolti lo
scricchiolio del
legno, parola
alla soglia.

il viso che decidi
d’ignorare, midollo
e neve insieme.
il mattino arriva
per caso, alla luce
del tuo stesso fuoco.

s’accende la
candela al
tuo voltarti –
hai spazzolato
il sonno dai
capelli (o
spazzolato dentro
il buio?)

c’è corrente
da sotto la porta,
il racconto della
polvere dietro,
dell’unica briciola
sul tavolo.

è sempre centro
lí, dove il
pensarti riscalda
la coperta del
risveglio.

scivola la carta
via dal palmo,
ti viene incontro
come tendine
slegato, ti si
cuce sul braccio.

resta intatto
l’oggetto che ti
sfiora: tu t’impigli,
ti sfili, illividisci,
t’intacchi di tempo
a ogni contatto –
polpastrelli imbevuti
di lava.

là rovina la
ruota dell’occhio,
inciampa nel
filo fattosi d’improvviso
scuro.

scrivi ai bordi,
per lasciare respiro
al tuo dire

fuoco spento ogni giorno
col latte.

sorridi
coi denti macchiati
d’inchiostro – sotto l’unghia
il nero della parola grattata
via oggi.

l’orecchio è l’ultimo
volto. poi ti seguo
con la candela all’
orizzonte, dove
ti bagni i piedi
nel buio.

Elisa Biagini

da “Da una crepa”, Einaudi, Torino, 2014

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