Altazor, Canto II – Vicente Huidobro

Lee Miller, Autoportrait, 1932

Lee Miller, Autoportrait, 1932

 

Donna, il mondo è arredato dai tuoi occhi
Si fa più alto il cielo in tua presenza
La terra si prolunga di rosa in rosa 
E l’aria si prolunga di colomba in colomba

Andandotene lasci una stella al tuo posto
Lasci cadere le tue luci come la nave  che passa 
Mentre ti segue il mio canto stregato
Come un serpente fedele e malinconico
E tu giri la testa dietro a qualche astro 

Quale lotta si scatena nello spazio?
Quelle lance di luce fra i pianeti
Riflesso di spietate armature
Quale stella sanguinaria non vuole cedere il passo?
Dove sei triste nottambula
Donatrice d’infinito
Che passeggi nel bosco dei sogni

Eccomi qui perduto tra mari deserti
Solo come la piuma che cade di notte da un uccello 
Eccomi qui in una torre di gelo
Coperto dal ricordo delle tue labbra marittime
Dal ricordo della tua compiacenza e della tua chioma
Luminosa e sciolta come i fiumi di montagna
Diventeresti cieca avendoti Dio dato queste mani?
Te lo chiedo ancora

L’arco delle tue sopracciglia teso per le armi degli occhi
Nell’offensiva alata vincitrice sicura con orgoglio di fiore
Ti parlano per me le  pietre colpite
Ti parlano per me le onde di uccelli senza cielo
Ti parla per me il colore dei paesaggi senza vento
Ti parla per me il gregge di pecore taciturne
Addormentato nella tua memoria
Ti parla per me il ruscello scoperto
L’erba che sopravvive legata all’avventura
Avventura di luce e sangue d’orizzonte
Senz’altro riparo che un fiore che si spegne
Se c’è un po’ di vento

Le pianure si perdono sotto la tua fragile grazia
Si perde il mondo sotto il tuo procedere visibile
Poiché tutto è artificio quando ti presenti
Con la tua luce pericolosa
Innocente armonia senza affanno né oblio
Elemento di lacrima che ruota verso l’interno
Costruito di timore altero e di silenzio

Fai dubitare il tempo
E il cielo con istinti di infinito
Lontano da te tutto è mortale
Getti l’agonia sulla terra umiliata dalle notti
Solo ciò che pensa a te ha sapore di eternità

Ecco qui la tua stella che passa
Con il tuo respiro di lontane fatiche
Con i tuoi gesti e il tuo modo di camminare
Con lo spazio magnetico che ti saluta
Che ci separa con chilometri di notte

Ti avverto tuttavia che siamo cuciti
Alla stessa stella
Siamo cuciti dalla stessa musica tesa
Dall’uno all’altro
Dalla stessa ombra gigante agitata come un albero
Dobbiamo essere questo pezzo di cielo
Questa parte in cui vive l’avventura misteriosa
L’avventura del pianeta che esplode in petali di sogno

Invano cercheresti di evitare la mia voce
E di superare i muri dei miei elogi
Siamo cuciti dalla stessa stella
Sei legata all’usignolo delle lune
Che ha in gola un rituale sacro

Che m’importa dei segni della notte
E della radice e dell’eco funebre che hanno nel mio petto
Che m’importa dell’enigma luminoso
Degli emblemi che illuminano il destino
E di quelle isole che viaggiano nel caos senza meta per i miei occhi
Che m’importa di quella paura di fiore nel vuoto
Che m’importa del nome del nulla
Il nome del deserto infinito
O della volontà o del destino che rappresentano
E se in quel deserto ogni stella è un desiderio di oasi
O bandiera di presagio e di morte

Ho una mia atmosfera nel tuo respiro
La fantastica sicurezza del tuo sguardo con le sue intime costellazioni
Con il suo stesso linguaggio di seme
La tua fronte luminosa come un anello di Dio
Più salda di ogni cosa nella flora del cielo
Senza vortici dell’universo che si imbizzarrisce
Come un cavallo a causa della sua ombra nell’aria

Ti chiedo ancora
Diventeresti muta avendoti Dio dato questi occhi?

Ho questa tua voce per ogni difesa
Questa voce che esce da te con battiti del cuore
Questa voce in cui cade l’eternità
E si rompe in frammenti di sfere fosforescenti
Cosa sarebbe la vita se tu non fossi nata?
Una cometa senza mantello che muore di freddo

Ti ho trovata come una lacrima in un libro dimenticato
Con il tuo nome percettibile già prima nel mio cuore
Il tuo nome fatto dal rumore delle colombe che volano
Porti in te il ricordo di altre vite più grandi
Di un Dio trovato da qualche parte
E ricordi in fondo a te stessa che eri tu
L’uccello del passato nella chiave del poeta

Sogno in un sogno sommerso
La chioma che si raccoglie crea il giorno
La chioma che si scioglie crea la notte
La vita si contempla nell’oblio
Solo i tuoi occhi vivono nel mondo
L’unico sistema planetario senza stanchezza

Chiara pelle ancorata sulle alture
Estranea a qualsiasi inganno e stratagemma
Concentrata nella sua forza di luce
Dopo di te la vita ha paura
Perché sei la profondità di ogni cosa
Il mondo diviene solenne quando passi
Si sentono cadere lacrime dal cielo
E cancelli nell’anima dormiente
L’amarezza di essere vivo
Diventa leggero il mondo sulle spalle

La mia felicità è sentire il rumore del vento fra i tuoi capelli
(Riconosco questo rumore da lontano)
Quando le navi affondano e il fiume trascina tronchi d’albero
Sei una lampada di carne nella tempesta
Con i capelli sparsi al vento
I tuoi capelli dove il sole cerca i suoi sogni migliori
La mia felicità è guardarti solitaria sul divano del mondo
Come la mano di una principessa assonnata
Con i tuoi occhi che richiamano un pianoforte di odori
Una bevanda di parossismi
Un fiore che va perdendo il suo profumo
I tuoi occhi ipnotizzano la solitudine
Come la ruota che continua a girare dopo la catastrofe

La mia felicità è guardarti quando ascolti
II raggio di luce che cammina verso il fondo dell’acqua
E resti a lungo sospesa
Tante stelle passate nel setaccio del mare
Allora nulla dà una simile emozione
Né un albero di nave che chiede vento
Né un cieco aereoplano che palpa l’infinito
Né la magra colomba addormentata su un lamento
Né l’arcobaleno con le ali sigillate
Più bello della parabola di un verso
La parabola distesa come un ponte notturno di anima in anima

Nata in tutti i luoghi su cui poso gli occhi
Con la testa alzata
E i capelli al vento
Sei più bella del nitrito di un puledro sulla montagna
Della sirena di una nave che lascia uscire tutta la sua anima
Di un faro nella nebbia che cerca chi salvare
Sei più bella della rondine attraversata dal vento
Sei il rumore del mare in estate
Sei il rumore di una via affollata colma di meraviglia

La mia gloria è nei tuoi occhi
Vestita dello splendore dei tuoi occhi e della loro luce interna
Sono seduto nell’angolo più sensibile del tuo sguardo
Nel silenzio estatico di ciglia immobili
Un presagio sta affiorando dal profondo dei tuoi occhi
E un vento d’oceano agita le tue pupille

Niente è paragonabile a questa leggenda di semi lasciata dalla tua presenza
A questa voce che cerca un astro morto da riportare in vita
La tua voce crea un impero nello spazio
E questa mano che si alza in te come volesse appendere soli nell’aria
E questo sguardo che descrive mondi nell’infinito
E questa testa che si piega per ascoltare un mormorio nell’eternità
E questo piede che è la festa dei sentieri incatenati

E queste palpebre dove si arenano le scintille dell’etere
E questo bacio che gonfia la prua delle tue labbra
E questo sorriso come un vessillo davanti alla tua vita
E questo segreto che conduce le maree del tuo petto
Addormentato all’ombra dei tuoi seni

Se tu morissi
Le stelle nonostante la loro lampada accesa
Perderebbero il cammino
Che ne sarebbe dell’universo?

Vicente Huidobro

(Traduzione di Gabriele Morelli)

da “Viaggi siderali”, Editoriale Jaca Book, Milano, 1995

***

Altazor, Canto II

Mujer el mundo está amueblado por tus ojos
Se hace más alto el cielo en tu presencia
La tierra se prolonga de rosa en rosa
Y el aire se prolonga de paloma en paloma

Al irte dejas una estrella en tu sitio
Dejas caer tus luces como el barco que pasa
Mientras te sigue mi canto embrujado
Como una serpiente fiel y melancólica
Y tú vuelves la cabeza detrás de algún astro

¿Qué combate se libra en el espacio?
Esas lanzas de luz entre planetas

Reflejo de armaduras despiadadas
¿Qué estrella sanguinaria no quiere ceder el paso?
En dónde estás triste noctámbula
Dadora de infinito
Que pasea en el bosque los sueños

Heme aquí perdido entre mares desiertos
Solo como la pluma que se cae de un pájaro en la noche
Heme aquí en una torre de frío
Abrigado del recuerdo de tus labios marítimos
Del recuerdo de tus complacencias y de tu cabellera
Luminosa y desatada como los ríos de la montaña
¿Irías a ser ciega que Dios te dio esas manos?
Te pregunto otra vez

El arco de tus cejas tendido para las armas de los ojos
En la ofensiva alada vencedora segura con orgullos de flor
Te hablan por mí las piedras aporreadas
Te hablan por mí las olas de pájaros sin cielo
Te habla por mí el color de los paisajes sin viento
Te habla por mí el rebaño de ovejas taciturnas

Dormido en tu memoria
Te habla por mí el arroyo descubierto
La yerba sobreviviente atada a la aventura
Aventura de luz y sangre de horizonte
Sin más abrigo que una flor que se apaga
Si hay un poco de viento

Las llanuras se pierden bajo tu gracia frágil
Se pierde el mundo bajo tu andar visible
Pues todo es artificio cuando tú te presentas
Con tu luz peligrosa
Inocente armonía sin fatiga ni olvido
Elemento de lágrimas que rueda hacia adentro
Construido de miedo altivo y de silencio.

Haces dudar al tiempo
Y al cielo con instintos de infinito
Lejos de ti todo es mortal
Lanzas la agonía por la tierra humillada de noches
Sólo lo que piensa en ti tiene sabor a eternidad

He aquí tu estrella que pasa
Con tu respiración de fatigas lejanas
Con tus gestos y tu modo de andar

Con el espacio magnetizado que te saluda
Que nos separa con leguas de noche

Sin embargo te advierto que estamos cosidos
A la misma estrella
Estamos cosidos por la misma música tendida
De uno a otro
Por la misma sombra gigante agitada como árbol
Seamos ese pedazo de cielo
Ese trozo en que pasa la aventura misteriosa
La aventura del planeta que estalla en pétalos de sueño

En vano tratarías de evadirte de mi voz
Y de saltar los muros de mis alabanzas
Estamos cosidos por la misma estrella

Estás atada al ruiseñor de las lunas
Que tiene un ritual sagrado en la garganta

Qué me importan los signos de la noche
Y la raíz y el eco funerario que tengan en mi pecho
Qué me importa el enigma luminoso
Los emblemas que alumbran el azar
Y esas islas que viajan por el caos sin destino a mis ojos
Qué me importa ese miedo de flor en el vacío
Qué me importa el nombre de la nada
El nombre del desierto infinito
O de la voluntad o del azar que representan
Y si en ese desierto cada estrella es un deseo de oasis
O banderas de presagio y de muerte

Tengo una atmósfera propia en tu aliento
La fabulosa seguridad de tu mirada con sus constelaciones íntimas
Con su propio lenguaje de semilla
Tu frente luminosa como un anillo de Dios
Más firme que todo en la flora del cielo
Sin torbellinos de universo que se encabrita
Como un caballo a causa de tu sombra en el aire

Te pregunto otra vez
¿Irías a ser muda que Dios te dio esos ojos?

Tengo esa voz tuya para toda defensa
Esa voz que sale de ti en latidos de corazón
Esa voz en que cae la eternidad
Y se rompe en pedazos de esferas fosforescentes

¿Qué sería la vida si no hubieras nacido?
Un cometa sin manto muriéndose de frío

Te hallé como una lágrima en un libro olvidado
Con tu nombre sensible desde antes en mi pecho

Tu nombre hecho del ruido de palomas que se vuelan
Traes en ti el recuerdo de otras vidas más altas
De un Dios encontrado en alguna parte
Y al fondo de ti misma recuerdas que eras tú
El pájaro de antaño en la clave del poeta

Sueño en un sueño sumergido
La cabellera que se ata hace el día
La cabellera al desatarse hace la noche
La vida se contempla en el olvido
Sólo viven tus ojos en el mundo
El único sistema planetario sin fatiga
Serena piel anclada en las alturas
Ajena a toda red y estratagema
En su fuerza de luz ensimismada
Detrás de ti la vida siente miedo
Porque eres la profundidad de toda cosa
El mundo deviene majestuoso cuando pasas
Se oyen caer lágrimas del cielo
Y borras en el alma adormecida
La amargura de ser vivo
Ha hace liviano el orbe en las espaldas

Mi alegría es oír el ruido del viento en tus cabellos
(Reconozco ese ruido desde lejos)
Cuando las barcas zozobran y el río arrastra troncos de árbol
Eres una lámpara de carne en la tormenta
Con los cabellos a todo viento
Tus cabellos donde el sol va a buscar sus mejores sueños
Mi alegría es mirarte en el diván del mundo
Como la mano de una princesa soñolienta
Con tus ojos que evocan un piano de olores
Una bebida de paroxismos
Una flor que está dejando de perfumar
Tus ojos hipnotizan la soledad
Como la rueda que sigue girando después de la catástrofe

Mi alegría es mirarte cuando escuchas
Ese rayo de luz que camina hacia el fondo del agua
Y te quedas suspensa largo rato

Tantas estrellas pasadas por el harnero del mar
Nada tiene entonces semejante emoción
Ni un mástil pidiendo viento
Ni un aeroplano ciego palpando el infinito
Ni la paloma demacrada dormida sobre un lamento
Ni el arco iris con las alas selladas
Más bello que la parábola de un verso
La parábola tendida en puente nocturno de alma a alma

Nacida en todos los sitios donde pongo los ojos
Con la cabeza levantada
Y todo el cabello al viento
Eres más hermosa que el relincho de un potro en la montaña
Que la sirena de un barco que deja escapar toda su alma
Que un faro en la neblina buscando a quién salvar
Eres más hermosa que la golondrina atravesada por el viento
Eres el ruido del mar en verano
Eres el ruido de una calle populosa llena de admiración

Mi gloria está en tus ojos
Vestida del lujo de tus ojos y de su brillo interno
Estoy sentado en el rincón más sensible de tu mirada
Bajo el silencio estático de inmóviles pestañas
Viene saliendo un augurio del fondo de tus ojos
Y un viento de océano ondula tus pupilas

Nada se compara a esa leyenda de semillas que deja tu presencia
A esa voz que busca un astro muerto que volver a la vida
Tu voz hace un imperio en el espacio
Y esa mano que se levanta en ti como si fuera a colgar soles en en el aire
Y ese mirar que escribe mundos en el infinito
Y esa cabeza que se dobla para escuchar un murmullo en la eternidad
Y ese pie que es la fiesta de los caminos encadenados.
Y esos párpados donde vienen a vararse las centellas del éter
Y ese beso que hincha la proa de tus labios
Y esa sonrisa como un estandarte al frente de tu vida
Y ese secreto que dirige las mareas de tu pecho
Dormido a la sombra de tus senos

Si tú murieras
Las estrellas a pesar de su lámpara encendida
Perderían el camino
¿Qué sería del universo?

Vicente Huidobro

da “Obra selecta”, Fundacion Biblioteca Ayacuch, 1989

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