Dono – Czesław Miłosz

Vincent van Gogh, Fishing Boats at Sea, 1888

Vincent van Gogh, Fishing Boats at Sea, 1888

 

Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
I colibrì si posavano sui fiori del quadrifoglio.
Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e vele.

Czesław Miłosz

Berkeley, 1971

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Dove sorge e dove tramonta il sole”, in “Czesław Miłosz, Poesie”, Adelphi, 1983

∗∗∗

Dar

Dzień taki szczęśliwy.
Mgła opadła wcześnie, pracowałem w ogrodzie.
Kolibry przystawały nad kwiatem kaprifolium.
Nie było na ziemi rzeczy, którą chciałbym mieć.
Nie znałem nikogo, komu warto byłoby zazdrościć.
Co przydarzyło się złego, zapomniałem.
Nie wstydziłem się myśleć, że byłem kim jestem.
Nie czułem w ciele żadnego bólu.

Czesław Miłosz

da “Gdzie wschodzi słońce i kędy zapada”, Instytut Literacki, Parigi, 1974

Francis Turner – Edgar Lee Master

Constant Puyo, Im Schilf, 1903

Constant Puyo, Im Schilf, 1903

 

Io non potevo correre né giocare
quand’ero ragazzo.
Quando fui uomo, potei solo sorseggiare alla coppa,
non bere —
perché la scarlattina mi aveva lasciato il cuore malato.
Eppure giaccio qui
blandito da un segreto che solo Mary conosce:
c’è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole addolcite da viti —
là, in quel pomeriggio di giugno
al fianco di Mary —
mentre la baciavo con l’anima sulle labbra,
l’anima d’improvviso mi fuggí.

Edgar Lee Master

(Traduzione di Fernanda Pivano)

da “Spoon River Anthology”, Einaudi Editore, 1943

∗∗∗

Francis Turner

I could not run or play
In boyhood.
In manhood I could only sip the cup,
Not drink —
For scarlet-fever left my heart diseased.
Yet I lie here
Soothed by a secret none but Mary knows:
There is a garden of acacia,
Catalpa trees, and arbors sweet with vines —
There on that afternoon in June
By Mary’s side —
Kissing her with my soul upon my lips
It suddenly took flight.

Edgar Lee Masters

da “Spoon River Anthology”, Mc Millan Company, New York, 1916

da «Le opere e le notti» – Alejandra Pizarnik

Foto di Ferdinando Scianna

Foto di Ferdinando Scianna

Poesia

Tu scegli il luogo della ferita
dove dicemmo il nostro silenzio.
Tu fai della mia vita
questa cerimonia troppo pura.

Rivelazioni

Di notte al tuo fianco
le parole sono cifre, sono chiavi.
Il desiderio di morire è sovrano.

Che il tuo corpo sia sempre
un amato spazio di rivelazioni.

Distruzioni
…en besos, no en razones
Quevedo

Dal combattimento con le parole appartami
e spegni il furore del mio corpo elementare.

Amanti

un fiore
              non lontano dalla notte
              il mio corpo muto 
      si apre
a delicate urgenze di rugiada 

Chi illumina

Quando mi guardi
i miei occhi sono chiavi,
il muro ha segreti,
il mio timore parole, poesie.
Solo tu fai della mia memoria
una viaggiatrice affascinata,
un fuoco incessante.

Presenza

la tua voce
in questo non potersene uscire le cose
dal mio sguardo
mi spossessano
fanno di me un vascello in un fiume di pietre
se non è la tua voce
pioggia sola nel mio silenzio di febbri
tu mi liberi gli occhi
e per favore
parlami
sempre

Incontro

Qualcuno entra nel silenzio e mi abbandona.
Ora la solitudine non è sola.
Tu parli come la notte.
Ti annunci come la sete.

L’oblio

sull’altra sponda della notte
l’amore è possibile

– portami –

portami tra le dolci sostanze 
che muoiono ogni giorno nella tua memoria

I passi perduti

Prima fu una luce
nel mio linguaggio nato
a pochi passi dall’amore.

Notte aperta. Notte presenza.

Le opere e le notti

per riconoscere nella sete il mio emblema
per significare l’unico sogno
per non aggrapparmi mai di nuovo all’amore

sono stata tutta un’offerta
un puro errare
di lupa nel bosco
nella notte dei corpi

per dire la parola innocente

Verde paradiso

straniera sono stata
quando vicina a luci lontane
facevo tesoro di parole purissime
per creare nuovi silenzi

Infanzia

Ora in cui l’erba cresce
nella memoria del cavallo.
Il vento pronunzia discorsi ingenui
in onore dei lillà,
e qualcuno entra nella morte
con gli occhi aperti
come Alice nel paese del già visto.

Anelli di cenere

Stanno le mie voci
perché non cantino loro,
i grigiamente imbavagliati dell’alba,
i camuffati da uccello desolato nella pioggia.

C’è, nell’attesa,
una voce di lillà che si spezza.
E c’è, quando si fa giorno,
una scissione del sole in piccoli soli neri.
E quando è notte, sempre,
una tribú di parole mutilate
cerca asilo nella mia gola,
perché non cantino loro,
i funesti, i padroni del silenzio.

a Cristina Campo

Il cuore di ciò che esiste

non consegnarmi,
              tristissima mezzanotte,
all’impuro mezzogiorno bianco

Le grandi parole

ancora non è ora
ora è mai

ancora non è ora
ora e sempre
è mai

    ad Antonio Porchia

Silenzi

La morte sempre al fianco.
Ascolto il suo dire.
Odo me sola.

 ∗
Chiedo il silenzio
 …canta, lastimada mía
Cervantes

anche se è tardi, è notte,
e tu non puoi.

Canta come se nulla fosse.

Nulla è.

Gli occhi aperti

Qualcuno misura singhiozzando
l’estensione dell’alba.
Qualcuno pugnala il cuscino
in cerca del suo impossibile
spazio di quiete.

Comunicazioni

Il vento mi aveva mangiato
parte della faccia e delle mani.
Mi chiamavano angelo straccione.
Io aspettavo.

Ombra dei giorni a venire

Domani
mi vestiranno di ceneri all’alba,
mi riempiranno la bocca di fiori.
Apprenderò a dormire
nella memoria di un muro,
nella respirazione
di un animale che sogna.

a Ivonne A. Bordelois
Mendica voce

E ancora mi azzardo ad amare
il suono della luce in un’ora morta,
il colore del tempo in un muro abbandonato.

Nel mio sguardo ho perduto tutto.
Chiedere è cosí lontano. Cosí vicino sapere che non c’è.

Alejandra Pizarnik

(Traduzione di Claudio Cinti)

da “La figlia dell’insonnia”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

I
 POEMA

Tú eliges el lugar de la herida
en donde hablamos nuestro silencio.
Tú haces de mi vida
esta ceremonia demasiado pura.

REVELACIONES

En la noche a tu lado
las palabras son claves, son llaves.
El deseo de morir es rey.
 
Que tu cuerpo sea siempre
un amado espacio de revelaciones.

DESTRUCCIONES
…en besos, no en razones
Quevedo

Del combate con las palabras ocúltame
y apaga el furor de mi cuerpo elemental.

AMANTES

una flor
no lejos de la noche
mi cuerpo mudo
se abre
a la delicada urgencia del rocío

QUIEN ALUMBRA

Cuando me miras
mis ojos son llaves,
el muro tiene secretos,
mi temor palabras, poemas.
Sólo tú haces de mi memoria
una viajera fascinada,
un fuego incesante.

PRESENCIA

tu voz
en este no poder salirse las cosas
de mi mirada
ellas me desposeen
hacen de mí un barco sobre un río de piedras
si no es tu voz
lluvia sola en mi silencio de fiebres
tú me desatas los ojos
y por favor
que me hables
siempre

ENCUENTRO

Alguien entra en el silencio y me abandona.
Ahora la soledad no está sola.
Tú hablas como la noche.
Te anuncias como la sed.

EL OLVIDO

en la otra orilla de la noche
el amor es posible
 
–llévame–
 
llévame entre las dulces sustancias
que mueren cada día en tu memoria

 LOS PASOS PERDIDOS

Antes fue una luz
en mi lenguaje nacido
a pocos pasos del amor.
 
Noche abierta. Noche presencia.

LOS TRABAJOS Y LAS NOCHES

para reconocer en la sed mi emblema
para significar el único sueño
para no sustentarme nunca de nuevo en el amor
 
he sido toda ofrenda
un puro errar
de loba en el bosque
en la noche de los cuerpos
 
para decir la palabra inocente

 II
VERDE PARAÍSO

extraña que fui
cuando vecina de lejanas luces
atesoraba palabras muy puras
para crear nuevos silencios

INFANCIA

Hora en que la yerba crece
en la memoria del caballo.
El viento pronuncia discursos ingenuos
en honor de las lilas,
y alguien entra en la muerte
con los ojos abiertos
como Alicia en el país de lo ya visto.

 III
ANILLOS DE CENIZA
A Cristina Campo

Son mis voces cantando
para que no canten ellos,
los amordazados grismente en el alba,
los vestidos de pájaro desolado en la lluvia.
 
Hay, en la espera,
un rumor a lila rompiéndose.
Y hay, cuando viene el día,
una partición del sol en pequeños soles negros.
Y cuando es de noche, siempre,
una tribu de palabras mutiladas
busca asilo en mi garganta,
para que no canten ellos,
los funestos, los dueños del silencio.

EL CORAZÓN DE LO QUE EXISTE

no me entregues,
tristísima medianoche,
al impuro mediodía blanco

 LAS GRANDES PALABRAS
A Antonio Porchia

aún no es ahora
ahora es nunca
 
aún no es ahora
ahora y siempre
es nunca

SILENCIOS

La muerte siempre al lado.
Escucho su decir.
Sólo me oigo.

PIDO EL SILENCIO
 …canta, lastimada mía
Cervantes

 

aunque es tarde, es noche,
y tú no puedes.
 
Canta como si no pasara nada.
 
Nada pasa.

LOS OJOS ABIERTOS

Alguien mide sollozando
la extensión del alba.
Alguien apuñala la almohada
en busca de su imposible
lugar de reposo.

COMUNICACIONES

El viento me había comido
parte de la cara y las manos.
Me llamaban ángel harapiento.
Yo esperaba.

SOMBRA DE LOS DÍAS A VENIR
 
                                                                    A Ivonne A. Bordelois

Mañana
me vestirán con cenizas al alba,
me llenarán la boca de flores.
Aprenderé a dormir
en la memoria de un muro,
en la respiración
de un animal que sueña.

MENDIGA VOZ

Y aún me atrevo a amar
el sonido de la luz en una hora muerta,
el color del tiempo en un muro abandonado.
 
En mi mirada lo he perdido todo.
Es tan lejos pedir. Tan cerca saber que no hay.

Alejandra Pizarnik

da “Los trabajos y las noches”, in “Obras completas. Poesía y Prosas”, Buenos Aires, Ediciones Corregidor, 1990

Via Velasca – Leonardo Sinisgalli

Herbert List, Goldfish Bowl, Santorini 1937

Herbert List, Goldfish Bowl, Santorini, 1937

 

Il calpestìo di tanti anni
L’ha quasi affondata, la via
Incredibilmente si è stretta.
Questa è l’ora mia, la mia ora diletta.
Io, ricordo la sera che alla fioca
Luce si spense ogni rumore, un grido
Disse il mio nome come in sogno e sparve.
La via s’incurva, sgocciola
Il giorno dalle cime dei tetti:
Quest’ora dolce suona nel petto.
Non è che una larva restìa
La luce, un barlume: entro la boccia
Di vetro un pesce s’illumina.

Leonardo Sinisgalli

da “Vidi le Muse”, “Lo Specchio” Mondadori, 1943

«Per amore della risonante audacia dei secoli a venire» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Foto di Katerina Plotnikova

Foto di Katerina Plotnikova

 

Per amore della risonante audacia dei secoli a venire,
per amore dell’eccelsa schiatta umana
mi son negato la coppa del brindisi al festino dei padri
e l’allegria e il mio stesso onore.

Dietro di me avverto il balzo dell’èra sgozzalupi, ma sangue
di lupo io non ho, e se non vuoi che m’azzanni,
ficcami come un berretto nella manica della calda pelliccia
che ricopre le steppe siberiane…

Perché io non veda il pauroso né la molle sozzura
né le ossa lorde di sangue nel giro della ruota,
e tutta notte, nella loro primigenia bellezza,
rifulgano per me le volpi azzurre,

portami via nella notte dove scorre il fiume Eniséj
e a sfiorare una stella si leva il tronco del pino,
giacché non ho sangue di lupo e solo chi m’è
uguale può farsi anche mio assassino.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

17-28 marzo 1931, fine del 1935

(Traduzione di Remo Faccani)

da “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Ottanta poesie”, Einaudi, Torino, 2009

∗∗∗

«За гремучую доблесть грядущих веков»

За гремучую доблесть грядущих веков,
За высокое племя людей, —
Я лишился и чаши на пире отцов,
И веселья, и чести своей.

Мне на плечи кидается век-волкодав,
Но не волк я по крови своей:
Запихай меня лучше, как шапку, в рукав
Жаркой шубы сибирских степей…

Чтоб не видеть ни труса, ни хлипкой грязцы,
Ни кровавых кocтей в колесе;
Чтоб сияли всю ночь голубые песцы
Мне в своей первобытной красе, —

Уведи меня в ночь, где течет Енисей
И сосна до звезды достает,
Потому что не волк я по крови своей
И меня только равный убьет.

Осип Эмильевич Мандельштам

17-28 марта 1931, конец 1935

da “Sobranie socinenij”, a cura di P. Nerler, A. Nikitaev, Ju. Frejdin, S. Vasilenko, Moskva 1993-1994

Pressappoco – Ghiannis Ritsos

Andrew Wyeth, Pennsylvania Landscape, 1942

Andrew Wyeth, Pennsylvania Landscape, 1942

 

Prende in mano oggetti scompagnati – una pietra,
una tegola rotta, due fiammiferi bruciati,
il chiodo arrugginito del muro di fronte,
la foglia entrata dalla finestra, le gocce
che cadono dai vasi annaffiati, quel filo di paglia
che ieri il vento portò sui tuoi capelli, – li prende
e là nel suo cortile costruisce pressappoco un albero.
In questo “pressappoco” sta la poesia. La vedi?

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

Da Testimonianze, seconda serie, 1964-1965

dalla rivista “Poesia”, Anno XXII, Giugno 2009, N. 239, Crocetti Editore

Turbamento – Anna Andreevna Achmatova

Nathan Altman, Portrait of Anna Achmatova, 1914

Nathan Altman, Portrait of Anna Achmatova, 1914

 

1.

La luce incandescente soffocava,
e i suoi sguardi parevano raggi.
Ebbi solo un sussulto:
quest’uomo può domarmi.
Si inchinò… dirà qualcosa…
Il sangue defluí dal viso.
Come pietra tombale,
si pose l’amore sulla mia vita.

2.

Non ami, non vuoi guardare?
Ah, come sei bello, maledetto!
Fin dall’infanzia ho avuto ali,
ma ora non posso spiccare il volo.
Una nebbia mi vela la vista,
vi si confondono cose e volti,
ed è soltanto un tulipano rosso,
il tulipano che porti all’occhiello.

3.

Come vuole semplice cortesia,
mi si fece vicino, mi sorrise,
tra carezzevole e indolente,
mi sfiorò con un bacio la mano,
e mi guardarono le pupille
di misteriose, antiche effigi…
Dieci anni di palpiti e grida,
tutte le mie notti insonni
le riposi in una parola sommessa,
pronunciata invano.
Te ne andasti, e di nuovo
l’anima è vuota e chiara.

Anna Andreevna Achmatova

1913

(Traduzione di Michele Colucci)

da “La corsa del tempo”, Einaudi, Torino, 1992

∗∗∗

СМЯТЕНИЕ

1

Было душно от жгучего света,
А взгляды его—как лучи.
Я только вздрогнула: этот
Может меня приручить.
Наклонился—он что-то скажет…
От лица отхлынула кровь.
Пусть камнем надгробным ляжет
На жизни моей любовь.

2

Не любишь, не хочешь смотреть?
О, как ты красив, проклятый!
И я не могу взлететь,
А с детства была крылатой.
Мне очи застит туман,
Сливаются вещи и лица,
И только красный тюльпан,
Тюльпан у тебя в петлице.

3

Как велит простая учтивость,
Подошел ко мне, улыбнулся,
Полуласково, полулениво
Поцелуем руки коснулся—
И загадочных, древних ликов
На меня поглядели очи…
Десять лет замираний и криков,
Все мои бессонные ночи
Я вложила в тихое слово
И сказала его напрасно.
Отошел ты, и стало снова
На душе и пусто и ясно.

Анна Андреевна Ахматова

1913

da “Бег времени: стихотворения 1909-1965”, Сов. писатель, Ленинградское отд-ние, 1965