Conchiglia – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Beatrice Cignitti, La conchiglia (a Osip Mandel'stam), 2008

Beatrice Cignitti, La conchiglia (a Osip Mandel’stam), 2008

 

Notte, forse di me non hai bisogno;
dalla voragine dell’universo
io – conchiglia senza perle – sono
gettato sulla tua proda, riverso.

Con noncuranza fai schiumare i flutti
e riottosamente vai cantando,
ma la bugia d’una conchiglia inutile
ti sarà oggetto d’amore e di vanto.

Verrai a giacerle accanto sulla sabbia
e a ricoprirla della tua pianeta;
a renderla, verrai, inseparabile
dall’enorme campana degli abissi irrequieti;

e il vano della fragile conchiglia –
nido di un cuore ove nessuno alloggia –
ricolmerai di schiuma che bisbiglia,
ricolmerai di nebbia, vento e pioggia…

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

1911

(Traduzione di Remo Faccani)

da “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Ottanta poesie”, Einaudi, Torino, 2009

Metro: tetrapodia giambica; quartine a rime alterne (AbAb…)
Nelle intenzioni di Mandel´štam doveva essere il testo eponimo della sua prima raccolta di versi, sul cui frontespizio fu poi messo, all’ultimo momento, un altro titolo – Kamen’ [Pietra] – proposto (imposto?), a quanto sembra, da Gumilëv.
I vv. 1-4 contengono reminiscenze dal “canto terzo” (vv. 70-73) del poemetto di Gumilëv Otkrytie Ameriki [La scoperta dell’America, 1910], che sono quasi delle citazioni testuali: «Rakovina ja, no bez žemčužin, | Ja potok, kotoryj byl zapružen: | Spuščennyj, teper´ uže ne nužen» («Sono conchiglia, ma ormai senza perle, | sono torrente che un argine ferma: | cosí svuotato, piú non servo a nulla»).
v. 8: La proposizione «ti sarà oggetto … di vanto» traduce un po’ liberamente il russo «…ty oceniš´…» (v. 7), che suonerebbe, piú alla lettera: ‘sarà apprezzata da te’. Un acuto studioso di Mandel´štam ha visto in oceniš’ un (quasi) anagramma di Nietzsche, in russo Nicše (al segno latino c corrisponde, come già s’è rilevato, un segno dell’alfabeto russo il cui valore fonetico è /ts/); e ha visto in Conchiglia una risposta – un attacco – al capitolo «Sui poeti» di Cosí parlò Zarathustra (Ronen, p. 72; K [«LP», p. 292]). (Remo Faccani)

***

Раковина

Быть может, я тебе не нужен,
Ночь; из пучины мировой,
Как раковина без жемчужин,
Я выброшен на берег твой.

Ты равнодушно волны пенишь
И несговорчиво поешь;
Но ты полюбишь, ты оценишь
Ненужной раковины ложь.

Ты на песок с ней рядом ляжешь,
Оденешь ризою своей,
Ты неразрывно с нею свяжешь
Огромный колокол зыбей;

И хрупкой раковины стены, —
Как нежилого сердца дом, —
Наполнишь шепотами пены,
Туманом, ветром и дождем…

О́сип Эми́льевич Мандельшта́м 

1911

da “Sobranie socinenij”, a cura di P. Nerler, A. Nikitaev, Ju. Frejdin, S. Vasilenko, Moskva, 1993-1994

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