Fruscio d’ali – Paul Celan

 Pierre Jahan (1909-2003 French), Envol Colombe, 1948

Pierre Jahan, Envol Colombe, 1948

 

Ma la colomba indugia ad Avalon.
Cosí sui tuoi fianchi deve annottare un uccello
che per metà è cuore e per metà corazza.
Non gli cale il tuo occhio bagnato.
Invero sa il dolore e lo coglie alle ginestre,
eppure la sua ala non è qui, invisibilmente issata.

Ma la colomba indugia ad Avalon.

Il ramo d’olivo fu rapito da becchi d’aquila
e sfogliato dove si azzurra il tuo giaciglio nella tenda nera.
Ma in cerchio adunai un esercito con scarpe di velluto
e lo feci sciabolare muto per la corona del cielo.
Finché assopendo ti sei piegata sulla pozza di sangue.

Cioè: mentre si battevano accaniti, alzai
l’orcio sopra loro, lasciai cadere tutte le rose
e, allorché alcuni le intrecciarono ai capelli,
chiamai l’uccello a fare opera di consolazione.
Ti dipinge nell’occhio le unghie d’ombra.

Ma vedo giungere la colomba, bianca, da Avalon.

Paul Celan

(Traduzione di Dario Borso)

da “La sabbia delle urne”, Einaudi, Torino, 2016

Flügelrauschen [Fruscio d’ali]    Composta a Czernowitz nel settembre 1944, inserita poi in Celan, Gedichte. Eine Auswahl, Fischer Verlag, Frankfurt am Main 1965. Celan la collegava a Matière de Bretagne in Sprachgitter [Grata di parole, 1959].
v. 1 Avalon. Isola delle fate, sede dei morti nel ciclo di Re Artú.
v. 2 Cfr. Genesi, 32, 25.
v. 4 bagnato. Variante: «feuchtes [umido]».
v. 8 Per il ramo d’olivo cfr. Genesi, 8, 10; per i becchi d’aquila cfr. il Prometeo incatenato di Eschilo e il v. 9 di Um dein Gesicht [Attorno al viso tuo] in Eingedunkelt: «Die Geierschnäbel brechen [I becchi di rapace strappano]».
v. 9 Cfr. Esodo, 26, 14.   (Dario Borso)

∗∗∗

Flügelrauschen

Die Taube aber säumt in Avalun.
So muß ein Vogel über deine Hüften finstern,
der halb ein Herz und halb ein Harnisch ist.
Ihm ist es um dein nasses Auge nicht zu tun.
Zwar kennt er Schmerz und holt ihn bei den Ginstern,
doch seine Schwinge ist nicht hier und unsichtbar gehißt.

Die Taube aber säumt in Avalun.

Der Ölzweig ward geraubt von Adlerschnäbeln
und wo dein Lager blaut im schwarzen Zelt zerpflückt.
Rings aber bot ich auf ein Heer auf Sammetschuhn
und laß es schweigsam um den Kranz des Himmels säbeln.
Bis du dich schlummernd nach der Lache Bluts gebückt.

Das ist: ich hob, als sie gewaltig fochten,
den Scherben über sie, ließ alle Rosen fallen
und rief, als mancher sie ins Haar geflochten,
den Vogel an, ein Werk des Trosts zu tun.
Er malt dir in das Aug die Schattenkrallen.

Ich aber seh die Taube kommen, weiß, aus Avalun.

Paul Celan

da “Der Sand aus den Urnen”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2003

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