Ora azzurra – Gottfried Benn

Hervé Guibert, Isabelle Adjani

Hervé Guibert, Isabelle Adjani

 

I.

Entro nell’ora dell’azzurro cupo –
ecco l’andito, si salda la catena,
nella stanza c’è un rosso su una bocca,
un vaso, rose tarde – tu!

Entrambi lo sappiamo, le parole
che tante volte ad altri abbiamo offerto
sono fra noi un nulla e un fuori luogo:
questo è tutto ed è l’ultima mossa.

Il tacere si è spinto cosí avanti,
riempie la stanza, si mura in un pensiero,
l’ora – nulla sperato né sofferto –
col suo vaso di rose tarde – tu.

II.

La tua testa si sfuoca, si ritrae, s’imbianca,
sulla tua bocca intanto si raduna
tutta la brama, la porpora e il germoglio
dalla corrente che monta dai tuoi avi.

Sei cosí bianca, forse ora ti sfasci
per troppa neve, troppo essere fiore,
rose bianche di morte, lembo a lembo –
coralli solo i labbri, una ferita.

Sei cosí morbida, che porti con te il senso
di una felicità di rischi e naufragi
in un’ora d’azzurro, azzurro cupo
che quand’è andata non sai piú se è stata.

III.

Io ti domando: tu appartieni a un altro,
cosa vieni da me con tarde rose?
Tu dici: i sogni vanno, le ore migrano,
e tutto che cos’è: lui, io, tu?

«Ciò che s’innalza vuole anche finire,
ciò che si prova – chi lo sa per certo?
Si salda la catena, qui le pareti mute,
là lo spazio, alto e azzurro cupo».

Gottfried Benn

Inizio 1950.

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Frammenti e distillazioni”, Einaudi, Torino, 2004

Inviata a Oelze il 19 febbraio 1950 col titolo Une heure bleue. Azzurro o blu è l’unico colore che in Problemi della lirica, la sua pubblica professione di poetica del 1951, Benn dichiari ammissibile in poesia, avendolo lui stesso usato a dismisura. È il colore onirico del «fiore azzurro», dell’infinito dei romantici tedeschi, e nella sua opera giovanile il colore del suo «complesso ligure», del sogno greco o mediterraneo.
Rose tarde perché si tratta dell’amore di un vecchio per una giovane. In una lettera a Oelze del 4 luglio 1950 Benn dice che sua moglie (I. Kaul) gli ha vietato di usare ancora le rose in una poesia. Peccato, obietta lui, «rose» è una cosí bella parola. Peraltro, scriveva a Oelze il 17 febbraio 1949, «la mia attuale moglie non ama molto questo genere di lirica: tutto solo tomba e fine, perché non invento niente di nuovo? Ma le donne non hanno con la morte nessun altro rapporto diretto se non un breve spargimento di lacrime – poi la vita continua; ed è bene cosí, gli si confà, la vedova in lutto che cura le opere del marito morto… ne ho intorno diverse […] e la loro mancanza di misura e di lucidità di giudizio è sempre cosí penosa». (Anna Maria Carpi)

***

Blaue Stunde

I.

Ich trete in die dunkelblaue Stunde –
da ist der Flur, die Kette schließt sich zu
und nun im Raum ein Rot auf einem Munde
und eine Schale später Rosen – du!

Wir wissen beide, jene Worte,
die jeder oft zu anderen sprach und trug,
sind zwischen uns wie nichts und fehl am Orte:
dies ist das Ganze und der letzte Zug.

Das Schweigende ist so weit vorgeschritten
und füllt den Raum und denkt sich selber zu
die Stunde – nichts gehofft und nichts gelitten –
mit ihrer Schale später Rosen – du.

II.

Dein Haupt verfließt, ist weiß und will sich hüten,
indessen sammelt sich auf deinem Mund
die ganze Lust, der Purpur und die Blüten
aus deinem angeströmten Ahnengrund.

Du bist so weiß, man denkt, du wirst zerfallen
vor lauter Schnee, vor lauter Blütenlos,
todweiße Rosen Glied für Glied – Korallen
nur auf den Lippen, schwer und wundengroß.

Du bist so weich, du gibst von etwas Kunde,
von einem Glück aus Sinken und Gefahr
in einer blauen, dunkelblauen Stunde
und wenn sie ging, weiß keiner, ob sie war.

III.

Ich frage dich, du bist doch eines andern,
was trägst du mir die späten Rosen zu?
Du sagst, die Träume gehn, die Stunden wandern,
was ist das alles: er und ich und du?

«Was sich erhebt, das will auch wieder enden,
was sich erlebt – wer weiß denn das genau,
die Kette schließt, man schweigt in diesen Wänden
und dort die Weite, hoch und dunkelblau».

Gottfried Benn

da “Fragmente e Destillationen”, in “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986

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