Mappe nere – Mark Strand

Mark-Strand2

 

Non la platea di pietre
né il vento che applaude
ti faranno capire
che sei arrivato,

non il mare che celebra
solo le partenze,
non le montagne,
né le città morenti.

Niente ti dirà
dove sei.
Ogni attimo è un posto
dove non sei mai stato.

Puoi camminare
e credere che emani
la luce attorno a te.
Ma come farai a saperlo?

Il presente è sempre buio.
Le sue mappe sono nere,
escono dal nulla,
descrivono,

nella loro lenta ascesa
dentro se stesse,
il proprio viaggio,
il proprio vuoto,

la fosca, sobria
necessità del completarlo.
Nel venire in essere
sono come il respiro.

E se pure le si studia
è solo per scoprire,
troppo tardi, che quelli che
ritenevi fatti tuoi

non esistono.
La tua casa non c’è
su nessuna di quelle mappe,
né ci sono gli amici,

che aspettano che ti faccia vivo,
né i tuoi nemici,
che elencano le tue mancanze.
Ci sei solo tu,

e saluti
ciò che sarai,
e l’erba nera
sostiene stelle nere.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni)

da “Più buio”, 1970, in “L’uomo che cammina un passo avanti al buio”, Mondadori, Milano, 2011

∗∗∗

Black maps

Not the attendance of stones,
nor the applauding wind,
shall let you know
you have arrived,

nor the sea that celebrates
only departures,
nor the mountains,
nor the dying cities.

Nothing will tell you
where you are.
Each moment is a place
you’ve never been.

You can walk
believing you cast
a light around you.
But how will you know?

The present is always dark.
Its maps are black,
rising from nothing,
describing,

in their slow ascent
into themselves,
their own voyage,
its emptiness,

the bleak, temperate
necessity of its completion.
As they rise into being
they are like breath.

And if they are studied at all
it is only to find,
too late, what you thought
were concerns of yours

do not exist.
Your house is not marked
on any of them,
nor are your friends,

waiting for you to appear,
nor are your enemies,
listing your faults.
Only you are there,

saying hello
to what you will be,
and the black grass
is holding up the black stars.

Mark Strand

da “Darker: poems”, Atheneum, 1970

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