Incontro – Cesare Pavese

Foto di Mikael Aldo

Foto di Mikael Aldo

 

Queste dure colline che han fatto il mio corpo
e lo scuotono a tanti ricordi, mi han schiuso il prodigio
di costei, che non sa che la vivo e non riesco a comprenderla.

L’ho incontrata, una sera: una macchia piú chiara
sotto le stelle ambigue, nella foschía d’estate.
Era intorno il sentore di queste colline
piú profondo dell’ombra, e d’un tratto suonò
come uscisse da queste colline, una voce piú netta
e aspra insieme, una voce di tempi perduti.

Qualche volta la vedo, e mi vive dinanzi
definita, immutabile, come un ricordo.
Io non ho mai potuto afferrarla: la sua realtà
ogni volta mi sfugge e mi porta lontano.
Se sia bella, non so. Tra le donne è ben giovane:
mi sorprende, a pensarla, un ricordo remoto
dell’infanzia vissuta tra queste colline,
tanto è giovane. È come il mattino. Mi accenna negli occhi
tutti i cieli lontani di quei mattini remoti.
E ha negli occhi un proposito fermo: la luce piú netta
che abbia avuto mai l’alba su queste colline.

L’ho creata dal fondo di tutte le cose
che mi sono piú care, e non riesco a comprenderla.

Cesare Pavese

[8-15 agosto 1932]

da “Le poesie aggiunte”, in “Lavorare stanca”, Einaudi, Torino, 1998

Cesare Pavese, Lavorare stanca, “Collezione di poesia”, Einaudi (Formato Kindle)
E-readers Kindle

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