La morte – Paul Celan

Foto di Christian Coigny

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Per Yvan Goll […]

La morte è un fiore che solo una volta fiorisce.
Ma fiorisce come nient’altro fiorisce.
Fiorisce, appena lo vuole, non fiorisce nel tempo.

Essa viene, una grande falena, che adorna steli cedevoli.
Tu lasciami essere uno stelo, cosí forte, che la rallegri.

Paul Celan

13-2-1950

(Traduzione di Michele Ranchetti)

da “Conseguito silenzio”, Einaudi, Torino, 1998

Scritta dopo una visita di Celan a Yvan Goll (1891-1950), scrittore di lingua francese e tedesca, allora ricoverato nell’ospedale di Neuilly-sur-Seine.

∗∗∗

Der Tod

Für Yvan Goll […]

Der Tod ist eine Blume, die blüht ein einzig Mal.
Doch so er blüht, blüht nichts als er.
Er blüht, sobald er will, er blüht nicht in der Zeit.

Er kommt, ein großer Falter, der schwanke Stengel schmückt.
Du laß mich sein ein Stengel, so stark, daß er ihn freut.

Paul Celan

da “Die Gedichte aus dem Nachlaß”, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1997

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Un commento su “La morte – Paul Celan

  1. Porpora Blu ha detto:

    La morte può forse intendersi come espressione dell’ultimo atto di vita: il morire.
    Il poeta vorrebbe in quel momento farsi trovare più vivo che mai, probabilmente per conoscere e non per subire una fioritura unica e personale: il distacco.
    Questa poesia mostra una certa serenità sull’argomento che per i più rappresenta un tabu.

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