È tanto che non ti scrivo… – Angelo Maria Ripellino

Brett Weston, Washington Square, 1945

Brett Weston, Washington Square, 1945

 

67.

È tanto che non ti scrivo. Non ho tue notizie. Ma sempre
spero che un giorno tu possa tornare
nella città che hai cantato.
Come stupide navi si dissolvono gli anni.
Io recito al Wolker. Sono serena. Il passato
lo tengo lontano, sui margini, come un intruso.
C’è solo un filo di ignobile malinconia,
che trapela talvolta di sotto una porta,
ma io riesco a tagliarlo, fingendomi ottusa
e decrepita come una mummia di Strindberg.
La primavera ha inondato di bionde forsythie
la piccola casa in cui vivo, in cui studio le parti.
Com’è duro parlarsi a distanza,
quando l’armadio del cuore
vorrebbe aprirsi in un fiotto di chiacchiere.
Eppure vedrai, se verrai: dopo secoli
non avremo che dirci, vi sarà solo un attònito,
goffo, appallottolato, bruciante silenzio.

Angelo Maria Ripellino

da “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976

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Un commento su “È tanto che non ti scrivo… – Angelo Maria Ripellino

  1. Porpora Blu ha detto:

    Il termine “appallottolato” in questa poesia, colpisce per l’azzeccata allegoria di certi modi di porsi:
    nonostante si bruci dal di desiderio di aprirsi, si resta fermamente chiusi in un nulla di fatto, in una specie
    di difesa orgogliosa dei pensieri e delle parole che, diversamente, prenderebbero il sopravvento.
    Sono meccanismi abbastanza noti ma ritrovarli in poesia fa un certo effetto.

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