Inno alla Bellezza – Charles Baudelaire

Jacques-Henri Lartigue, Florette, Paris, 1944

Jacques-Henri Lartigue, Florette, Paris, 1944

 

XXI.

Scendi dalle profondità del cielo o sorgi dagli abissi,
Bellezza? Il tuo sguardo infernale e divino
insieme versa atrocità e benefìci. Ed in questo
ti possiamo paragonare al vino.

I tuoi occhi imprigionano il tramonto e l’aurora.
Diffondi profumi come una sera di tempesta.
Sono un filtro i tuoi baci e la tua bocca un’anfora
che fanno vile l’eroe e coraggioso il bambino.

Esci da un baratro buio o discendi dagli astri?
Come un cane ti segue il Destino incantato.
Spargi alla cieca benefìci e delitti,
governi su tutto e non rispondi di nulla.

Tu cammini sui morti e li beffeggi, o Bellezza.
Dei tuoi gioielli l’Orrore non è il meno incantevole
e l’Omicidio, fra i tuoi più cari pendagli,
sul tuo ventre orgoglioso danza amorevole.

L’efèmera abbagliata incontro a te, candela,
brucia crepita e dice: benedetta la fiamma!
Spasima l’amante riverso sull’amata
e ha l’aria del morente che carezza la tomba.

Cosa importa se vieni dal cielo o dall’inferno,
Bellezza, mostro enorme, ingenuo, spaventoso,
se il tuo piede, il tuo occhio, il tuo sorriso mi aprono
la porta d’un infinito amato e sconosciuto?

Di Satana o di Dio ? Angelo o Sirena? Cosa importa,
se riesci a trasformare – fata dagli occhi di velluto,
ritmo luce profumo, mia unica regina –
meno odioso l’universo e meno tristi i momenti?

Charles Baudelaire

(Traduzione di Marcello Comitini)

da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male 1857-1861”, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

I fiori del male 1857-1861, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

***

XXI. Hymne à la Beauté

Viens-tu du ciel profond ou sors-tu de l’abîme,
Ô Beauté? ton regard, infernal et divin,
Verse confusément le bienfait et le crime,
Et l’on peut pour cela te comparer au vin.

Tu contiens dans ton œil le couchant et l’aurore;
Tu répands des parfums comme un soir orageux;
Tes baisers sont un philtre et ta bouche une amphore
Qui font le héros lâche et l’enfant courageux.

Sors-tu du gouffre noir ou descends-tu des astres?
Le Destin charmé suit tes jupons comme un chien;
Tu sèmes au hasard la joie et les désastres,
Et tu gouvernes tout et ne réponds de rien.

Tu marches sur des morts, Beauté, dont tu te moques;
De tes bijoux l’Horreur n’est pas le moins charmant,
Et le Meurtre, parmi tes plus chères breloques,
Sur ton ventre orgueilleux danse amoureusement.

L’éphémère ébloui vole vers toi, chandelle,
Crépite, flambe et dit: Bénissons ce flambeau!
L’amoureux pantelant incliné sur sa belle
A l’air d’un moribond caressant son tombeau.

Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,
Ô Beauté! monstre énorme, effrayant, ingénu!
Si ton œil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu?

De Satan ou de Dieu, qu’importe? Ange ou Sirène,
Qu’importe, si tu rends, – fée aux yeux de velours,
Rythme, parfum, lueur, ô mon unique reine! –
L’univers moins hideux et les instants moins lourds?

Charles Baudelaire

da “Spleen et Idéal”, in “Les Fleurs du mal”, ‎Paris, Poulet-Malassis et de Broise, 1861

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