Maturità – Mario Luzi

Foto di Deborah Turbeville

Foto di Deborah Turbeville

 

 

Che fu dietro quei vetri che straziano il silenzio
e irraggiano nel vuoto lo stupore
d’un viso che non sente più il suo rosa?
Attoniti si perdono gli occhi in banchi d’azzurro
e neppure il tuo pianto si ripete.
Ondeggia il sicomoro stranamente fedele.

Gelo, non più che gelo le tristi epifanie
per le strade stillanti di silenzio
e d’ambra e i riverberi lontani
delle pietre tra i bianchi lampi delle fontane.
Ombra, non più che un’ombra è la mia vita
per le strade che ingombra il mio ricordo impassibile.

Equoree primavere di conche abbandonate
al vento il cui riflesso è solitario
nel fondo col tuo viso scarduffato!
Schiava ai piedi di un’ombra, ombra d’un’ombra
disperdi nel tremore dell’acqua il tuo sorriso.
Una nuvola oscilla e un incerto paradiso.

Non più nostro il deserto che ci avvince e ci separa
nella bocca inarcata dall’oblio,
non più il dominio audace di pallore
delle tue braccia al vento dall’alte balaustrate.
Sguardi deserti, forme senza nome
nella notte pesante pendula sul tuo cuore.

Mario Luzi

da “Avvento notturno”, Vallecchi, Firenze, 1940

Per un bel giorno – Attilio Bertolucci

Claude Monet, Clifftop Walk at Pourville, 1882

Claude Monet, Clifftop Walk at Pourville, 1882

 

Un cielo così puro
un vento così leggero
non so più dove sono
dove ero.

O gaggìa nuda,
bruna violetta
che nel calore fugace
appassisci in fretta.

Giorno che te ne vai
e non sai nulla di me e della violetta
che tanto amo
e del ramo nudo della gaggìa,
giorno, non andar via.

Attilio Bertolucci

da “Lettera da casa” (1951), in “Attilio Bertolucci, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

«Non diremo parole mortali» – José Saramago

Anouk Aimée e Jean-Louis Trintignant, da Un homme et une femme, Claude Lelouch, 1966

Anouk Aimée e Jean-Louis Trintignant, da “Un homme et une femme”, Claude Lelouch, 1966

 

Non diremo parole mortali, suoni
bagnati di saliva masticata,
nel dipanarsi dei denti e della lingua.
Colate tra le labbra, le parole
sono le ombre confuse, agitate
del verticale silenzio che si espande.

José Saramago

(Traduzione di Giulia Lanciani)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXIII, Settembre 2010, N. 252, Crocetti Editore

***

«Não diremos mortais palavras»

Não diremos mortais palavras, sons
Molhados de saliva mastigada
Na dobagem dos dentes e da língua.
Coadas entre os lábios, as palavras
São as sombras confusas, agitadas,
Do vertical silêncio que se expande.

José Saramago

da “Os Poemas Possíveis”, Portugália Ed., 1966

Di notte – Bella Achatovna Achmadulina

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Non posso gridare. Non posso chiamarti.
Nel silenzio tutto è fragile, di vetro.
La testa reclinata sulla leva,
anche il telefono dorme.

Attraversando la città addormentata
voglio arrivare ad un vicolo bianco,
voglio accostarmi alla tua finestra,
in gran silenzio, e teneramente.

Nasconderò nelle mie mani l’eco
del sonoro disgelo delle strade.
Spegnerò le fiammelle dei lampioni
perché non si sveglino i tuoi occhi.

Ordinerò alla primavera
di soffocare le sue voci notturne.
Allora, sei così tu quando dormi?
Le tue mani hanno perso vita…

la stanchezza furtiva si è annidata
nel folto delle rughe, intorno agli occhi.
Domani voglio baciarli a lungo, a lungo
perché non ne resti il ricordo.

Veglierò il tuo sonno fino all’alba,
andrò via col vento fresco del mattino,
dimenticando le mie orme sulla neve
tra le foglie dell’anno passato.

Bella Achatovna Achmadulina

(Traduzione di Serena Vitale)

da “Tenerezza e altri addii”, Guanda, Parma, 1971

«Quanti soli dell’aurora hanno veduto» – Yvan Goll

Foto di Mario Giacomelli

Foto di Mario Giacomelli

 

Quanti soli dell’aurora hanno veduto
Il loro riflesso nel nostro quadruplo occhio!
E la modellatura del giorno era rimessa al nostro arbitrio

Alla pura invenzione dell’amore
La rugiada doveva la sua durata

E dove tifoni si pascevano di fiere della giungla
E gettavano le loro lunghe ali gialle
Attorno a isole oscillanti

Persino là la nostra viva statua d’amore resisteva
Il suo sorriso diletta
Scioglieva gli enigmi piú oscuri

Yvan Goll

(Traduzione di Lia Secci)

da “Erba di sogno”, Einaudi, Torino, 1970

La rugiadosa – Jiří Orten

Foto di Patty Maher

Foto di Patty Maher

 

Il bosco sente, di notte, il tuo fruscio, mia cara,
stormisci nella sua chioma e scorri giú dai suoi rami
con l’umido della rugiada, la tua mano silenziosa
fruga i nidi assonnati, tiepidi come il tuo grembo.

Sei tutta brividi, quando tu intoni ai fiumi
i miei versi, hai paura e un pudore ti arrosa
le spalle esili e i seni accosto ai quali aspetto
che tu me li porga alle labbra, umide di parole.

Tu non sai, non sai forse, ciò che è stato pronunciato,
tu non sai quante volte ho sospirato il tuo nome,
non sai che ti possiedo come il bosco, come l’ombra,

che si allarga ed a te non presente mi avvicina.
Ah mi sveglierò, riapriranno gli occhi i miei sogni,
con nuova gloria risorgerò dalla rovina.

Jiří Orten

31. 5. 1941.

(Traduzione di Giovanni Giudici e Vladimír Mikeš)

da “La cosa chiamata poesia”, Einaudi, Torino, 1969

***

Vlhká

Les slýchá za noci tvé šumění, má drahá,
šumíš mu v korunách a stékáš mu na větve
s předjitřní vláhou ros, tvá tichá ruka sahá
do rozespalých hnízd, teplých jak břicho tvé.

Jsi celá ze chvění, když předříkáváš řekám
mé verše, bojíš se a stud ti růžoví
křehoučká ramena a ňadra, u nichž čekám,
až mi je podáš k rtům, vlhnoucím pod slovy.

Ty nevíš, nevíš snad, co bylo vysloveno,
ty nevíš, kolikrát jsem naříkal tvé jméno,
ty nevíš, že tě mám tak jako les, jak stín,

který se prodloužil a blíží nepřítomnou,
ach, vím, že procitnu, mé sny si oči promnou
a slavně obnoven povstanu ze ssutin.

31. V. 1941.

Jiří Orten

da “Deníky Jiřího Ortena”, Československý spisovatel, Praha, 1958

Persefone – Donatella Bisutti

Herbert List, Cigarette, Londres 1936

Herbert List, Cigarette, Londres 1936

 

Mi conoscevi già.
                                Io sono quella
che già una volta ti ha amato
quella che tu hai rifiutato dicendo
mentre mi stringevi fino a soffocarmi:
in verità io non ti amo
questo non è amore ma un’illusione
che non riguarda la mia vita
dicendo mentre la tua saliva mi addolciva il seno
mentre allattavo la tua bocca al mio seno

Mi conoscevi già.
                                Io ritorno
nella luce azzurra che ti ferisce
gli occhi.
Porti gli occhiali scuri, adesso
mentre io mi tuffo fra le onde verdi
e tu ti tieni lontano dal mare
vestito di un abito di lino blu –

Mi conoscevi già.
                                E subito mi hai
riconosciuto dietro il mio
travestimento

Ti conoscevo già.
Mi hai spogliato con dita esperte
della buccia di morbida peluria, subito segnata
dalla pressione calda del tuo polpastrello
per poi posarmi dopo un morso
accendere una sigaretta, spegnerla nel piatto
fra i residui del cibo
voltarti e allontanarti con il passo
leggero dei fantasmi.

Donatella Bisutti

 da “Rosa alchemica”, Crocetti Editore, 2011